venerdì 24 marzo 2017

Mamme indispensabili. Ovvero: un figlio non esiste senza sua madre?

Siamo nel 2017 eppure incontro ancora moltissime madri che sembrano rimaste al 1950.
Maternità concepita come dedizione totale, sacrificio, abnegazione, sofferenza quasi.

Madri che rinunciano a tutto, anche a un'ora con le amiche, pur di non lasciare i figli con altri, che sia il padre, la nonna o, sia mai, addirittura una baby sitter.

E che, ed è forse la cosa peggiore, di tutto ciò ne fanno quasi un vanto.
"Io non ho mai lasciato i miei figli! Mia suocera si è proposta di tenermeli un paio d'ore per farmi andare a prendere un aperitivo, ma figurarsi! L'unica volta che ho accettato è stata per pulire casa in pace".
(frase sentita personalmente).

Fatemi capire, dobbiamo applaudire?
Mi spiegate esattamente cosa si vince?

Qualche giorno fa sono incappata in un'accesa discussione.
Una mamma infatti raccontava  di conoscere una coppia che aveva "sbolognato" il figlio ai nonni per concedersi un week end a due. Specificava di utilizzare appositamente il termine sbolognare perchè a suo avviso si trattava di questo, che non condivide chi lascia i figli se non per necessità, che farlo per mero svago era assolutamente inconcepibile, e chiedeva alla rete come la pensava sul punto.

Ne è conseguito un numero enorme di commenti che si possono sintetizzare in 4 gruppi:
1. I "beati loro", cioè quei genitori che vorrebbero tantissimo concedersi qualche giorno in coppia, ma non hanno nessuno che possa tenere i bambini
2. Gli "anche noi": quelli che più o meno spesso possono lasciare i figli ai nonni e prendersi qualche giorno (o anche due settimane) per se.
3. I genitori chioccia, cioè quelli che dicono che sì, sarebbe bello, ma proprio non riescono a staccarsi dai figli.
4. Infine i genitori bicicletta. Sì, sapete quelli del "hai voluto la bicicletta, pedala?", ecco.

Nulla quaestio sui primi 3: i primi son sfigati, ed hanno tutta la mia solidarietà, i secondi, a mio modesto avviso,  sono la normalità, i terzi sono diversi da me, certo, ma il mondo è bello perchè è vario.

Quelli che invece proprio non capisco sono gli ultimi.
Quelli che si indignano, quelli che "perchè fare figli se poi si sbolognano".
Quelli che si "vantano" di non aver mai trascorso una notte lontano dai figli e di non aver mai chiesto aiuto, a costo di enormi sacrifici. Una mamma raccontava di aver dovuto fare notti in ospedale per più di un mese ma "non abbiamo chiesto niente a nessuno, anche se i nonni erano disponibili".

Ma, spiegatemi, si vince una medaglia al sacrificio?
Si entra in paradiso senza passare da San Pietro?
Si ottiene una pensione più alta?

giovedì 23 marzo 2017

Vinci una vacanza da favola (ovvero come avere 10 bagni tutti per sé)



Qual è il viaggio più bello che avete fatto? Io fatico a scegliere, un po’ perché effettivamente negli ultimi tempi ne ho fatti tanti, un po’ perché ognuno racchiude in sé qualcosa di speciale, che sia per la compagnia, per il posto, per il momento. A volte pochi km e pochi giorni possono essere speciali perché condivisi con la persona giusta. Ricordo per esempio una bellissima vacanza a Berlino con un’amica, o ancora una a Londra tutta sola. Di certo so qual è la vacanza da sogno che ancora non ho fatto e che mi piacerebbe fare… 

Facciamo un gioco: chiudete gli occhi. Anzi, continuate a leggere e poi chiudete gli occhi, altrimenti il gioco non viene: immaginatevi su un prato verdissimo, sdraiate su una coperta morbida, di quelle un po’ invecchiate, un enorme plaid scozzese, magari. Siete sdraiate e ascoltate i rumori della natura e nel naso avete l’odore dell’erba appena tagliata e dei fiori di fine estate. Gli occhi sono pieni di blu, di un blu che solo certe campagne riescono a regalare. E, a pochi passi da voi, una residenza del quattordicesimo secolo, tutta per voi. 

Tutta per voi e per le persone che amate di più: potrebbe essere la migliore vacanza della vostra vita.

mercoledì 22 marzo 2017

La Tartaruga Rossa, ovvero di come la vita a volte ci stupisca



Una delle cose che ho sicuramente tramandato alle mie figlie è l’amore per gli animali. Lo stesso che mia mamma ha passato a me, e in qualche modo mi piace pensare che l’amore per certi animali che ha Penelope sia semplicemente genetico, e arrivi da suo nonno, che adorava la natura. 

Come sapete vivere a Panama è anche l’occasione per scoprire questa parte di mondo, e ogni volta che scegliamo una nuova meta lo facciamo (ammetto, lo faccio!) pensando anche a questo: quali animali potremo vedere? I due viaggi più incredibili da questo punto di vista sono stati sicuramente il Costa Rica e la Patagonia. Nel primo caso, vi avevo raccontato dei tucani, dei delfini ma soprattutto di lei, la tartaruga baula, l’esemplare più grande al mondo. L’abbiamo vista, mentre depositava le uova, le sue decine di uova, nel silenzio della notte e sotto un cielo così stellato da far piangere. Alla fine di quel rito notturno, a cui le bambine avevano assistito in rigoroso silenzio, con gli occhi brillanti e sognanti, lei aveva ricoperto la sua buchetta ed era ripartita mesta verso il mare, e noi ci eravamo incamminati sulla sabbia, senza parole, per tornare all’hotel. E Priscilla, 4 anni da compiere, aveva rotto il silenzio dicendo: “Mamma, io voglio andare con lei, voglio nuotare con lei ed essere libera”.

martedì 21 marzo 2017

L'età giusta per diventare mamma esiste?

Qual è l'età perfetta per diventare mamma?




Quando ho avuto il mio primo figlio avevo 31 anni e credevo di avere più o meno l'età giusta per avere un bambino.



lunedì 20 marzo 2017

AUTOSTIMA e DSA

I bambini con un disturbo dell'apprendimento, dislessia, disgrafia, discalculia, hanno spesso problemi di autostima.
A volte talmente marcati che diventano il primo campanello di allarme, prima ancora che un genitore si renda conto delle difficoltà scolastiche.

Alessando è sempre stato un bambino sveglio e curioso, e francamente non avevo nessun timore per l'inizio delle elementari.
Infatti ha iniziato con entusiasmo, che è ben presto svanito ai primi compiti a casa.

Il tutto è via via degenerato, fino a sfociare in pianti isterici al momento di fare i compiti o leggere, con tanto di frasi tipo "piuttosto mi uccido! La scuola fa schifo!".

voti erano medi e variabili, a volte era un discreto a volte un distinto, ma c'è una totale omertà delle mamme a questo proposito, e quindi non mi è stato possibile capire per tempo se era nella media o no.
Se chiedevo a lui, diceva di non avere idea dei voti altrui.

A dire il vero ho subito capito che non era una reazione normale, infatti non ho mai insisto, mai fatto scenate, mai costretto a rifare dettati disastrosi. Una sorta di intuito, credo.

Un giorno ha preso un ottimo, e guarda caso ha saputo dirmi i voti di tutta la classe.

Allora ho capito che c'era un grosso problema di autostima "represso" di cui non mi ha mai parlato.

In seconda elementare sono emersi i primi campanelli di allarme nello screening per dislessia, anche se per le maestre era solo svogliato: questo perchè aveva (ed ha) risultati altalenanti che credevano incompatibili con un DSA.

Quando una logopedista privata ci ha fatto la diagnosi di disgrafia, a fine anno, Alessandro è rinato.
E' un altro bambino, molto più sereno.
Ma ancora non basta.
Le maestre mi dicono che ha continuo bisogno di conferme e gratificazioni.
Sembra facile, ma è davvero difficile capire come comportarsi in quasti casi.

venerdì 17 marzo 2017

Seggiolini auto: cosa è cambiato


Dal primo gennaio 2017 la normativa in materia di sicurezza in auto è cambiata e ancora cambierà in estate.

Per il momento, le novità principali sui seggiolini auto riguardano il cosiddetto rialzo.

Personalmente non l'ho mai usato per mio figlio, perché non mi è mai sembrato sicuro, ma ora, anche volessi farlo, probabilmente non potrei per qualche centimetro mancante.

Perché? Cosa è cambiato sui seggiolini auto?


giovedì 16 marzo 2017

Come fare decluttering (e sentirsi meglio)

decluttering guardaroba


Si fa un grande parlare del decluttering, ovvero di quell'operazione che prevede la pulizia drastica di una stanza, dell'armadio, anche della casa intera se necessario: insomma, un riordino totale e globale, dove si elimina il superfluo, si buttano via le cose che non ci servono (o stanno) più, si fa chiarezza negli spazi della casa e si fanno sparire oggetti che stanno lì a prendere posto e a prenderci pure il buonumore. Perché, si sa, quando cerchiamo un vestito e non abbiamo niente da metterci... 

COME FARE DECLUTTERING DEL GUARDAROBA


Partiamo dal pezzo più semplice e da quello che ci aiuterà ad affrontare meglio le giornate. Molte donne, e soprattutto le mamme, vivono con un guardaroba che all'80% non sfruttano o non le soddisfa. Perché? Decine di articoli non utilizzati, jeans troppo stretti o passati di moda, vestitini scoloriti, maglioni informi, mutande bucate. 

Regola numero 1: non ci si affeziona alle cose


È giusto tenere la prima tutina dei figli, ma siamo sicuri che sia necessario tenere i jeans del giorno del diploma, di tre taglie più piccole e comunque decisamente non più di moda? No, non serve a niente. Perché gli oggetti inutili, che non utilizziamo, prendono spazio, occupano spazio non solo nell'armadio o in casa ma anche nella nostra testa. 

Regola numero 2: essere realiste


Nel caso del guardaroba, è semplice. Se avete partorito da tre anni e non siete ancora rientrate in quella gonna, basta, caput, eliminatela. Probabilmente sarà pure passata, quindi non serve tenerla tra quelle che mettete ogni giorno, no? Questo vale per tutti i vestiti che non vi stanno più: se stringono un po' ma vi entrano ci sta che possiate ancora metterli, altrimenti... ciao.

Regola numero 3: siate oneste


Capita di comprare cose che non ci servono ma anche che non ci piacciono. Capita di comprare scarpe scomode, borse brutte, abiti troppo particolari, può succedere. Ormai il danno è fatto e i soldi spesi: togliete di torno quello che non vi piace, o non vi piace più, o regalatelo. Perché quando al mattino dovete vestirvi, non avete voglia di vedere quei pantaloni a zampa e sentirvi in colpa perché non volete metterveli, no? 

Regola numero 4: non serve molto


A tutte noi piace avere un guardaroba super fornito, nemmeno fossimo Carrie Bradshaw. Beh, ve lo dico, non lo siamo. Per di più se la maggior parte di quel contenuto non lo utilizziamo e sta lì ad ammuffire. 

Fare decluttering non significa semplicemente mettere a posto. Significa eliminare dalla propria vita il superfluo, fare ordine negli occhi e nella testa, lasciare andare oggetti a cui siamo stranamente legati perché ci ricordano il passato quando invece dovremmo pensare al presente e al futuro. 

Fare decluttering non significa fare spazio a nuove cose, ma capire che si può vivere con molto meno di quello che abbiamo in casa. Pensateci bene: se ci vestiamo sempre con le stesse cose perché tutte le altre o non ci stanno o non ci piacciono più o non abbiamo occasione... Perché dovremmo averne di nuove? 

Probabilmente è più difficile pensare al decluttering del guardaroba senza immaginarsi già con dei vestiti nuovi e quelle scarpe che puntate da tempo ma no, il senso non è questo. Quello è semplicemente rifarsi il guardaroba, ma è una cosa diversa e in quel caso vecchio e nuovo possono convivere, accavallarsi, perché tanto continuerete a non utilizzare quell'80% che giace inutilizzato da anni. 

Quando si fa decluttering, a volte, si può dare seconda vita alle cose: delle scarpe a cui non avete mai rifatto i tacchi, un paio di pantaloni che non avete mai fatto stringere, un paio di jeans che diventano shorts per il mare e via dicendo. Tutto il resto, può essere infilato in un bel sacco nero e portato alla Chiesa più vicina. Sì, anche quel vestitino premaman che utilizzavate sempre, vostro figlio è lì, davanti a voi, ORA, che ve ne frega del vestito che non rimetterete MAI?

Una volta che inizierete col decluttering non potrete più smettere: cucina (quanta roba inutile!), biancheria, oggetti sparsi per la casa, soprammobili, addirittura mobili! Per non parlare della cameretta, per cui ci sarebbe da aprire (e apriremo!) un capitolo a parte...

Fatevi coraggio, e iniziate a raccogliere quello che non vi serve più: la casa si pulirà meglio, sarà più in ordine e voi vi sentirete meglio. E non andrete all'inferno perché avete buttato quel vaso orrendo della prozia defunta :)

Less is more!

martedì 14 marzo 2017

Come mi immaginavo che fosse, com'è stato realmente

Avete presente quelle vignette che vanno tanto, sulla differenza tra "sperato" e realtà?
Ecco.
La settimana scorsa, mentre in una splendida giornata di sole io ero al lavoro e i miei figli al doposcuola, una mamma, per ringrazarmi di un libro che avevo regalato ad un compagno di Tondino, mi manda una foto dei suoi figli mentre leggono. In riva al lago, spettinati dal vento, felici.

Mi si è stretto lo stomaco a pensare ai miei, chiusi in una stanza.
E allora mi dico: sono una libera professionista, posso gestirmi il tempo, quindi cascasse il mondo domani li porto a leggere in riva al lago, e lavorerò quando fa buio.

Così il giorno dopo, venerdì (altra splendida giornata primaverile), la mattina lavoro da casa.
Una pacchia: vestiti da casa, ciabatte, caffè della moka e non della macchinetta, biscottini. 
La goduria.
Persa nel lavoro mi accorgo all'ultimo che è ora di andare a prendere il grande.
Lui torna da solo, ma il venerdì ha lo zaino pesantissimo e mi aveva pregato di andarlo a prendere, per una volta.
Non avevo tempo di cambiarmi, ma non si può deludere un figlio, no?, quindi parto di corsa con:
- pantaloni della tuta in acetato rosa
- maglia tecnica  giallo fluo
- pile inguardabile a quadri azzurromare e verde
- cappotto arancio, che credevo coprisse il tutto, invece no (perchè non si chiude).
In più ero struccata e spettinata.

lunedì 13 marzo 2017

Mamma, io posso tutto




C'era una volta una bambina che un giorno disse alla sua mamma, concentrata e seria per il peso della valigia che trascinava, "Io posso tutto".

E quel tutto lo ha poi fatto.

Questa bambina era Bebe, Bebe Vio che oggi, a distanza di qualche anno, incarna perfettamente il concetto di sfida: chi più di lei ha saputo sfidare la vita e darle la stoccata decisiva che l'ha incoronata regina?

Bebe ha vinto, ha vinto tutto, ha vinto nello sport, come nella vita, ha vinto come persona, ha vinto su tutto e su tutti. E lo ha fatto con una forza e con un'energia che si respirano fortissimo standole vicino.


Essere mamma richiede super poteri



Essere mamma è il mestiere più difficile del mondo, si dice. Anche quando la mamma lavora pure fuori casa, poco importa. Le mamme lavoratrici full time lo sanno bene, non è tanto riuscire a incastrare tutto, no, è sviluppare tutta una serie di capacità che prima pensavate fossero privilegio di pochi. Di pochi e differenti, non di un'unica persona. 

Una serie di capacità chiamate super poteri

Perché prima di diventare mamme, lavoratrici o no non cambia niente, che ne sapevate voi di come si riconosce un'esantematica, di graduatorie per la materna, dell'importanza della vitamina D e dell'olio di palma?

Diciamocelo: un caz... ehm, niente.

Ed eccovi qui, adesso, con conoscenze che qualsiasi altro essere umano non madre (no, nemmeno padre!) può vantare. 

Siete cuoche che Valerio di MasterChef scansate. Ok, forse cucinare demmerda o magari cucinavate bene anche prima, ma adesso potreste citare a memoria la formula magica del brodo di verdure, con tanto di scadenze delle pozioni: a sei mesi il brodo, a sei mesi e una settimana la carota, e via dicendo. 

venerdì 10 marzo 2017

Il tempo prima e dopo i figli

Ogni mamma ha un desiderio: avere una giornata di 48 ore.




Perché le giornate non bastano mai, 24 ore sono troppo poche per farci stare i figli, la casa, il lavoro magari fuori casa, le attività del figlio numero uno, numero due e magari numero tre, l'estetista, la parrucchiera, l'amica in crisi, quella su di giri, quella depressa, il marito, la commercialista, il capo, la telefonata alla zia... come?

Come si fa?


giovedì 9 marzo 2017

Perchè noi mamme, spesso, ci incasiniamo la vita da sole?

Ho iscritto Mirtillo ad un corso sportivo per la prima volta quando aveva 5 anni.
La cosa folle è che mi sembrava fosse TARDI.
Tardi, capito? A 5 anni!
Perchè gli altri facevano già dai tre anni ogni tipo di corso sportivo e/o musicale e/o di lingue.

Mi fa ancora tenerezza a pensarci, piccolo e timoroso com'era, buttato su una pista da hockey con bambini più grandi di lui.
Ha finito l'anno di corso e, guarda caso, ha deciso di non continuare.
L'anno dopo ha fatto ginnastica artistica,  poi finalmente un anno di pausa e quest'anno karate.

Visto che Mirtillo aveva iniziato a 5 anni, dovevo dare le stesse opportunità al fratello, OVVIO.
Almeno sono stata abbastanza intelligente da convincerlo a fare karate pure lui, due piccioni con una fava.

Poi l'anno scorso, seconda elementare, vuoi non fare musica? Vorrai mica privarlo di questa fantastica opportunità?
Mica poteva essere uno sfigato come la sottoscritta, che desiderava con tutte le sue forze studiare pianoforte ma no "tuo fratello ha mollato chitarra molleresti anche tu"?.

mercoledì 8 marzo 2017

Fenomenologia della donna

Evviva, è l'8 marzo! Festeggiamo tutte! Perché non importa che tipo di donna voi siate, voi siete la linfa, le colonne portanti di questa società, madri adorate e figlie amate, bellezze da venerare e suocere da temere.

Voi siete tutto, insomma.

Nel bene e nel male.

Fenomenologia della donna

L'indipendente:

se un uomo cerca di offrirti un caffè ti offendi a morte, anche se è tuo padre. Sei capace di mandare un uomo a cacare se prova a pagare al ristorante o se ti regala qualcosa. Non vuoi l'aiuto di nessuno nemmeno quando sei malata, hai tre figli a casa per lo sciopero e ti si è intasato il cesso.
Anche in quel caso cerchi di fare da te e senza nemmeno usare l'idraulico liquido... perché mai dovresti? Bastano i tuoi bicipiti e una ventosa. E del pelo sullo stomaco.

Senza speranza.

La piagnona: 

piangi per tutto. Quando tuo marito ti dice che tornerà mezz'ora più tardi del solito, davanti a C'è posta per te, se tuo figlio cade ai giardini e se vedi un uccellino morto. Piangi se scopri un buco di cellulite in più o un rotolino sulla panza che non c'era o una ruga accanto alle labbra che no, ieri proprio non era lì. Se hai figli piangi ogni qual volta vedi un bambino anche solo scaccolarsi. Perché?
Perchéééééé?! Ma non trovate meraviglioso cosa riesce a fare un bambino?! (E cosa riesce ad estrarre da quelle piccole naricine???)

No, non sono gli ormoni. 

La casalinga perfetta:

casa tua, che tu lavori oppure no, sembra uscita da una rivista.
A volte ti senti un pochino come Jack Nicholson in Shining, soprattutto quando il tuo uomo o tuo figlio osano camminare con le scarpe per casa o far cadere una e dico una briciola inavvertitamente.
Ma che importanza ha se nel water ti ci puoi specchiare e riesci persino a vedere lo sguardo da pazza?

Tutti ti chiedono come fai e tu fai spallucce, senza svelare a nessuno che in realtà sei maniaca.

L'importante è l'apparenza. 

La figacciona:

non esci mai se non sei perfetta.
Unghie, capelli, scarpe, borsa all'ultima moda. Per te essere inappuntabile dalla testa ai piedi è questione di vita o di morte, e poco importa se pensano che tu sia una cretina senza cervello, intanto sei figa!

La trasandata:

non conosci la differenza tra l'abbigliamento casalingo e quello da esterno.
Devi uscire a fare la spesa? La tuta, se non il pigiama, la pinza in testa e un sacchetto di plastica al posto della borsa andranno benissimo.
Ti senti veramente figa se non hai macchie su quella specie di maglia informe taglia XL (quando pesi 40 kg se va bene).
Un t-shirt con la scritta "Oratoriadi 2016" ti sembra adatta ad una cena aziendale.

Punto tutto sul cervello, ti dici, e credi che essendo zozza e cadendo a pezzi si noti.

Ehm... no.

La pettegola:

il tuo unico scopo di vita è parlare degli altri e spargere notizie ovunque, neanche fossero coriandoli a Carnevale. Racconti i cazzi di tutti a tutti e pensi che gli altri non lo sappiano e che peraltro a loro interessino quanto a te. 
Ma è più forte di te, non riesci a non utilizzare i padiglioni auricolari come parabola di Sky e se ti concentri prendi la tv svizzera.

Non è proprio carino eh! 

L'amicona: 

Sei un "caraaa", "tesoroooo" e "amoreeee" con chiunque. "Gioia" è il nomignolo con cui chiami tutte, purché respirino e te la cavi senza doverti ricordare il nome delle tue 5934 amiche.
Il tuo cellulare suona di continuo, WhatsApp produce una quantità di notifiche superiore alle segnalazioni che arrivano alla CIA, Marc ti ha chiesto di diventare suo socio in Facebook perché sei la più connessa del Pianeta Terra.

Le tue amiche vengono sempre prima di chiunque altro.

Anche quelle di cui non ti ricordi il nome.

La party girl: 

Entri ed esci da eventi, locali, posti imperdibili, vernissage, mostre, ristoranti e alberghi come fosse il cesso di casa tua.
Sei capace di essere presente a 4 feste in un'ora e cambiarti d'abito per ciascuna di esse. Hai un'agenda fitta di impegni. Lavorativi? No, che? Scherzi? Sono tutti party, inaugurazioni, festeggiamenti. Non puoi mancare, devi esserci.
A costo di non fare altro nella vita o quasi.

Altro? Altro tipo?

La vecchia inside: 

il plaid è il tuo migliore amico. Il divano ha preso le sembianze del tuo fondoschiena, il telecomando è una tua appendice e la tazza di tè la tua compagna di vita.
Uscire la sera? No, sono stanca... e poi... con tutto quello che si sente!
Ristorante? No, poi mi viene una congestione quando esco... e chissà che ci mettono in quei piatti! Meglio una pastina a casa.
Festa? L'ultima l'hai vista nel 1992.

E ancora non ti sei ripresa.

Qualunque donna siate, che ci siate o no qui sopra, auguri!

martedì 7 marzo 2017

Come scegliere se allattare o dare il biberon?

Allattare o non allattare? Oggigiorno sembra diventata una questione di vita o di morte. C'è infatti in ballo la nostra vita di madri, per cui questa decisione sarà fondamentale, così fondamentale che determinerà tutto il nostro avvenire di genitrici, deciderà quanta (im)perfezione c'è in noi, ci renderà buone o cattive. Insomma, bisogna pensarci bene, eh! 

E per pensarci bene che si fa? Ci si informa! E per informarsi? Si ascoltano gli altri! Ed ecco che ci ritroviamo perse tra le due fazioni, le mammucche fino allo sfinimento (del figlio) e le "via dalle mie tette" senza se e senza ma. E ognuna ha le sue, ehm, buone ragioni, diciamo. Bisogna dire che la prima è un po' più insistentella, ma a noi piace la par condicio!
E quindi, prima di decidere se allattare o meno, leggete qui.

5 cose che ti dicono per convincerti ad allattare


Le tette non si rovinano: ma stoca...! Ora, è vero che anche la gravidanza ha il suo peso (è proprio il caso di dirlo), ma su, cos'è che riduce il nostro davanzale a due pere cotte? Gonfia sgonfia gonfia sgonfia gonfia sgonfia. E sì questo lo fa la gravidanza, lo fa la perdita di peso... ma il latte? Lo fa, ogni volta. Poi dipende dalle puppe di partenza eh, ma insomma...

lunedì 6 marzo 2017

Cameretta da bambine: per vere principesse inside!



Se vi dico La Bella e la Bestia, a cosa pensate? Io all'unico cartone Disney che ho visto al cinema, e me lo ricordo bene perché mia mamma aveva portato con noi i miei amici cinesi (ve l'ho raccontato di mia mamma, no?). Era stata una specie di festa.

E poi c'era lei, Belle: bella - appunto - ma senza esagerazioni. Intelligente e un po' svampita, con la testa tra i libri e un amore smisurato per il suo papà
Per me Belle è sempre stata LA principessa, colei che non ha bisogno di titoli per esserlo, colei che pur essendo cresciuta in campagna ha la grazia di una farfalla, colei che non si ferma alle apparenze ma sa amare con tutta se stessa anche quando è difficile. Insomma, principesse si nasce perché lo si è dentro, e se ci credevo da bambina, non posso fare a meno di crederci oggi e di provare a crescere le mie figlie con questa idea, che la nobiltà è dentro il nostro animo, anche se - e sono sempre la prima a dirlo! - il vestito giusto può davvero aiutare nei momenti no! 

Quando eBay ci ha selezionate insieme ad altre blogger, in previsione dell'uscita del film di Bill Condon con Emma Watson e Dan Stevens (16 marzo 2017), ho sentito un tuffo al cuore: il compito era quello di creare una collezione tutta ispirata a La Bella e la Bestia! Il tema era libero, ma ispirato a "La Bella e la Bestia: oggetti da collezione a cui le vere appassionate non possono rinunciare": c'è chi ha scelto gli abiti, chi le feste, io ho optato per la cameretta. Avendo due figlie femmine, perché non far segnare anche loro? 

Valencia con i bambini



Se state pensando ad una città a misura di famiglia in Europa o ad un viaggio con i bambini, penserete con tutta probabilità a Valencia.

E pensate benissimo!

Valencia è una città che offre tantissimo ai bambini e molto anche ai grandi (il che non guasta affatto). Ha un  clima perfetto che permette di sfruttare al massimo tutto ciò che la città offre in termini di storia e di architettura, ma anche di natura, di parchi, di verde e di spiagge.

Non è una metropoli, ma nemmeno è tanto piccola da diventare noiosa e ha un sistema di mezzi pubblici funzionante e capillare, il che non richiede di dotarsi di mezzo proprio per muoversi (un bel risparmio!).




Ha una storia affascinante, un centro storico interessante ed è giovane e vivace al punto giusto.


venerdì 3 marzo 2017

Fenomenologia della mamma al ristorante

Abbiamo parlato tanto di ristoranti ed educazione ultimamente, vogliamo tirare le fila di quanto è emerso?
Ecco a voi, le tipologie di

mamma al ristorante


1. La Me la godo

La Me la godo, giustamente, va al ristorante per rilassarsi e godersi del buon cibo.
Bello, buon per lei.
Male però per chi ha avuto la sventura di decidere di andare proprio quel giorno nello stesso ristorante, magari la prima uscita dopo secoli, dopo aver deciso di investire la tredicesima in baby sitter e cena.
La Me la Godo, infatti, come potete intuire, se la gode così tanto da dimenticarsi dei figli. 
Figli che nel frattempo stanno devastando la sala, hanno appena terminato una gara di lancio della mollica con la catapulta (cucchiaio o forchetta, questione di stile e strategie), hanno fatto cadere una cameriera con un intero vassoio di calici di Bordeaux, hanno rivestito un commensale di carta igienica rubata dal bagno, così manco la pipì in pace puoi fare, perchè ti tocca imprecare quando ti trovi culo all'aria senza carta.

Quando i figli iniziano finalmente a stancarsi, se va bene si mettono a fissarti come se volessero leggerti il pensiero (e speriamo non ci riescano, altrimenti non dormirebbero sonni tranquilli), se va male te li trovi direttamente al tavolo, a cercare una conversazione che non trovano con gli sciagurati genitori.


2. La Sudo Sette Camicie

La poverina è il contrario della Me la Godo.
Lei guarda i figli a vista, li placca, li tallona, non li molla un secondo, terrorizzata che disturbino.
Si alzano per guardare l'acquario e lei è lì, cade un tovagliolo e lei lo afferra al volo, rompono un grissino e lei si scusa con i vicini.
La vedi proprio che è agitata, suda, si guarda attorno spaventata, tanto che inizi a guardarti le spalle anche tu, con una certa inquietudine.
Non serve dire che non tocca cibo, troppo presa a prevenire le malefatte degli angelici figliuoli, che invece stanno colorando pacifici.

Sicuramente i figli non disturbano ma la sua ansia è un pochino contagiosa.

3. La Rinunciataria

La Rinunciataria si è fatta bastare l'unica cena fuori con pargolo in pieni terrible two.
Mai più.
La prossima cena assieme sarà quella del matrimonio del figlio, fino ad allora peccarità.
Se proprio è necessario si pranza al McDonald, ma al ristorante non se ne parla.
In fondo deve essere un piacere, se è solo una sofferenza a che serve?

Quando il figlio quattordicenne, passando davanti ad una trattoria, le chiederà "cos'è mamma?" lei risponderà, "niente tesoro, niente, cose da grandi, vuoi che ti compri delle figurine?".


4. La Rottermaier

Per la Rottermaier l'uscita al ristorante è una materia di studio come un'altra: si va per imparare.
Schiena dritta, gomiti appiccicati al busto, insegna quale forchetta usare, quale bicchiere, piatto, come si spezza il pane senza fare briciole, come ci si rivolge al cameriere, come parlare, tossire, ringraziare.
Il figlio sarà talmente concentrato a riuscire a portare un boccone alla bocca senza staccare quel gomito che non avrà certo tempo di disturbare alcuno.

Bene per i vicini, meno per il poveretto.

Qualcuno dovrà pur insegnargli quanto è divertente fare le formine con la mollica del pane.

5. La Nonnassistita

Quella non manca mai.
Generalmente, preferisce che i nonni stiano a casa con i figli, così lei se la gode davvero.
Se proprio è costretta ad uscire anche con loro, piazza un nonno alla destra dei bambini, uno alla loro sinistra ed è fatta.

Il pargolo non potrà muoversi nè alzare un dito, in senso letterale visto che verrà imboccato fino ai 10 anni.

6. La Previdente

La Previdente per uscire esce, solo che si porta un trolley.
Dentro potete trovare 3 iPad, 2 Nintendo, 10 giochi diversi, 4 album da disegno, 3 album da colorare, 4 astucci, 5 temperini, 8 libri, una TV portatle che non si sa mai.
Porta pure il pigiama, così ad una certa ora cambia il figlio e poi può piazzarlo direttamente dall'auto al lettino.

Quando il giorno dopo gli chiederà se gli è piaciuto il ristorante lui la guarderà interdetto: "ristorante? Perchè, siamo usciti?".


7. La Purista

La purista non vuole distrazioni.
Niente giochini, Ipad, smartphone, niente colori.
Ha quella bella immagine da Mulino Bianco, tutti amabilmente felici a chiacchierare.
Chissà, forse è una tecnica che alla lunga paga, nel mentre è dura, diciamo che qualche camicia la suda, e che spesso rinuncia.
Ma alla fine, ce la fa.

Peccato che a quel punto i figli adolescenti rifiuteranno di uscire a cena con i genitori.

Fatica sprecata.

8. L'Urlatrice

L'Urlatrice odia i bambini maleducati: no, i suoi non saranno MAI come i vandali della detestabile Me la Godo.
Quindi li sgrida, sempre, continuamente, ininterrottamente.
E urlando.
Voi state consumando il vostro consommé quando un
"CarloOOOOOOOOO STAI FERMOOOOOOOOOO" a 10mila decibel ve lo farà sputare tutto sulla tovaglia.

I bambini sono dall'altra parte della sala e lei urla "Veniteeeeeeeee si freddaAAAAAA!!!!!!! Quante volte devo chiamarvi razza di delinquenti?!"
Poche, signora, speriamo poche, pensate, mentre battete la schiena di vostro marito a cui è andato di traverso il boccone dallo spavento.

Se poi c'è un giardino, fatevi il segno della croce.
Perchè mica penserete si alzi vero?
No, urlerà dal suo posto:
"NOOOOOOO Fabioooooo, dallo scivolo al contrario NOOOOOOOO"
"Alice!!!!!!!! C'è ancora la pasta da finire vieniIIIIIIIII!!! E' la quarta volta che ti devo chiamareEEEEE!!!"

No, è la settima, mi creda, non posso dimenticare.


9. La Mai Soli

La Mai Soli ha capito che i bambini più sono, meno rompono.
Quindi prenota sempre per squadroni di genitori, che quando li vedi ti chiedi se sia la pizzata di fine anno a febbraio.
La tecnica funziona se c'è un giardino, altrimenti niente, mi auguro non siate i ristoratori, perchè la vostra carriera è finita, lo sapete, vero?
Tra i danni al locale, i clienti incazzati, le recensioni su Tiadviserò(cheseifottuto), la cameriera in rianimazione... niente, lasciate stare.

Dicono che vadano alla grande gli street food, comunque.

10. La Via di mezzo (o psicopatica)


La Via di mezzo è tutte le categorie precedenti nella stessa mamma.
A volte nell'arco dei mesi, più spesso nella stessa sera:
Parte Rottermaier, poi Suda sette Camicie, si decide a chiedere in prestito l'Ipad della Previdente seduta al tavolo vicino, alla fine decide di goderserla e li lascia devastare il locale.
Ma poi si si sente in colpa e si mette ad urlare.
Alla fine ci rinuncia, si fa impacchettare tutto e se ne va.

Care mamme, in qualunque categoria rientriate, credete ammè, alla prima occasione lasciate i figli a casa, e buon appetito!


giovedì 2 marzo 2017

Noi degli anni 80

È stato duro incassare il colpo quando mia figlia mi ha chiesto, oggi, "ma tu sei nata nel duemila...".

2000 schiaffi!

Mi darei se servissero a rassodare la pelle del viso, ché le creme si sa, funzionano ma fino ad un certo punto.

Mi ritrovo spesso ad usare la mia infanzia per terrorizzare e/o minacciare le mie figlie, come se avessi vissuto nella gabbia di Hansel e Gretel.

Per esempio vogliamo parlare di come io mi vestivo alle elementari? La regola era la tuta felpatina, quella fastidiosa stretta alle caviglie e ai polsi, scolorita e spesso abbinata a... le ballerine coi calzini bianchi con la trina. 
Poi ovviamente io cadevo, e mia mamma rattoppava. Ma mica con una cuciturina discreta, no: con una toppa formato dimensione naturale pastore tedesco, con scritte o disegni che spesso ignoravo. Probabilmente c'era scritto Fuck URSS, mia mamma non parla inglese.

Il costume di carnevale? Era quello di mio fratello, oppure veniva inventato sul momento. Coi vestiti che non stavano più a mio fratello. Una volta ero vestita da punk. E anche la volta dopo. Più quella dopo da punk accaldata, visto che mi stava tutto corto. 

mercoledì 1 marzo 2017

Come addormentare un bambino





Non hai idea di quanti rumori ci siano in casa tua fino a che non partorisci e ti trovi intenta a cercare 
di addormentare un neonato.

Solo in quel momento peraltro capirai di aver figliato con un cretino.

E sempre e solo in quel momento ti accorgerai di quanto sei cretina tu.


Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...