Mamme e moda: la rivincita dei leggings

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Giorni fa ho rilanciato un vecchio post in cui si parlava di mamme e moda, di cosa fare e non fare dopo una certa età. Be’, il post era – volutamente – un po’ esagerato, e mi rallegra scoprire che, dopo aver passato i 35 anni, molte delle cose che dichiaravo “vietate” le faccio. Tipo, appunto, portare i leggings.

Ma voglio tornare sull’argomento perché, in fondo, di una cosa sono fermamente convinta. Anzi, di due: la prima è che ognuna è libera di mettersi il cacchio che le pare, e non venite a farmi discorsi sul buon gusto perché l’ho scritto diecimila volte su Facebook, che il buon gusto dipende da mille fattori e vi inviterei a chiedere cosa pensano le russe o le latine del vostro abbigliamento; la seconda è che, appurata la prima, per sentirsi a proprio agio, soprattutto in condizioni di sicurezza di sé non proprio a livelli altissimi, meglio non seguire pedissequamente le mode ma piuttosto capire cosa ci sta bene. Del tipo: se vanno di moda le calze a rete, ma quando ce le mettiamo sembriamo un salame, meglio lasciare perdere. E attenzione: non perché altrimenti gli altri ridono di noi, ma perché ci stanno male e non ci valorizzano, tutto qui. Se ci garbano da morire e ce ne freghiamo pure del giudizio altrui, allora, avanti con le calze a rete, le paillettes, le ciabatte, le mutande che escono dai pantaloni, i leggings con la maglia corta.

C’è una cosa che però ho imparato in anni e anni di esperienza (di donna, mica chissà che): i dettagli fanno la differenza. Quindi piuttosto che preoccuparvi di essere alla moda, di essere femminili, di essere uguale a tizia, preoccupatevi dei dettagli e sarete sempre al posto giusto.

I dettagli: ovvero come non apparire sciatta nemmeno in tuta

  • I pallini: il mio odio smisurato per i pallini nasce nel lontano 2000 o forse anche prima. Vi prego, vi prego!!! Eliminateli! Potete farlo con la mia migliore amica, ovvero la macchinetta togli pelucchi, oppure con la lametta. Vi assicuro che maglia senza pallini (o cappotto) uguale 100 punti in più e aspetto moooooolto più curato.
  • Le scarpe sporche: pensavo che fosse una roba solo francese ma ho iniziato a notare il fenomeno anche in Italia. Possiamo essere vestite fighe quanto ci pare, alla moda quanto ci pare, magre quanto ci pare, giovanili quanto ci pare, ma con le scarpe sporche siamo delle rozze! Una volta ho visto una blogger fighissima vestita fighissima, poi le guardo le scarpe: aveva le Stan Smith ricoperte di sudicio, praticamente nere. Ciao stile.
  • I capelli sporchi: eh no, dai! Ok, questi bambini non ci lasciano il tempo di lavarci, lo so. È terribile. Ma un cappello! Una fascia (le adoro)! Uno chignon! Adornano e coprono l’unto. #consigliatissimo
  • Le unghie: problema tempo idem come sopra ma lo smalto rosicchiato no. Una passata di solvente e siamo tutti più felici (si può togliere anche quello semi-permanente in casa, fai da te, basta rivestire le unghie con cotone imbevuto di solvente, richiudere con la stagnola e lasciare una decina di minuti o comunque quanto serve, e il gioco è fatto, senza bisogno di grattare).
  • I segni: dei pantaloni, delle gonne… prima di comprare qualcosa dobbiamo fare attenzione: ci segna in vita? Ci fa le lonze tipo trippa alla senese? Via via, evitare. Scegliere (e indossare) la taglia giusta è un dettaglio da non trascurare!
  • Vestiti scoloriti: o meglio effetto scappate di casa. Quante volte ci siamo messe quella vecchia maglietta di Zara che un tempo era nera dicendo “tanto devo andare solo a fare una commissione” e poi abbiamo incontrato la zia, la vicina, l’ex collega gnocco e via dicendo? La roba scolorita fa subito sciatteria, meglio lasciarla per la casa (o anche no).
  • La tuta “alla caccaiola”: io non ho niente contro la tuta. Se il resto dell’aspetto è curato, la tuta è soltanto un abito comodo e sportivo. Solo… evitiamo quelle deformate, mio marito chiama i pantaloni così “alla caccaiola” perché sì, sembra che ci siamo cagate addosso, a prescindere dalla taglia e dal volume del sedere. Il problema spesso lo fanno i tessuti, quindi quando compriamo una tuta (io ho un paio di pantaloni felpati che metto con gli UGG, certo non ci vado in ufficio…) meglio fare attenzione perché non ci ceda (pure sulle ginocchia, brrr).
  • La pinza nei capelli: so che non sono la sola a pensarla così, in tante (e tanti) hanno l’impressione che la pinza faccia subito sciatteria o casalinga disperata. Strano perché in alcuni paesi in cui la femminilità è al top, come quelli dell’Est o dell’America Latina, la pinza si mette pure per uscire eleganti… Eppure oh, diciamocelo, con quella in testa ci manca il mocio in mano e siamo a posto.

Insomma, amiche mie, la regola è semplice: mettetevi la ceppa che vi pare, se gli altri hanno da dire qualcosa, è perché hanno tempo da sprecare. Se sentite che qualcosa del vostro look non va, magari basta dare un’aggiustatina ai dettagli, oppure avete bisogno di seguire meno le mode e più il vostro modo di essere, i vostri gusti, le vostre inclinazioni e la vita che fate. Non sono l’età o i kg a fare la differenza, ma ciò che avete dentro. E qualche dettaglio, ok.

Nel prossimo capitolo: a ciascuno i suoi leggings. O leggins. O legghings. Insomma, i fusò.

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