Consigli per riuscire a comunicare con bambini arrabbiati

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A volte, quando sembra impossibile comunicare, si apre all’improvviso uno spiraglio di luce.

Vi ho già raccontato tante volte delle difficoltà che incontro con il piccolo incazzoso seienne.

Si sveglia incazzato e va a dormire incazzato, e se per caso è di buon umore basta un niente, anche solo una parola che non gli piace, e torna ad essere incazzato.

E quando è incazzato, cioè sempre, la giornata è luuunga e duuuuura.

Una sera, dopo una giornata particolarmente positiva,  dandogli il bacio della buona notte gli dico che è un piacere stare con lui quando è sorridente, che mi mette di buon umore ed è un peccato che succeda di rado, perché è il mio raggio di sole.

Lui risponde che si dimentica di essere felice, e forse se lo scrivo sulla lavagna se lo ricorderà.

Ovviamente lo faccio e, incredibile, pare funzionare.

Poi qualche giorno fa succede che io abbia da scrivere delle mail.

Succede anche che lui voglia giocare con me a memory con le carte Pokemon.

Io gli chiedo 10 minuti e gli dico di preparare il gioco.

I 10 minuti diventano però 40, lui è (giustamente) impaziente, io mi scuso ma non riesco a fare diversamente.

Finalmente finisco, lui mi presenta mezzo pavimento disseminato di carte messe alla rinfusa e ammette che non sono nemmeno tutte “doppioni”. A me cade la mascella e mi lamento dicendo che non si può giocare a memory così, che non ha senso perché sono impossibili da memorizzare, gli chiedo di ridurle e tenere solo le doppie, e di metterle in ordine per poterle ricordare.

Insiste che il gioco è bellissimo così e mi arrendo di malavoglia, ne alzo anche 6 o 7 alla volta, si unisce Ale che fa come me e, mentre lui ci guarda allibito, in 5 minuti abbiamo finto.

Ovviamente si incazza da morire, mi lancia cuscini, mi dice che sono una pessima mamma (in questo caso aveva pure ragione), minaccia di bruciare tutte le carte.

Io  so perfettamente di avere sbagliato, gli ho chiesto 10 minuti e me ne sono serviti 40, era entusiasta per un gioco e l’ho smontato…ma come rimediare? Quanto è così furioso è impossibile parlarci o anche solo avvicinarsi.

Quindi mi torna in mente la lavagna e anche un libro che sto leggendo “Come parlare perchè i bambini ti ascoltino & come ascoltare perchè ti parlino”, passo in rassegna i vari consigli e decido.

Vado verso la scrivania, prendo un foglio, lui mi segue incuriosito ma anche timoroso, credo pensi che voglia buttare tutte le carte. Io mi nascondo e scrivo solo “SCUSA”.

Piego il biglietto e glielo dò.

Non sono molto fiduciiosa,  ma con mia enorme sorpresa lui cambia totalmente espressione, prende il foglio e si nasconde a sua volta.

Torna con il mio “SCUSA” barrato e una freccetta con scritto “sbagliato sbagliatissimo!”  e sotto: “Scusa tu, le carte erano davvero troppe, per me era divertente ma per una mamma forse no, la prossima volta ne uso meno. Grazie che hai giocato lo stesso”.

Ovviamente il mio cuore si è sbriciolato di amore e tenerezza e senso di colpa.

Da allora ci parliamo a biglietti, sembriamo Cyrano e Rossana, e lui, a parte episodi sporadici, è tornato ad essere sorridente e gioioso.

Non funziona sempre, sabato ad esempio non voleva assolutamente andare dai nonni, ho provato a chiedergli perché su un biglietto ma non ha risposto è tornato infastidito dicendo “mi chiedi sempre il perché di tutto, ma io non ne ho voglia e basta!”: la prossima volta scriverei “mi dispiace che non vuoi venire, io però devo proprio andare, come possiamo fare?”

Stamattina invece ha fatto una scenata perché ho aggiunto del cioccolato fondente in scaglie ai cereali: lui non lo voleva, io l’ho messo lo stesso (una briciola) per fargli sentire come migliorava il giusto di cereali scialbi.

Lì per lì mi sono pure innervosita per la sua scena madre e il rifiuto di mangiare e me ne sono andata scocciata (ero pure tentata di far volare i cereali nel lavandino con un gesto plateale), ora penso: ma perché non l’ ho semplicemente ascoltato?

Uno dei problemi principali nel dialogo con i nostri figli, evidenziato anche nel libro, è che spesso non accettiamo i sentimenti dei bambini:

“ti comporti così solo perché sei stanco, ti ho detto di andare a letto prima!”

“Non sono stanco, sono arrabbiato!”

“Non è vero, ti conosco, vedo che sei stanco!”

E via una discussione infinita.

Proviamo invece ad accettare i sentimenti e a dar loro un nome, spesso hanno solo bisogno di essere accolti e capiti.

Il libro fa moltissimi esempi di questo genere.

Una mamma raccontava di come il figlio di 7 anni fosse colto da scatti di rabbia molto forti.

Non funzionava né contenerlo, né tantomeno punirlo o ignorarlo.

Allora, all’ennesima crisi, ha preso un foglio e gli ha detto “disegnami la tua rabbia”.

Il bimbo prima ha riempito 4 fogli di segnacci neri, poi nell’ultimo ha disegnato una faccia sorridente e ha abbracciato la mamma.

Altro esempio, per una situazione che è capitata a quasi tutte noi.

Un bimbo viene portato al museo archeologico che tanto desiderava vedere. Tutto perfetto, fino all’uscita, quando si deve passare dai souvenir.

Scena madre perchè vuole un dinosauro, si butta per terra, scalcia, urla, sguardi imbrazzati dei presenti.

Il papà sta per perdere definitivamente la pazienza e trascinarlo fuori a forza, quando la mamma prende un taccuno e inizia a scrivere.

Il bimbo si incuriosisce e le chiede cosa sta scrivendo.

“sto scrivendo che desidereresti davvero tanto un dinosauro. Abbiamo già speso molto per entrare al muso e ora non possiamo permettercelo, ma almeno lo segno nelle’elenco dei tuoi desideri “.

Allora il bimbo le chiede di aggiungere che vorrebbe anche tanto un fossile, la mamma scrive.

E così fanno una bella lista di “desideri”

Il bimbo è soddisfatto e, da quel giorno in poi, ogni tanto chiede alla mamma di aggiungere una cosa alla lista dei desideri, senza fare scene madri per averla subito.

Altra mamma, bimbo più grande, che torna a casa inferocito  con l’allenatore perche non lo ha fatto giocare per punizione, perché  è arrivato in ritardo all’allenamento:

Invece di un “ha fatto bene, così magari impari ad arrivare in orario, quante volte te l’ho detto?!” la mamma, memore degli incontri di gruppo, ha provato ad essere empatica, si è limitata ad un “capisco che tu ci sia rimasto male, ci tenevi molto a giocare”. Il bimbo prima si è sfogato (sì è stato cattivo, lui non capisce, vorrei picchiarlo ecc ecc) per poi concludere “cercherò di arrivare prima, così gli dimostrerò quello che valgo”.

Il libro insiste molto sull'”accettare” senza giudicare e senza dare colpe. Io confesso di peccare molto in questo.

Ricordo a inizio anno, quando, con mille raccomandazioni, avevo prestato ad Alberto una gomma nera a cui tenevo molto (presa nel negozio di Via del Campo a Genova). La gomma, manco a dirlo, è andata a persa il giorno stesso.

Lui è arrivato arrabbiato dicendo che Tizia gliela aveva rubata, io sono partita in quarta con un “lo sapevo che non dovevo affidartela, dovevo aspettarmelo, la prossima volta me ne guarderò bene” ecc ecc ecc.: ero davvero, davvero arrabbiata e, per quanto fosse “solo” una gomma, ero delusa e l’ho tenuta lunga più del necessario.

Ovviamente non è servito né a me né a lui: lui insisteva a dare la colpa a una compagna io a dire che era colpa sua che se ne frega delle cose altrui.

Qualche giorno fa (quindi a distanza di più di 4 mesi dal fattaccio!) se ne esce dal niente con un:  “sai, penso ancora alla tua gomma nera”

A me non pare vero di avere l’occasione di ‘redimermi’: “sì, immagino quanto ci sarai rimasto male perché Tizia te l’ha presa”

“sì infatti, lei negava, ma io vedevo ancora sul suo banco i pallini neri che ha lasciato cancellando, non hanno tutti gomme nere!”

“davvero? Immagino che rabbia, ad avere le prove senza poter riavere la gomma…”

“quello che mi dispiace di più è che tu ci tenevi tanto, forse dovevo insistere di più con la maestra…”

“ mi fa piacere vedere che ti ricordi ancora, vuol dire che sei davvero dispiaciuto e che hai capito quanto ci tenevo”

“la prossima volta la metterei subito nell’astuccio invece che lasciarla sul banco!”

“sì, quando tieni a qualcosa è meglio stare particolarmente attenti”

“se torniamo a Genova, te la ricompro io!”

E ci siamo abbracciati: finalmente capitolo chiuso e “lieto fine”.

Proverò, d’ora in avanti, a non dare a loro la colpa di tutto, che non vuol dire partire in quarta con “sì quella bambina è davvero terribile, o certo che il tuo amico Caio è insopportabile”, ma semplicemente limitarsi a riconoscere il sentimento e far fare a loro il resto.

Del resto ricordo ancora che rabbia mi faceva quando per mia mamma era SEMPRE colpa mia, anche se raccontavo che un bulletto mi aveva fatto lo sgambetto mentre correvo facendomi cadere e rovinandomi il ginocchio (“figurarsi se tu non gli hai fatto niente prima!”) : perché mai dovrei fare lo stesso?

Ci sono tanti altri consigli da approfondire, ma prima voglio testarli sulle mie cavie 🙂

Non ci sono bacchette magiche, non funzionerà sempre, ci saranno 3 passi avanti e 10 indietro, ma l’importante è provare.

Io, in pochi giorni, vedo una nuova luce nei suoi occhi: forse nota il mio impegno, capisce che ce l’ho davvero a cuore lui e che farò di tutto per farlo stare bene.

E ancora non sa quanto faccia bene a me rivederlo sorridere.

 

 

 

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14 Comments

  • Sai Morna a parte farmi piangere tanto(perché mi commuovo a prescindere per tutto!),mi hai fatto riflettere…connStefano stiamo facendo logopedia e presto inizieremo psicomotricità ed io voglio leggere questo libro ed imparare ad “accettare”ed “ascoltare”,perché voglio sopratutto che loro siano sereni! Grazie Morna di mettere a nudo le tue esperienze,perché per alcune mamme,come me,sono davvero un valido strumento per smussare gli angoli!😘

  • Quanto ho riflettuto… voglio essere una madre che riflette, diversa dell’ esempio che ho avuto in casa. Per mio padre è ancora sempre colpa mia ! Il dialogo infatti… che senso ha in questa sola direzione?!

  • Ho letto quel libro qualche mese fa e mi è piaciuto tanto, ma ancora non potevo metterlo in pratica perché figlio 1 non sapeva ancora leggere/scrivere. Ora che ha imparato, mi hai ricordato quei preziosi consigli. Grazie! Con lui è proprio dura, perché quando si incacchia, tragedie pazzesche, entra come in loop e chiude ogni canale comunicativo “standard”. Proveremo

  • Io credo invece che stiamo crescendo una generazione di figli che non si prendono le proprie responsabilità.
    Sono maestra alle elementari, educatrice e vi assicuro mamme, che un atteggiamento di questo tipo è deleterio.
    Se il figlio arriva tardi all’allenamento e il coach non lo fa giocare IL COACH HA RAGIONE e gli sta insegnando che a ogni azione corrisponde una reazione. E invece la mamma che fa? EMPATIZZA.
    Sapete che significa per un bambino frustrato? Pensare di essere stato giustificato, che alla fine l’allenatore è stato severo. Questo è quello che succede REALMENTE nella testa di un ragazzino. Quello che c’è scritto nel libro capita una volta su 100 e infatti serve a vendere copie, a diventare virale. Ma dal punto di vista psicologico è dannoso.
    Nell’educazione è fondamentale il NO, il mettere dei limiti, dei paletti, essere autorevoli (non autoritari c’è una bella differenza)eppure vedo intorno a me mamme che grazie all’educazione dolce stanno assecondando i figli in tutto.
    Sapete qual è il risultato? (E lo vedo tutti i giorni a scuola?)figli fragilissimi ma apparentemente arroganti, che non chiedono mai scusa, protetti e incapaci di crescere con un equilibrio.
    Se volete un libro utile comprare I NO CHE AIUTANO A CRESCERE.

    • In linea di massima sono d’accordo con te, in concreto però ti assicuro che non passa “oh poverino”, assolutamente, ovviamente sta all’intelligenza del genitore.
      Poi non a caso ho intitolato “bambini arrabbiati” se un bimbo è sereno una cazziata la riceve serenemante, se un bimbo manifsta un grosso disagio sta al genitore capire come uscirne.
      Negli esempi del libro, comunque, i ragazzini non concludevano mai con un “allora è vero l’allenatore è stronzo” ma finivano per ammettere l’errore, da soli.

  • Solo per dirti che il metodo dei bigliettini è veramente efficace! Mia figlia di sei anni quando ha le sue crisi di rabbia si rintana in camera sua ed è solitamente inavvicinabile, con i bigliettini anche in questi momenti sono riuscita a ristabilire un canale di comunicazione con lei, grazie

  • Sono pienamente d’accordo, accogliere il sentimento del bambino ed aiutarlo a comprenderlo e gestirlo è parte fondamentale dell’esucazione che un genitore dovrebbe dare al figlio. Anch’io, nella mia ancora breve esperienza con un quasi treenne diventato da sei mesi fratello maggiore, ho visto migliori risultati in termini di gestione e serenità semplicemente rispettandolo e ascoltandolo di più. In fondo siamo noi l’esempio più importante per i nostri figli e se rispettiamo anche loro, loro impareranno il rispetto.

  • Bambini sempre appoggiati dai genirori e insegnanti che vengono calpestati come se niente fosse… è la moda del momento ! Ora tutti parlano di questo… poi riandranno di moda le maestre mostro !
    Ma invece di colpevolizzare genitori o insegnanti… questi bambini perché non li facciamo esprimere ? Anche scrivere può essere un modo! Ad esempio ancora oggi, a 31 anni, se devo dire qualcosa di difficile da spiegare… o perché magari m’ imbarazza… o perché ho paura di essere interrotta e quindi non esprimermi del tutto… SCRIVO! Un biglietto a mio marito, un messaggio a mio padre…
    Farli esprimere significa anche essere disposti a metterci nei loro panni. Mia figlia è ancora molto piccola… ho una nipote di 11 anni con la quale ho un rapporto speciale. Mi parla del suo vivere la scuola, le amicizie… beh a volte non è facile per l’ adulto dare delle risposte alle loro richieste di certezze. Esempi: “Oggi la prof di inglese mentre mi interrogava non mi ha mai guardata in faccia ed era su Whatsapp tutto il tempo. Mi sono sentita una scema.”
    Che le dici ? Io le ho detto di lasciar perdere… l’ importante è che tu abbia capito l argomento… ma avrei detto: “Sta merda!”
    Oppure l’ insegnante delle elementari che dava dell’ handicappato sia ad un bambino con qualche problema comportamentale che alla ragazzina grassottella della classe. Di fronte a una bambina che ti racconta questo… che fa l ‘adulto ? Lei mi ha detto che si sentiva dispiaciuta per i compagni. Se poi l’ adulto va dall’ insegnante e le dà della merda… secondo me ci può stare! Io ho risposto alla bambina che il suo sentimento di dispiacere per i compagni è già qualcosa che le fa onore e che la rende speciale! Perché poi c’erano anche quelli che ci ridevano sopra… fomentati da insegnanti del genere! Le ho detto : “La poverina è una persona con una vita triste, l’ handicap ce l’ ha lei che è brutta dentro e brutta pure fuori! Lasciala perdere, ha dei limiti come tutti”. Ho empatizzato? Ho creato un mostro ? Non avrei dovuto screditare una figura come quella dell’ insegnante? O dell’ allenatore di turno?
    P.S. Oggi voto Moena! No dai scherzo!

  • Ho iniziato a leggere il libro, solo il primo capitolo e a metterlo in pratica con il mio cinquenne che ultimamente con me aveva crisi di rabbia pazzesche, anche per cavolate. Solo il fatto di non chiedergli continuamente “Perché sei arrabbiato? Ma cosa è successo? Come posso aiutarti?’ con successivi urla mie e castighi alle sue ulteriori reazioni frustrate.. ha portato grande cambiamento! Grazie mille!

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