Come affrontare un trasloco quando si hanno bambini

I traslochi sembrano spaventare un po’ tutti, e capirne il perché è semplice: bisogna mettere mano a tutti i nostri averi, spesso accumulati in anni e anni nella stessa casa, magari da più membri della famiglia. Io ho affrontato praticamente cinque traslochi, alcuni nazionali e alcuni internazionali (e intercontinentali), e spesso mi viene chiesto: ma come fai ad avere una casa decente in così poco tempo? Dove metti tutta la roba? Quante cose hai? Casa tua è grande? Ho deciso quindi di scrivere questo post per rispondere alle curiosità ma soprattutto per aiutare chi, come me, si trovasse di fronte ad un trasloco.

Solo per dirvi, il primo trasloco l’ho fatto da casa mia a casa di mio marito, Prato-Milano: in quel caso si è trattato di tutte le mie cose più qualche piccolo mobile portato in auto durante i vari viaggi.

Il secondo è stato Milano-Parigi: ero incinta e in quel caso abbiamo impacchettato le poche cose che avevamo e abbiamo lasciato i mobili in casa, che da allora affittiamo.

Il terzo è stato su Parigi, da un residence in cui abbiamo vissuto alcuni mesi con 5-6 valigie ci siamo spostati nella casa in cui poi abbiamo vissuto 6 anni.

Il quarto è stato dalla suddetta casa a Panama. Il quinto è stato per tornare indietro, da Panama ad un altro appartamento ancora. Tra gli ultimi due ci sono stati 19 mesi esatti: 19 dicembre 2015 – 19 luglio 2017.

Come gestire un trasloco in maniera efficace ed efficiente

La regola numero uno, che inizia molto prima di sapere che dovremo traslocare è: non accumulare. Se avete letto il libro di Marie Kondo, Il magico potere del riordino, saprete di cosa parlo. Io sono della stessa idea da sempre, quindi periodicamente faccio un check per vedere cosa posso buttare, regalare, vendere. Ognuno ha le proprie regole, le mie sono: tutto ciò che non viene utilizzato almeno una volta al mese (almeno!) e tutto ciò che è rotto. A maggior ragione se siete in vista di un trasloco, iniziate appena avete la notizia: occupatevi di una stanza alla volta eliminando tutto ciò che non volete tenere, per evitare di doverlo fare all’ultimo momento. Anche con questo sistema, vi resterà qualcosa da eliminare il giorno del trasloco stesso! Ma almeno avrete fatto buona parte del lavoro. Se volete un consiglio, occupatevene possibilmente senza figli intorno, e se avete mariti sentimentali eliminate pure loro. Piuttosto prendetevi mezza giornata, o mandateli a fare un giro dalla nonna la domenica.

Fate un punto di quello che avete. Sicure vi serva tutto? Io credo di no. Avevo bicchieri, piatti, biancheria che mi spuntavano da tutti i lati. Finché stanno chiusi in fondo ad un armadio non danno fastidio, ma il giorno in cui dovete impacchettare ogni bicchiere con tre giri di carta…

Se intendete vendere qualcosa che però può servirvi fino al trasloco, tipo letti o altri mobili importanti, mettete l’annuncio specificando che il ritiro si potrà fare solo a partire dal giorno x: io ho venduto tutti i mobili di casa nostra di Parigi in questo modo, in genere sulla fiducia, altrimenti con un piccolissimo anticipo e un accordo tra di noi scritto.

Una cosa che mi ha aiutato molto, da Parigi a Panama, è stato iniziare a fare gli scatoloni molto prima del giorno x. Mi sono fatta dare gli scatoloni dall’impresa di traslochi (ma a Milano, per esempio, li avevamo recuperati nei supermercati per fare la stessa cosa) e ho iniziato a mettere dentro le cose in maniera ordinata e ponderata. Cosa significa? Che il contenuto degli scatoloni deve essere il più possibile ordinato e studiato perché così, quando li aprirete, potrete andare a colpo sicuro in base a cosa vi serve prima, senza per forza aprirli tutti in un giorno (come ho fatto io di ritorno da Panama… ed erano 82!). Potete iniziare a mettere tutto quello che non vi serve: le coperte, gli asciugamani in più, i piatti buoni e via via scrivete sulle scatole cosa c’è, ovviamente senza chiuderle. Il giorno del trasloco, almeno, si andrà più veloce.

I giocattoli

Quando dico disfarsi della cose, dico soprattutto quelle dei bambini, che ahimè vengono (comprate e) accumulate a dismisura. Fate questo lavoro con loro: date un limite di oggetti che devono restare (per esempio, devono stare in 4 scatoloni) e tutto quello che avanza lo portate ad un’associazione che si occupa di bambini malati o non abbienti. Insegnerete qualcosa e vi libererete di un bel po’ di cose.

I libri

Tasto dolente. La prima volta ho lasciato i libri a Prato, da mia mamma. La seconda volta, alcuni li ho portati a Parigi, quelli a cui tenevo di più, altri li ho regalati alla biblioteca del centro anziani a cui era associato mio suocero. Quando me ne sono andata da Parigi, ho trasportato il 90% dei libri accumulati in 6 anni (e per fortuna poi ci siamo comprati il Kindle) in grosse valigie fino alla biblioteca del centro di cultura italiano di Parigi. Devo aver fatto almeno 3 viaggi, ognuno con due valigie, a piedi. Adesso compro solo guide, manuali, libri di cucina o di fotografia, ma mai mai mai un romanzo.

E una volta che arriva il trasloco?

Come vi ho detto, il giorno in cui è arrivato il trasloco da Panama mi sono trovata di fronte a 82 scatoloni. Una trentina arrivava da Panama, una cinquantina dal deposito in cui avevamo lasciato dalle stoviglie ai piccoli elettrodomestici fino ai letti. Li ho aperti tutti in un giorno, anzi, in una mattinata.

Come? Innanzitutto con l’aiuto di mio fratello, perché da sola l’avrei vista dura. Prima avevo preparato tutta la casa e quindi avevo dove mettere le cose e avevo pulito mobili e preparato tutto internamente. Essendo gli scatoloni divisi per stanza, ne prendevo il contenuto e lo infilavo semplicemente nei mobili. Senza ritegno, senza preoccuparmi troppo di come e dove, ma almeno toglievo tutto di torno e, alla fine, dopo circa 3 ore, i traslocatori si sono riportati via tutti gli scatoloni. Intorno a noi era tutto in ordine: niente scatoloni (avevo lasciato solo quelli dei libri perché non avevo la libreria), niente cose in giro. A quel punto, potevamo mettere a posto: la cucina, la camera da letto, ecc. Nel giro di una settimana era tutto perfetto.

E la camera delle bambine?

La camera delle bambine è stata la stanza più complicata perché, nonostante avessimo dato via moltissimo a Panama, essendo molto piccola la roba spuntava da ogni lato. In più, i loro letti e i loro mobili, che avevamo tenuto nel deposito, non ci stavano più. Ho risolto vendendo tutto e mettendo un letto a castello (di cui mi chiedete spesso: ve ne ho parlato in questo post ed è del brand danese Lifetime Kidsroom) più dei semplici mobili Ikea che contengono i giochi e i libri.

La regola è semplice: per ogni cosa che entra, una deve uscire, e ormai loro lo sanno. Sanno anche che io sono contraria agli accumuli: millemila disegni, giochi dell’Happy Meal, sassi, foglie… Come entra in casa, sparisce.

E quindi come si fa ad avere una casa ordinata e minimalista?

È questa la domanda principale che mi viene fatta. Beh, si smette di comprare e si inizia a dare, o a eliminare. Non si lascia niente in giro, e si insegna anche ai bambini. Certo, anche noi a volte lasciamo qualcosa in giro, ma sparisce velocemente (sanno che la butto!). Per tenere in ordine la loro camera sono incentivate: nel weekend la puliscono tutta e diamo a ciascuna 50 centesimi per il lavoro, ma se poi non la mantengono in settimana glieli riprendiamo 🙂

Se state per traslocare avete un’enorme fortuna, perché avete l’occasione per fare veramente pulizia. Pensate che meno scatoloni riempirete, meno dovrete mettere a posto (e pulire) dopo. Io vi consiglio di iniziare già adesso col decluttering, che dite?

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