Il Rag. Fantozzi e le cellule staminali cordonali

Credits by Famicord.it

Quando aspettavo il mio primo bambino, 8 anni fa, mi ero interessata alla conservazione e alla donazione del cordone ombelicale, come tante mamme attratte ed incuriosite da questa che, all’epoca, era quasi una novità.

Sognavo un parto naturale con luci soffuse e musichette new age e tante rose e fiori e poesia…

e poi, sbam!, sono finita sotto i ferri per un cesareo programmato.

Dal momento in cui ho saputo che avrei dovuto partorire con un cesareo ho abbandonato le pratiche relative alle staminali cordonali all’urlo di “machissenefrega, Pina!, l’importante è che vada tutto bene!”.

E ora ci risiamo.

Sono passati 7 anni dal mio primo parto e ora sono al settimo mese della mia seconda gravidanza.

Credo ancora che l’idea di donare o di conservare le staminali cordonali sia ottima e, quindi, ho ricominciato da dove avevo lasciato qualche anno fa: e rieccomi di nuovo alle prese con la trafila.

Questa volta so già che sarà un cesareo, parto avvantaggiata: ho quindi già chiesto e sono stata rassicurata sul fatto che ora sia possibile procedere comunque:

la donazione e la conservazione del cordone non sono incompatibili col parto non naturale.

Che meraviglia la scienza!

Tu sei lì che cambi pannolini, svezzi, insegni a parlare e a camminare prima e a scrivere e a leggere, poi, e lei…procede, imperterrita, sulla via, come un panzer…come una mamma, sostanzialmente, che non si ferma mai.

Ed eccomi a ricominciare a raccogliere informazioni.

Facile?

No.

E’ stato tipo rivedere per la 57ma volta “la corazzata Potemkin” senza poter esclamare che è una cagata pazzesca, perché questo lavoro di recupero informazioni no, non è affatto una cagata, ma sì, è pesante.

Innanzitutto va deciso se donare in una banca pubblica le cellule staminali del cordone ombelicale che ci unisce al nostro bambino a beneficio di tutti o se conservarle invece in una banca privata, a beneficio esclusivamente nostro, della nostra famiglia e del nostro bambino.

Nel primo caso sostanzialmente  si doneranno alla scienza, cosa che, solo a dirla fa, già sentire delle gran fighe.
Nel secondo, resteranno lì per noi e per il nostro bambino, sino a quando lo vorremo e sperando non debbano mai servire.

Io non ho ancora deciso cosa fare, dunque stavo cercando una società che consentisse entrambe le soluzioni e l’ho trovata in Famicord.

A quel punto mi sono informata sulla procedura, che in Italia, come sempre, è…ehm…tipo il percorso di Fantozzi ogni mattina per arrivare a timbrare il cartellino in tempo.

Ricordate?

“Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi, sedici anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51…

vale a dire al limite delle possibilità umane!”.

Ecco…più o meno.

Eccovi una sintesi, che possa esservi da guida nel caso vogliate intraprendere questo percorso:

1) nel mare dei millemila operatori,

scegliere la vostra Signorina Silvani, ovvero a chi affidarsi.

Non siate timidi, non arrotolatevi la lingua, ma prendete contatto: non è mai troppo presto per approfondire e, se convinti, presentare richiesta.

A questo punto, sarà la società a cui vi siete rivolti ad inviarvi tutta la documentazione da firmare e da rimandare;

2) farsi prescrivere dal medico curante gli esami che vengono richiesti dalla società a cui ci si è affidati; farli e trasmetterne gli esiti;

3) recarsi nell’ospedale dove si partorirà per compilare il compilabile (allenate il braccio con pesi da  2kg almeno nei precedenti 2 mesi…)  e consegnare le certificazioni richieste dalla struttura (coraggio! ce la farete!);

4) andare in ospedale per partorire (un dettaglio…), portandosi dietro la valigia per voi, l’occorrente per il bambino, magari anche il padre del bambino e, ultimo ma non ultimo, il kit trasmesso dalla società con cui avete preso accordi.

Nel delirio generale, prima che le contrazioni vi facciano sfanculare chi vi rivolge la parola e prendere a pugni chiunque abbia un pisello, perché è solo colpa sua se siete ridotte così, chiamare il numero che vi daranno per avvertire.

Dopo di che, partorire effettivamente, in tutto questo è il minimo, e chiamare per il ritiro.

Bene.

Complicato?

Tipo avere la sedia in pelle umana del megadirettore generale, sì.

Ma ne vale la pena.

Il 95% dei cordoni in Italia viene buttato nei rifiuti speciali, come fosse monnezza. Peccato non lo sia, perché il cordone ombelicale “è un organo potenzialmente utilizzabile in un trapianto”.

Lo stesso Parlamento Europeo in una Risoluzione recente ha riconosciuto l’importanza della conservazione e della donazione delle cellule cordonali, invitando gli Stati membri (quindi anche il nostro) a cooperare per evitare questo spreco.

Il momento migliore per prelevare cellule staminali da un individuo è proprio quello della nascita di un bambino, senza che ci sia necessità di interventi invasivi, e senza che si possano porre questioni di ordine etico.

Eh, ma costa.

Sì, ma quanti soldi buttiamo in fesserie, Pina?
Ecco, questa, non lo è.

Almeno, pensiamoci.

Post in collaborazione con Famicord

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