Depressione post partum: è normale essere triste dopo il parto? Quando è depressione?

depressione mamma

La depressione post partum è un tema delicato, uno dei più grossi tabù legati alla maternità, un tema scomodo e di cui si parla sempre troppo poco.

Le malattie mentali sono guardate in modo differente dalle malattie del corpo, come se la persona che ne soffre avesse qualche colpa o se le inventasse o potesse fare qualcosa per uscirne e non volesse farlo.

E invece no, sono malattie, esattamente come quelle fisiche e la depressione è una malattia, la depressione post partum è una malattia e può colpire chiunque.

Dopo il parto il crollo ormonale fa sì che la neo mamma si senta giù di morale, succede quasi a tutte, è un momento delicato, ma passeggero e gestibile quasi per tutte. Generalmente il crollo arriva subito e si risolve generalmente in pochi giorni, circa una settimana; in una certa percentuale di casi può arrivare invece il cosiddetto baby blues colpisce la neomamma dopo qualche settimana dal parto e comunque passare naturalmente in poco tempo.

Cos’è la depressione post partum?

La depressione post partum è una malattia vera e propria.

Nessuno ne ha colpa, semplicemente capita!

In realtà è molto più diffusa di quel che si crede, sembra che almeno un 15% delle neomamme ci abbia in qualche modo a che fare.

Se sono triste dopo il parto ho la depressione post partum?

No, no e poi no.

E’ del tutto normale essere tristi.

La società e le persone intorno a una mamma che ha appena partorito si aspettano da lei gioia infinita e profonda e un sorriso che le viene da dentro. Questo crea già nella neomamma una sensazione di inadeguatezza al ruolo:

ha paura, non ha le forze, è spaventata, non sa se ce la farà, si chiede se ha sbagliato tutto e non solo la cosa la rende triste, ma la fa sentire profondamente in colpa perché socialmente la nascita è un momento di gioia che non ammette ombre.

Eh no, le ombre ci sono e sono del tutto normali!

Le sensazioni di inadeguatezza e di paura sono comuni, sono quasi di tutte.

Solo che sta male dirlo.

Sono le aspettative ad essere sbagliate, non è la mamma ad esserlo!

Come si distingue la depressione post partum dalla tristezza?

Tristezza, irritabilità, difficoltà a interagire e a concentrarsi, disturbi legati al sonno e all’appetito (dormire e mangiare troppo o troppo poco) sono campanelli d’allarme.

Pensare alla morte e sentire la necessità di pensarci e di parlarne è un serio campanello di allarme, così come lo è il desiderio o la percezione del desiderio di fare del male al bambino o a sé o a entrambi.

Se questi sintomi si protraggono oltre le 2 settimane è bene cominciare a prestare attenzione davvero.

Meglio un’attenzione in più che una in meno.

E’ normale che una neo mamma dorma poco, ma non è normale che non dorma quasi nulla se invece il bambino di notte riposa; non è normale che abbia sempre e solo voglia di dormire al di là della stanchezza fisica fisiologicamente presente e che preferisca dormire senza mostrare alcun interesse per il bambino e per le sue cure; se la mamma non è solo triste, ma profondamente triste, se sente un dolore che non riesce a gestire e a capire, probabilmente non è solo baby blues.

Non è facile da capire, il confine è labile, ma stare vicino a una neomamma in difficoltà è il primo e indispensabile passo da compiere per comprendere.

Spesso chi soffre di depressione post partum tende a controllare ossessivamente un solo aspetto che riguarda il figlio: che mangi o che sia coperto o che sia pulito, ad esempio, dimenticandosi completamente del resto (se controlla che mangi di continuo non cambierà il pannolino per ore; se cambia il pannolino al bambino di continuo, magari non lo nutrirà, e così via).

A chi rivolgersi in caso di depressione post partum?

Per un primo parere o una chiacchierata andrà benissimo un consultorio, pubblico o privato (moltissimi sono i consultori privati convenzionati, realtà poco conosciuta e sottovalutata), il proprio medico di base o direttamente uno specialista: sapranno valutare se sarà necessario un altro professionista (come lo psicologo o lo psichiatra).

Potrà essere sufficiente parlarne con uno specialista che, a seconda del tipo di professione e abilitazione, curerà con una terapia solo psicologica individuale o in forma di terapia di gruppo o invece somministrerà, se occorrerà, una terapia farmacologica.

Se occorre prendere farmaci, è importante farlo:

non siete matte, siete malate e la malattia va curata.

Passerà se la curate, proprio come fosse un’influenza, non c’è alcuna differenza!

Esistono fattori di rischio?

Sì, sono diversi, ma non dimenticate che può capitare a chiunque.

Quali sono i fattori di rischio?

Precedenti depressioni (in gravidanza e non), baby blues non trascurabile, familiarità, disfunzioni tiroidee, spm e tutto ciò che può essere forte stress e trauma, oltre all’assenza di supporto.

Quando colpisce la depressione post partum?

Generalmente nei primi sei mesi di vita del bambino, ma può succedere in percentuale minore fino all’anno di età del bambino circa. Alcuni studi allungano il periodo ai 2 anni di età del piccolo.

 

 

Se sei una mamma e sei arrivata qui perché ti sei chiesta se soffri di depressione post partum sappi che ce lo siamo chieste in molte, è tutto normale.

Parla dei tuoi dubbi al tuo compagno, a un’amica, alla tua mamma, al tuo medico: può non essere nulla, ma è bene parlarne e soprattutto avere intorno a te persone informate e che possano intervenire se tu dovessi non essere in grado di farlo.

Non sei sola, anche se ti senti sola.

Se non hai nessuno davvero con cui parlare chiama un consultorio o uno psicologo: non rimandare!

 

 

 

 

 

 

 

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4 Comments

  • attenzione che c’è un errore grave nel paragrfo dedicato agli psicologi: gli psicologi con sola abilitazione NON POSSONO ASSOLTAMENTE FARE TERAPIE PSICOLOGICHE!!! lo dice la legge e NON HANNO LE COMPETENZE,E. solo gli psicologi o i medici che abbiano fatto il corso di 4 anni, superandolo, abilitante alla PSICOTERAPIA possono fare terapie psicologiche!! inoltre uno psicologo, anche se psicoterapeuta, non può assolutamente dire al paziente di farsi prescrivere psicofarmaci dal medico di base perchè NON HA LE COMPETENZE MEDICHE. solo un MEDICO PSICOTERAPEUTA o uno PSICHIATRA possono fare prescrizioni perchè sanno leggere la chimica e le interazioni dei vari farmaci: il prozac ad esempio non va bene per tutti anche se è il più diffuso antidepressivo! se andate da uno psicologo che vi dice di farvi fare una prescrizione, fuggite a gambe levate perchè è un incompetente arrogante che opera illegalmente.
    per favore cambiate il paragrafo perchè purtroppo troppa gente non lo sa e si affida a semplici psicologi che saranno anche bravissimi ma non sono assolutamente in grado di fare terapie o analisi! esistono gli elenchi pubblici delle PAGINE BLU DEGLI PSICOLOGI E PSICOTERAPEUTI dove si può verificare che professionista abilitato si ha vicino.

    • Francesca io non vedo nessun errore: c’è scritto chiaramente che a seconda dello specialista e del problema ci sarà una determinata terapia o un’altra.
      In nessun punto è scritto che lo psicologo dà farmaci, lo so che non può, né ho scritto da nessuna parte che lo psicologo chiamerà il medico di base per far prescrivere farmaci.
      Ho semplicemente scritto che in caso di bisogno ci si deve rivolgere a un consultorio, a uno psicologo o a un medico di base. Valuteranno loro il da farsi e se sarà necessario uno psichiatra e una terapia e che tipo di terapia. Spesso è peraltro già il pediatra che si accorge di un problema in quanto medico: non significa mica che curerà la depressione, ma che indicherà alla donna o alla famiglia da chi andare.

      • Purtroppo su 100 psicologi con sola abilitazione e quindi non psicoterapeuta, solo 2 forse avranno l’umiltà di indirizzare verso chi ha le competenze. Per questo secondo me è importante sottolineare che ci si deve rivolgere a psicoterapeuti, che siano psicologi o medici non ha importanza, ma devono essere psicoterapeuta.

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