Come prendere la vita con leggerezza

La vecchiaia porta saggezza, si sa.

E così, anche l’anzianità da genitore porta qualche vantaggio.

La prima è imparare prendersi meno sul serio e soprattutto a prendere la vita con più leggerezza .

Se mi guardo indietro, quante tragedie inutili!

Perchè non mangiavano, perchè erano lenti, perchè non andavano a dormire, perchè si svegliavano presto il week end…

Ma come si fa a prendere la vita con leggerezza?

Abbiamo dei maestri di questo in casa: i nostri figli.

I bambini sanno dare il giusto peso alle cose, fateci caso: spesso siamo noi a ingigantire i problemi, anzi, a crearne dove non esistono.

Cerchiamo di imparare un po’ da loro.

Esempio: avete finalmente prenotato un week end fuori porta e le previsioni danno il diluvio universale.

Noi possiamo farci prendere dal panico e dalla rabbia: “ecco, lo sapevo, un anno che aspetto di partire e ora farà schifo, che sfigata che sono e bl bla.

Un bambino non si pone minimamente il problema meteo: piove? E vabbè, ombrello, impermeabile e via, sotto la pioggia sarà tutto ancora più avventuroso.

Vuoi mettere saltare nelle pozzanghere con gli stivali da pioggia?

La cena sanissima e bilanciata  a cui avete lavorato due ore si è bruciata?

Una bella pizza  da asporto e loro sono felicissimi: inutile rimuginare, capitolo chiuso e ci si gode la serata.

Il buonumore e il senso dell’umorismo sono amici della leggerezza: coltivateli.

Oltre ai bambini, un altro grande maestro è il nostro passato.

Quante cose che ci sembravano insormontabili ci sono capitate?

Eppure siamo ancora qui, e problemi che ci sembravano enormi visti ora ci sembrano sciocchezze.

Un buon esercizio è quello di metterci a ricordare cose che ci sembravano catastrofi e vedere com’è andata realmente: molte, scommetto, si sono rivelate solo “finte” catastrofi, e poi ne usciamo usciti benissimo.

Basta dare il giusto peso alle cose e preoccuparsi solo per quello che davvero merita tutta la nostra attenzione.

Io ho imparato a prendere con leggerezza (che non significa con superficialità) le questioni di lavoro. E’ stata solo l’esperienza: ho avuto mille casini, anche grossi, eppure si sono risolti tutti.

Tempo fa mio marito era quasi esaurito per un problema di lavoro che a me, dall’esterno, con la mia capacità di vedere le cose per come sono, pareva solo una delle tante cose che può capitare e  capitano, ma una cosa del tutto risolvibile.

Lui ci ha perso il sonno e l’appetito per settimane, e a nulla serviva il mio sguardo esterno e i miei tentativi di fargli vedere le cose per com’erano :”vediti tra un anno, non ti ricorderai neanche più di questo episodio!”

A distanza di tempo, non solo quel problema si è risolto, ma è diventato un’opportunità: l’ha capito e forse il suo prossimo inghippo verrà affrontato con più consapevolezza e serenità.

Il mio mantra è il buon vecchio

“se c’è rimedio, perché ti arrabbi? Se non c’è rimedio, perché ti arrabbi?”.

Per questo io non porto mai dentro casa i casini di lavoro: è “solo” lavoro, in qualche modo si risolve.

Bisogna imparare ad essere consapevoli: cosa ci fa stare più male? Cosa ci angoscia di più?

Può essere utile scriversi su un diario o un quaderno le cose che ci hanno “consumato” di più, e poi riprenderlo a distanza di tempo: ne valeva davvero la pena?

E soprattutto: dipende davvero da noi? E ci interessa così tanto?  Se sì, come possiamo rimediare?

Io, ad esempio, sono distratta. Sempre stata, scordo mille  cose, scordo gli appuntamenti dal pediatra, le riunioni a scuola, i compleanni, le  serate informative a cui mi ero iscritta.

Ci stavo malissimo e mi davo della cretina.

Una volta sono andata dalla pediatra con un’ora di ritardo perchè avevo segnato solo il giorno e non l’ora (che credevo di ricordare) : quando lei me l’ha fatto notare sono scoppiata a piangere (sì ok, avevo un figlio di 3 anni e uno di un mese scarso, diamo anche colpa agli ormoni) e lei era mortificatissima.

Poi ho capito che l’ansia che mi veniva a sentirmi così, la vergogna nel giustificarmi ca destra e a sinistra, mi mandava talmente nel pallone  che scordavo  ancora più cose.

Quindi ho fatto un bel respiro e ho cercato di cambiare quello che potevo.

Ho iniziato a segnarmi in agenda gli impegni appena li fissavo, e conservare gli avvisi di scuola appesi al calendario.

A volte mi sfuggono ancora, perché scordo di scrivere…. o  scordo di consultare l’agenda, ma mi autoassolvo: non devo salvare il mondo da un attacco nucleare. Alla peggio, penseranno che sono stordita.

E pazienza, tutti hanno difetti, io sono stordita, prendetemi così.

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. Italo Calvino

 

Altri esempi?

Spesso le mamme ci scrivono sfogandosi dei suoceri: al pranzo hanno detto questo, hanno fatto quell’altro, preferiscono l’altro nipote, cucina sempre le cose che non mi piacciono apposta ecc. ecc.

Quanto fegato consumato inutilmente!

E’ davvero così importante una frase detta magari per ignoranza, o scarso tatto, o superficialità?

Soprattutto, è davvero indispensabile rovinarsi la vita con questi pranzi al vetriolo?

La verità è che NO, non è indispensabile.

Vi rovinano la settimana? E non andateci!

E chissenefrega se si offendono, tanto se vi trattano male, che vi frega?

Basta ridurne la frequenza, o fare andare solo il marito (“sapete, mi sono offerta volontaria alla mensa Caritas per un semestre”) o, alla peggio, almeno  fatevi scivolare tutto addosso.

E vale per quasi tutti i problemi da genitore (ovviamente se non riguarda la salute):

“i nonni che tengono il bambino al pomeriggio non si comportano come chiedo io”: e vabbè, iscrivilo al nido, o paga una baby sitter. Oppure vedi il lato positivo: io pagavo 600 euro al mese di nido, sai quante cose si possono fare con 600 euro? Meno sangue amaro e più week end per tutti.

La cognata “madre perfetta” vi giudica di continuo facendovi sentire delle nullità? Ma scusate, chi è la stronza delle due? Meglio essere imperfette che stronze, siamo tutti d’accordo.

Le giornate passate nel rodimento, nell’ansia e nella rabbia non torneranno indietro: ne vale davvero la pena?

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