Come trovare lavoro

Alcune mamme preferiscono stare in casa, occupandosi esclusivamente della famiglia. Molte altre di noi, però, sono costrette a stare a casa: perché un lavoro non lo trovano, nonostante un curriculum perfetto. In Italia la crisi continua e le politiche per favorire il reinserimento delle donne sono inesistenti. Come si fa quindi a trovare un lavoro, costruirsi una propria indipendenza, contribuire al benessere familiare anche economicamente? Ecco qualche consiglio da chi ha lavorato nella ricerca del personale.

Come una mamma può trovare lavoro

  • Gli annunci

Iniziate a guardare gli annunci ma siate realiste: non rispondete ad annunci di lavori a due ore di auto da casa, non inviate il curriculum per posizioni di cui non avete le competenze, fate soltanto perdere tempo. Non è che vedendo il vostro cv si innamoreranno di voi: un recruiter cerca una persona con determinate competenze, può magari essere flessibile, ma non è che fare delle torte buone vi rende pasticcere. Rispondete agli annunci di lavori che sapete fare realmente o per cui avete davvero studiato.

  • Il curriculum vitae

Il curriculum vitae racconta di voi. Non deve essere troppo lungo: non superate MAI le due pagine. Se nella vita avete fatto più di un’esperienza e siete aperte a diversi lavori, beh, allora preparate diversi cv: ognuno dovrà rispecchiare un mestiere. I cv che sono grandi pentoloni contenenti un po’ di tutto, dagli anni di babysitting alle ore da cameriera passando per quella volta che avete fatto la segretaria e la pony express (insieme) non interessano a nessuno e vengono cestinati immediatamente. A meno che non siano rilevanti per il lavoro per cui vi candidate, eliminate tutto ciò che fa parte dei tempi degli studi: pub, volantinaggio, babysitting, potete fare a meno di inserirli. Il cv deve essere ordinato e pulito, richiamare in prima posizione la vostra ultima esperienza professionale e poi di seguito le altre. Dopo inserite il titolo di studio (evitare enunciazione di qualsiasi corso di formazione abbiate fatto a meno che non sia pertinente), le lingue, eventuali competenze informatiche particolari (si spera che il pacchetto Office sia ormai acquisito) e infine gli hobby. Scrivete se fate volontariato, se siete sommelier, se fate parte di un’associazione: sono dettagli che danno un’idea di voi e interessano molto i recruiter (senza essere prolisse!). Un trucchetto che insegnano ai corsi di formazione su come affrontare un colloquio è di adattare le esperienze alla posizione per cui ci si candida, in particolare quando non si è mai lavorato o quasi (ma vale anche quando si hanno mille esperienze diverse, per scegliere quali valorizzare): se avete fatto la cameriera ma tenevate anche la cassa, può essere un ottimo punto da evidenziare se vi candidate per un posto di segretaria, per esempio; se avete lavorato in un negozio molto trafficato e sapete stare al pubblico, potreste metterlo in evidenza nella candidatura ad un posto nella comunicazione, e via dicendo.

  • La lettera di motivazione

Conosco diversi recruiter (ma tanti tanti) che le lettere di motivazione le saltano a piè pari, al massimo le leggono se nel cv c’è qualcosa di strano o particolarmente interessante. Ad ogni modo, anche dove non è espressamente richiesta, è meglio scrivere una mail che sia una sorta di presentazione. Non dovete in nessun caso riassumere il vostro cv: dovete semplicemente dire perché vi candidate per quella posizione, cosa potete apportare alla società e quali sono le vostre caratteristiche che possono fare la differenza. Si chiama di motivazione proprio perché deve esporre il perché volete quel posto!

  • Il colloquio

Se vi hanno chiamato per un colloquio, è già positivo. Un consiglio: se vi chiamano e siete coi bambini, fatevi dare il numero e richiamate, scusandovi e spiegando che siete in appuntamento. Non importa dire che vostro figlio si è cagato fin sopra il collo! Idem quando vi propongono giorno e ora: dite che consultate l’agenda e se per caso non siete sicure di avere qualcuno che va a prendervi i figli a scuola, dite che ve lo segnate ma dovete richiamare per conferma, perché avevate un altro colloquio che non vi hanno confermato. Mai, mai mai parlare dei fatti vostri, né dei figli né di altro, non dite che avete visite, che avete questo e quello, non è professionale.

Una volta arrivate – finalmente! – al colloquio, lasciate che sia il recruiter a parlare e cercate di stabilire un contatto. Un altro dei trucchetti che insegnano è di cercare di entrare in sintonia con la persona che si ha davanti utilizzando il linguaggio del corpo, che non significa ammiccare eh!, significa sorridere se l’altro sorridere, sedersi in maniera formale se lo fa l’altro, e via dicendo. Cercate comunque di non fare troppo di niente: non sorridete troppo, non muovetevi troppo, non parlate troppo. Siate loquaci quanto basta.

Ma cosa bisogna dire? O piuttosto, cosa non bisogna dire? Fare domande personali sarebbe vietato, ma potrebbero farvene. Rispondete sinceramente senza aggiungere troppi dettagli perché la vostra vita privata è soltanto vostra. Ecco una lista di suggerimenti:

– non dite che state a casa per occuparvi della famiglia: per quanto sia lodevole, sappiamo tutti com’è visto dal mondo del lavoro, quindi piuttosto dite che siete alla ricerca attiva, che purtroppo non riuscite a trovare, ecc

– non parlate della vostra organizzazione: se non avete ancora trovato il nido e i bambini stanno con voi tutto il giorno, non c’è assolutamente bisogno di dirlo; piuttosto, se vi chiedono “come farete ad organizzarvi con due bambini piccoli” (posto che vi abbiano chiesto in precedenza se avete figli), rispondete “ho già una babysitter che si occupa di loro ogni giorno mentre io cerco lavoro” oppure inventatevi che sono già al nido. Sono domande che non dovrebbero farvi, perciò siate sicure di voi e non panicate: sono affari vostri.

– non parlate di orari, soldi, ferie: durante un primo colloquio non sono mai argomenti da trattare, perché già bisogna vedere che vi richiamino, inutile fasciarsi la testa e mettere le mani avanti. Le pretese su soldi, orari, ecc si fanno quando ormai si è conquistato il recruiter o l’azienda, non prima. Se iniziate dicendo “eh ma io alle 16 devo uscire” allora avrete perso in partenza (a meno che non siate un genio del vostro campo e tutti vi vogliano, ecco).

– preparatevi prima un discorso mentale: molte volte i recruiter chiedono “mi parli di lei”. Ecco, se non vi siete preparate potreste fare un bel pastrocchio. Ripensate al discorso che abbiamo fatto per il cv e trasportatelo a voce. Studiate un discorso in base al posto per cui vi candidate, preparatevi risposte a domande stupide tipo “tre punti di forza e tre di debolezza” o “perché lei è la persona giusta per questo posto”. Studiate l’azienda per cui vi candidate e valorizzate la vostra esperienza insistendo su quello che può tornare utile per quella posizione. Ripetetevi le risposte come se doveste affrontare un esame: sarete preparate e uscirete per lo meno soddisfatte dal colloquio.

– se esce il discorso figli, usatelo a vostro favore: non piangetevi addosso MAI. Non parlate dei figli come la vostra unica ragione di vita, perché se volete lavorare ne avete almeno un’altra (guadagnare e/o fare qualcosa di utile), ma parlatene per valorizzare le vostre capacità. Il papà è via tutti i weekend? Buttate lì che “siete abituate a gestire situazioni di stress da sole”. Ridete della vostra maternità “se non dormo da tre anni se sono ancora viva, immagini lei quante cose posso fare”, e fatene una riflessione “avere due figli in età così ravvicinata mi ha insegnato cosa significa la pazienza, ma anche il problem solving”. Insomma, i figli ci sono, inutile negarlo (a meno che non vi chiedano niente, allora teneteveli per voi perché non serve veramente a niente parlarne), ma non metteteli al centro della vostra esistenza. Il pregiudizio sulle mamme è fortissimo e spesso noi non sappiamo gestirlo. Parlate della vostra maternità come di UNA delle tante componenti della vostra vita, non come l’unica. Dimenticate ciò che siete state fino ad oggi e entrate nella parte di una che VOI assumereste. Ricordatevi anche che potrebbero chiedervi come fate se un figlio si ammala, se c’è sciopero, ecc. Rispondete cose del tipo: ci sono i nonni, ho diverse studentesse di fiducia e, non ultimo, i miei figli hanno un PADRE.

– non mettete le mani avanti: in linea di massima, non date dettagli non richiesti. Non parlate appunto del nido, della nonna, dei malanni, della vostra salute, del tempo che vi serve, di quanto ci mettete in auto. A domande precise, rispondete concise senza dare troppi dettagli e senza mostrarvi preoccupate. Tipo: ma è sicura di voler stare tutto il giorno fuori casa? “Sarà un bel cambiamento, ma è proprio il tipo di cambiamento che cerco”. E un bel sorriso.

Una volta uscite dal colloquio, analizzate ciò che avete detto e fatto. A volte si tratta proprio di reazioni a pelle (e spesso se qualcuno vi sta sulle palle, sappiate che è reciproco) altre volte dipende da mille variabili, non ultima che purtroppo, ancora oggi, nel 2018, le mamme sono penalizzate per mille motivi.

Se volete un consiglio, però, è di non far perdere tempo alle aziende che non vi interessano. Se avete dei dubbi (sugli orari, sul tipo di lavoro, ecc) andate e toglieteveli, perché ogni colloquio fa comunque esperienza e aiuta a migliorarvi per i successivi.

Non stalkerate i recruiter con mail e chiamate: se interessate, vi chiameranno. Il più delle volte, se il colloquio non è andato bene è perché non si è piaciuti (troppo sorridenti, troppo mosci, troppo strategici, troppo emotivi…). Poco male, non abbattetevi: non si può piacere a tutti!

Cercare lavoro è un lavoro: se è davvero quello che vi interessa, o di cui avete bisogno, mettetevi sotto. Ricordatevi che voi meritate come chiunque altro un lavoro dignitoso, non è giusto che ancora oggi una madre non possa permetterselo. Per questo vi auguro che queste parole vi servano, e se avete bisogno, scriveteci a contact@50sfumaturedimamma.com, troveremo lavoro insieme!

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1 Comment

  • Bellissimo articolo, complimenti!!!! Io non sono alla ricerca perchè ho già un lavoro, ma sono d’accordo con la frase: cercare un lavoro è un lavoro(sempre sostenuto questo). Se mi rimetto a cercare uno nuovo mi rileggo questo post perchè poi siamo presi dalla frenesia di tutti i giorni quindi molte cose le dimentichiamo (almeno io).

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