L’odio sui social (ovvero se siete insicure, andate dallo psicologo)

L’altro giorno sono capitata su un post in cui si raccontava dell’odio mediatico scatenato da un meme su Cami Hawke, in cui si diceva: ogni volta che vi sentite belle, intelligenti, simpatiche ecc pensate che esiste lei.

Sono capitata diverse volte su Cami, senza assolutamente sapere chi fosse, e ogni volta ho provato quella sensazione lì: sei troppo bella, sei troppo intelligente, sei troppo tutto, maledetta. Ma con affetto. Nel senso che, se avessi dovuto perdere 1 minuto della mia vita per lasciarle un commento, sarebbe stato un commento del tipo: che figa che sei, in tutti i sensi.

Invece vi invito a guardare il video che ha pubblicato per commentare proprio gli insulti ricevuti. La maggior parte da donne.

Da donne che, invece di guardarsi dentro – ancor prima che allo specchio – sputano odio dietro una tastiera, per ferire, per offendere, per il semplice gusto di.

A voi, a voi che dite “quando ci si espone si devono accettare le critiche”, dico solo una cosa: MA VAFFANCULO. Ve lo dico col cuore, perché insultare una persona che non vi ha chiesto niente (in questo caso specifico, poi, nemmeno era lei l’autrice del meme…) è da persone problematiche, non da opinion leader. Scrivere a una che è brutta (quante volte ho ricevuto messaggi privati così… ma il senso? Cosa aggiunge alla mia vita? Perché un complimento aggiunge gioia, suppongo, conforto, io faccio complimenti col cuore perdendo quel minuto del mio tempo proprio perché penso di regalare buonumore a qualcuno, ma l’offesa? La critica gratuita?) che senso ha? Sentite proprio il dovere di dirlo esattamente per… per farglielo sapere? Così si fa una plastica?

“DICO QUELLO CHE PENSO”: NO, SIETE SOLO STRONZE

Questa cosa del “dico quello che penso” vi sta sfuggendo di mano perché voi lo dite dietro una tastiera, probabilmente a scuola eravate quelle che ascoltavano i segreti altrui e poi li andavano a raccontare, aggiungendo dettagli mai esistiti, solo per il gusto di ferire.

Ma qual è il vostro problema? Se sotto ad un post in cui si parla di non sentirsi in colpa a lasciare i figli per uscire una, due, tre sere, augurate a chi l’ha scritto di finire in ospizio ricoperta di merda?

Perché un grosso problema ce l’avete: è frustrazione, è invidia, è insicurezza, ma davvero dovete ricoprire di insulti le altre donne per sentirvi migliori? Non l’avete ancora capito che sputare merda sulle altre non renderà voi migliori? Che se siete mediocri tali resterete?

Frasi che ho sentito: per forza sua figlia fa capricci, lei lavora e non c’è mai.

Ho sentito altre dire: a me non interessano i vestiti e le borse, io preferisco stare a casa coi miei figli che avere cose.

Ho sentito altre dire: sì va beh ha un bel fisico, ma di faccia è proprio un cesso.

Ho letto cose, su questo blog, su altri, rivolte SEMPRE E SOLO ALLE DONNE DA DONNE, da far accapponare la pelle. Come dice Cami nel suo video, se chi riceve gli insulti è abbastanza sicuro di sé (quando in direct mi scrivono che sono brutta onestamente… sticazzi, rifletto solo sul perché sentano il bisogno di dirmelo) bon, un po’ scoccia, ma finisce lì.

Ma quando vedo la foto della tipa ex 100 kg scesa a 80 che cerca di motivare se stessa e le altre e leggo commenti tipo sei cessa io boh, mi sento morire.

Mi sento morire per questa società di intolleranti, di maleducati, di infelici, di insicuri, di frustrati, che sentono il bisogno di andare sempre a criticare, a sparlare, a sputare sentenze e veleno.

Andate a leggere i commenti ai post sul lavoro. C’è chi si limita a dire “non credo che una mamma debba lavorare” e va beh, è un’opinione, per me contestabile ma è quello che cerchiamo: DIALOGO.

Poi c’è quella che dice una mamma che lavora se ne sbatte dei propri figli, preferisce la carriera alla famiglia, è attaccata ai soldi, eccetera. Addirittura, puntano il dito direttamente, dicendo SEI UNA MADRE DI MERDA.

A volte siamo in dubbio sul pubblicare o meno un commento sul blog proprio per questo: dove finisce il diritto di parola e dove inizia il dovere alla decenza? Ma non vi vergognate quando scrivete certe cose? E soprattutto: avreste il coraggio di dirle in faccia, o fareste come ai bei tempi in cui si sussurravano all’orecchio?

Smettetela pure con la storia del “io dico quello che penso”, perché dovete sapere che a nessuno interessa quello che pensate voi, o che penso io. Fino a prova contraria, se commentate qualcuno che “si espone”, siete VOI che seguite LEI, non l’opposto. Siete voi che vi nutrite della loro vita, e se vi fanno cagare, potete cambiare canale.

Io ve lo dico col cuore: l’ho capito a 12 anni che parlare male di un’altra donna non mi avrebbe reso né più bella, né più intelligente, né più simpatica, ma solo più piccola e insignificante.

Volete davvero restare piccole e insignificanti? O sarà mica arrivato il momento di crescere e fare i conti con le proprie insicurezze senza spalare merda sulle altre?

Per tutto il resto, vi consiglio la terapia. Funziona.

PS E comunque io Cami Hawke ti odio, perché la prima volta che ti ho visto ho pensato che dovevi essere finta, per essere così bella e così brillante. Perché potrei guardare i tuoi occhi per ore senza annoiarmi, potrei contare tutte le tue lentiggini senza interrompermi per poi ricominciare da capo, pettinarti quei lunghi capelli rossi e guardare la tua bocca perfetta (poi qualcuno mi spiegherà ‘sta cosa dei denti che ora ho un nuovo complesso) parlare per ore senza mai staccare lo sguardo. Ti odio. Sei pure intelligente, e che cazzo.

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1 Comment

  • Bellissimo post. Una volta ho fatto il complimento a una mia compagna di corso perché aveva fatto un intervento brillante e lei per tutta risposta mi ha detto: “Ma mi stai prendendo per il culo?” E aveva pure la faccia schifata.

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