Fenomenologia della mamma: la Mamma Grinch

Non tutti amano le feste, si sa.

Di solito si tratta di cuori infranti, di neo single o semplicemente di chi ha 12 zii e 35 cugini.

Ma a volte, ebbene sì, si tratta addirittura di mamme.

Sacrilegio e blasfemia, eppure ci sono mamme che non amano il Natale, e di solito fingono che non esista finché ci son proprio dentro con tutte le scarpe.

La mamma Grinch è quella che detesta addobbare la casa e rimanda all’infinito nella speranza che i figli smettano di chiederle l’albero di Natale.

Questi cominciano a insistere appena vedono le prime luminarie sui centri commerciali, quindi ad ottobre, e lei risoluta “ma no, l’Albero si fa l’otto dicembre, si sa!”

L’8 dicembre però c’è la camminata in montagna, il 9 il meritato riposo, il 10 i compiti.

Alla fine i poveri figli sembrano dimenticarsene, ma ecco i temibili sensi di colpa. Così si riduce a farlo il 24 per liberarsi la coscienza, ma convincendoli che sul poggiolo è molto meglio: “ in fondo quando fate il gioco di contare gli alberi di Natale vedete solo quelli fuori, giusto? E ok, il nostro non ha le luci perché ho scordato di comprarle ma lo vedranno di giorno, no? E comune in casa quell’obbrobrio non lo voglio quindi non si discute”.

Anche perché la mamma Grinch l’albero lo lascia fare ai figli, così si divertono. E quella cosa informe, con palline di tutti colori, festoni rossi, oro, lilla e argento, insieme al blu, all’arancio e al bianco, a qualche disegno e lavoretto di cartone appeso qui e là…  meno si vede meglio è, diciamocelo.

Se è come me, il 27 di dicembre manderà i figli a raccogliere in terrazzo quello che è rimasto in piedi, dopo che la bufera di neve ha devastato anche quel poco di buono che era rimasto. E addio Albero, non ci mancherai.

La mamma Grinch ordina i regali su Amazon il 22 dicembre, confidando nella consegna in 24 ore, e si trova la vigilia di Natale nei centri commerciali, chiaramente di ottimo umore, a rimediare  giochi mai arrivati.

Non ha tempo nè voglia di montare regali, è distrutta dalle corse in mezzo a tutti gli altri 3 milioni di persone che si sono ridotte al 24 come lei, maledicendosi la mattina di Natale quando i poveri figli trovano davanti all’albero pezzi non meglio identificati, che solo dopo 3 ore di assemblaggio si trasformano in una casa per le bambole, una cucina o un robottino (senza pile).

Quando i figli, dopo 3 ore a guardare perplessi i genitori affannarsi nel montaggio, corrono a vedere se Babbo Natale ha bevuto il latte e mangiato i biscotti le viene una sincope: sta per placcarli con uno sgambetto, per fingere un colpo apoplettico, per farla finita urlando “Babbo Natale non esisteeeeeeeeeee” ma è troppo tardi, sono già fuori: per fortuna il marito ha attacchi di fame ad orari improbabili e il problema è stato risolto nottetempo.

Odia i pranzi dai parenti, odia vestirsi bene quando vorrebbe solo stare in pigiama davanti a un film pulp, odia gli sprechi e i regali inutili.

Infatti non ne fa.

Salvo sentirsi una merdaccia quando è ora di partire per il pranzo con i 45 parenti + i 34  che vengono per il caffè e la tombolata pomeridiana, e inizia a saccheggiare casa alla ricerca di qualcosa di riciclabile,  finendo l’opera dai cinesi sotto casa.

Si lamenta immancabilmente dei regali orridi che le sono stati rifilati, senza pensare che è il quarto anno che regala presine alla suocera, candele cinesi alla cognata e bagnoschiuma da motel al fratello.

Quando finalmente vede la fine dell’agonia con i primi cugini di quarto grado che salutano, la suocera immancabilmente le afferra un braccio: “domani siete da noi per gli avanzi eh, non accetto scuse!!”

E lei si chiede chi sia quel  folle che ha detto che a Natale si è tutti più buoni. O peggio, chi ha inventato quell’orrida canzoncina “è Natale e a Natale si può dare di piùùùùùù”.

Di più?? Piccola malefica bambina bionda, orrendamente felice e canterina, più di così cosa volete? Il mio sangue??

In effetti scordava che mancava ancora la foto di rito ai piedi dell’albero, con le corna di renna in testa e i maglioni rossi.

Quando poi il supplizio è finito, si siede sul divano a rilassarsi su facebook. E prima si mette ad invidiare chi ha passato il Natale dall’altra parte del mondo sorseggiando cocktail in spiaggia, poi si sente una merdaccia, vedendo cosa hanno fatto le altre mamme, con i loro calendari dell’avvento home made,  e mica con dolcetti, macchè!, ogni giorno un bigliettino con indicate da fare assieme, lavoretti, sorprese o frasi d’amore. E lei guarda quello che ha preso al discount a 2.99 euro, con cioccolatini talmente schifosi che nemmeno i bambini sono riusciti a mangiarli.

Guarda le foto delle altre famiglia, quelle felici a Natale, dove Elf on the Shelf ha creato magia e dispetti e sorprese per quasi un mese, mentre lei contava solo i giorni che l’avrebbero dirottata all’anno nuovo e al riparo dalle feste.

E i sensi di colpa la fanno sentire redenta, si sente subito un pochino più buona, si dice che l’anno prossimo sarà diversa, che saprà rendere magico il Natale, che saprà apprezzare di più, che comprerà i regali ad ottobre e il giorno dopo cercherà questo Elfo antipaticissimo per essere pronta.

Ma la bontà dura poco.

E cioè finché le chiedono “che fai a Capodanno?”

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2 Comments

  • Ah ah questa sono io purtroppo…..speravo che quando sarei diventata mamma sarei cambiata ma niente….sono rimasta la stessa anche con 2 figli….e mi sono rassegnata….saro’ così anche da nonna!
    Questo anno però strategicamente ho tolto istagram dal cellulare !

  • no, devo dire che non ne conosco. Interessante prospettiva. Ma anche se sono una mamma piuttosto presente durante le feste non mi piace certamente il momento pranzo con parentado allargato, specie se è dell’altra parte di famiglia o magari non li vedo da anni.
    Ma conosco piuttosto tanti papà grinch…

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