Come si realizzano i propri sogni?

Quando studiavo all’università parlavo spesso col mio relatore di tesi. Io avevo mille idee, e lui nessun pelo sulla lingua, tanto che mi disse: “Anna, ma di tutte queste cose che pensa e inizia, ne porta mai una a termine?”

Sembra banale, ma per passare dall’idea al fatto ci vuole molto coraggio, che spesso si nasconde nelle paure e le insicurezze.

Le letture di Minsk

In quel periodo non riuscivo a “prendere e fare”, ma quel professore fu fondamentale per darmi la scossa, e portare a termine il mio primo importante progetto: trovare lavoro e vivere un periodo a Minsk.

Già da anni ero coinvolta in progetti di volontariato per aiutare la popolazione locale, e il mio interesse per la Bielorussia era cresciuto così tanto da volerci andare a vivere un periodo. Ecco che quindi prendendo le redini in mano, trasformai l’idea in azione e 10 giorni dopo la laurea andai a vivere a Minsk.

Trovai lavoro come lettrice per l’università bielorussa ancora prima di partire, con vitto e alloggio pagati. Io, che avevo paura anche della mia ombra, ero riuscita a concepire da zero un’idea, strutturarla e viverla. Non fu facile, ma meno difficile di quel che sembrava all’inizio!

Io (Non) ce la farò

L’avete mai provata quella sensazione di fremere per qualcosa, desiderarlo, sognarlo anche la notte e finalmente averlo (gli amanti non contano!!)?

Ecco. Da lì in poi ho sempre cercato che la mia vita fosse così. Che le mie idee prendessero forma, laddove volevo che fossero reali.

Perché ve lo racconto? Perché so che per molte di noi è così: abbiamo tante idee, tanti sogni, tanti progetti, ma a volte per mancanza di tempo, a volte (più spesso) per mancanza di fiducia nelle nostre capacità mettiamo questi sogni da parte e andiamo avanti, fino al nuovo entusiasmo.

Di idee che riposano nel cassetto ne ho ancora tante, ma ne ho anche tante che sono riuscita a coltivare. Il blog, ad esempio, un nuovo progetto che lanceremo a breve con Chiara (e che non ha a che vedere col blog) e, come sapete, il cucito.

Cucito che per altro, per un attimo ho pensato che potesse diventare una vera attività. Perché no? Sono brava, sono veloce, sono precisa e mi piace tantissimo.

Ho accantonato quell’idea perché forse non sono abbastanza brava, abbastanza veloce, abbastanza precisa. O abbastanza determinata, o forse ho troppe idee in testa, troppo poco tempo per realizzarle tutte e devo anche restare realista. Resta comunque la voglia di mettermi alla macchina da cucire ogni volta che riesco, di provare a sfidarmi e vedere che riesco (non sempre, eh!) a far qualcosa, tutti i messaggi scambiati su FB e su Instagram riguardo a stoffe, tagli, modelli, idee. E il sogno ancora lì.

Resta una bellissima cosa che mi ha portato anche a conoscere la famiglia Janome, una famiglia con cui mi trovo bene perché sono un po’ matti come me, hanno mille idee, credono nelle donne e nel loro potenziale, e prima del guadagno hanno a cuore le persone, e questo si sposa col mio modo di essere.

Immaginatevi la mia faccia quando mi hanno chiesto, un po’ di tempo fa, di fare da docente alla Janome Academy, la due giorni che organizzano periodicamente dedicata a tutte le donne che di cucito un po’ sanno qualcosa, ma di come valorizzarsi sanno proprio e niente. Una faccia che era un misto di gioia, soddisfazione e… “ma siete sicuri?!”

A quanto pare l’esperienza maturata col blog mi legittima come buona conoscitrice di comunicazione digitale, proprio quella che serve ad un brand per farsi conoscere oggi.

Realizziamo i sogni insieme

E quindi niente, se avessi voglia oggi andrei dal mio professore e glielo direi: professor Tarchi, ha visto? Alla fine di mille cose fatte me n’è riuscita qualcuna. E soprattutto spero mi riesca quella a cui tengo di più in questo momento: spronare quelle donne che hanno voglia di partecipare all’Academy ma pensano di non essere all’altezza, perché non sono fatte per i social, perché non sono fatte per vendere (e vendersi), perché “figuriamoci se una mia idea può diventare un lavoro, è solo un hobby”. Tsè.

Belle mie, anche 50sfumaturedimamma era un hobby, era un gioco, eppure è diventato un marchio. Un marchio che, come sapete e non lo nascondiamo, fattura degli stipendi. L’avreste detto?

Nei sogni bisogna crederci.
E bisogna provarci, sempre.
Vi aspetto all’Academy <3

Tags from the story
More from 50sfumaturedimamma

Noi degli anni 80

Share this...FacebookPinterestTwitterLinkedinemailÈ stato duro incassare il colpo quando mia figlia mi ha...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *