La dura vita della mamme asociali (o timide o introverse o sociopatiche)

Essere introversi non è esattamente un dono divino, ma insomma ci si può convivere.

Si passa sempre o da snob (specie se si è carine) o da sfigate (se si è più anonime), mentre è solo un aspetto del carattere, con cui si deve purtroppo solo convivere.

Si può migliorare, mitigare certi aspetti, ma trasformarsi no.

Noi introversi saremo sempre a disagio ad una festa, entrare in una stanza di persone sconosciute sarà sempre il nostro peggiore incubo (un po’ come il primo giorno di scuola o di lavoro, esiste qualcosa di più ansiogeno per un introverso?).

Ci sentremo sempre un po’ fuori posto, e pure un po’ scemi, perchè spesso ci convinciamo che se non parliamo è perché non abbiamo nulla da dire.

Io per molti anni ho rifiutato inviti in posti che mi costringevano ad entrare in contatto con persone sconosciute perché mi sentivo terribilmente a disagio.

Una volta, rifiutando l’invito di un caro amico ad una serata con amici suoi (che non conoscevo) ho gentilmente declinato, confessando alla fine che “mi sento a disagio perché non ho nulla da dire”.

Lui mi ha guardato allibito, dicendo che sì, parlo poco, ma che conosceva poche persone più interessanti di me e soprattutto con più capacità di ascoltare.

Sull’essere interessante non ci ho mai creduto (noi introversi siamo spesso anche molto insicuri) ma sul saper ascoltare, quello sì.

Peccato che spesso non ci “vedano”, che pensino che ci atteggiamo:  se solo capissero che abbiamo bisogno semplicemente di una “rete di sicurezza” potremmo essere amici molto preziosi, perché nessuno sa ascoltare più di un introverso.

Comunque sia, siamo sopravvissute alle serate in discoteca, nonostante quasi tutte noi avremmo preferito centomila volte una serata in compagnia di un buon libro, siamo sopravvissute a lavori di vario genere (io ho lavorato dai 14 anni come cameriera e barista, un bell’esercizio di forza di volontà per una asociale), a scuola e università, e se stiamo parlando di figli, in qualche modo siamo addirittura riuscite ad accalappiare un altro essere umano, e non era così scontato.

Eppure, paradossalmente, stentiamo a sopravvivere alla socialità richiesta dalla maternità.

I primi anni scorrono tutto sommato senza grossi problemi.

Avremmo un’ottima scusa per rintanarci in casa senza che nessuno ci scassi le balle, peccato che i primi anni siano spesso così alienanti che, sfiga delle sfighe, pure noi sociopatiche avremmo bisogno di contatti con i nostri simili, confronti e consigli.

Per fortuna che ci sono i blog.

Ma il peggio viene dopo, quando i nostri figli iniziano ad avere una vita sociale che noi non abbiamo avuto unendo tutte le occasioni di 30/40 anni.

Si avverano in un attimo tutti i nostri peggiori incubi.

Parlo per lo meno per chi si è traferita, e non vive nel contesto familiare con amiche e parenti di “supporto”.

Ora, noi povere introverse  senza amiche mamme ci troviamo ad affrontare orrendi incubi come

il parchetto

dove ci sono sempre gruppetti di mamme felici e chiacchiericcie, dove mai e poi mai riusciamo a infilarci. Magari ci proviamo pure, con una battuta, una frase. Che non viene mai colta.

Ben presto andremo al parchetto con libro o smartphone.

le riunioni di scuola

presente quando sopra dicevo che uno dei nostri peggiori momenti è il primo giorno di un nuovo lavoro? Ecco, la prima riunione non è poi tanto meglio. La cosa positiva è che parlano le maestre, la negativa è che la situazione è più o meno quella del parchetto di cui sopra

Le feste di compleanno

Per me sono uno dei maggiori incubi. Sia andare che, peggio ancora, organizzarle.

Se ad andare in qualche modo sono riuscita, ad organizzarle (intendo in grande, con tutta la classe) proprio no. Avere da intrattenere 15/30 adulti sconosciuti non è una cosa che la mia psiche è ancora riuscita ad affrontare. Pazienza, c’è di peggio, c’è chi nemmeno esce di casa.

A portarli, mi sono obbligata, ho avuto feste tutto sommato piacevoli, altre in cui avrei voluto sparire dietro l’appendiabiti, ma sono ancora qui, ce la potete fare anche voi.

Grazie a dio, ora i figli vanno da soli o, alla peggio  li  accompagno e poi me ne vado, senza più sensi di colpa.

Mi avete scritto diversi commenti (ad esempio qui) per chiedermi di parlare di questo “problema”.

Ecco ne ho parlato, ma come vedete non ho soluzioni.

Semplicemente perchè non esistono, o almeno non ne ho trovate.

Non voglio trincerarmi dietro un “siamo fatti così e non possiamo cambiare” ma è un po’ vero.

Si può migliorare, ad esempio io sono riuscita (ed uso apposta questa parola, perché chi è così sa quanta fatica costi) ad aggregarmi a gruppi di sconosciuti per uscire con il cane e anche ad iscrivermi a corsi (di cucina, fotografia ecc) partecipando da sola.

Poi non ho legato con nessuno, ma intanto ho fatto qualcosa che mi piaceva.

Un po’ dobbiamo accettarci e fare pace con noi stesse,  un po’, certo, dobbiamo sforzarci: andare ad una riunione o ad una festa può costarci molto ma non ci ucciderà.

Probabilmente non cambierà molto, non ne usciremo con 10 nuovi numeri di telefono e nuovi inviti, ma almeno non faremo il percorso inverso, di isolarci sempre di più.

Però ecco, credo che non dobbiamo nemmeno violentarci.

Una mamma mi ha scritto che si sforza di andare continuamente ad eventi sociali perché non vuole “contagiare” suo figlio con la sua introversione, con la conseguenza che ne soffre enormemente, perchè vorrebbe stare solo con la sua famiglia e queste occasioni le creano un’ansia pazzesca.

Io non lo faccio più.

Se capita, se devo, ok, mi sforzo, ma non vado a cercarmele, ecco.

E no, l’introversione non è “contagiosa”: i miei genitori sono assolutamente socievoli e piani di amici, eppure io sono uscita così, selvatica e solitaria.

I miei figli, dopo momenti piuttosto comuni di timidezza alla materna, ora sono assolutamente integrati e pieni di amici, nonostante me.

Con un po’ di impegno e fortuna potremo trovare dimensioni adatte a noi, il buon vecchio “pochi ma buoni” tanto adatto a noi.

Purtroppo serve avere l’enorme fortuna di trovare qualcuno che ci veda oltre l’apparenza, oltre la timidezza, le poche parole, l’apparente disinteresse, e non è così scontato.

Quindi no, non ho soluzioni, mi dispiace, ma solo una testimonianza per dirvi, come al solito, che non siete sole, siamo in tante nella stessa barca, e volte basta questo a farci sentire un po’ meno sole.

 

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19 Comments

  • Ciao cara…. eccomi presente all’appello…..la mamma dello scandalo….. quella che ha “richiesto”/”suggerito” il post….. che subito lo ha letto tutto d’un fiato e pure con un leggero sorriso (stile “Gioconda”). Grazie. Grazie di cuore. Concordo pienamente con quello che hai scritto, in particolar modo sul fatto che non esistano vere e proprie “soluzioni”. Non ne cercavo, ma proprio come hai scritto tu, volevo solo sentirmi meno sola e poter sperare che mio figlio, nonostante me, possa essere, se questa sarà la sua vera natura, meno asociale di quanto non lo sia io.
    Spero che in tante rispondano “all’appello” (non per ultima Lara) e che non verremo criticate, perché comprendere realmente la nostra natura, per chi non è come noi, risulta indubbiamente difficile.
    Chissà che un domani noi non ci si possa incontrare…..sono sicura che avremmo tanto da “ascoltare” l’una dell’altra….. e “tante cose da dirci” anche nel silenzio…..

    • Ciao cara, credevo ci rimanessi male, non avendo proposte o consigli. Speravo in validi consigli, ma anche dai commenti sulla pagina facebook noto che siamo semplicemente tutte sulla stessa barca ;-P.
      Un incontro tra mamme sociopatiche?
      Sarebbe un interessante studio sociologico, mai dire mai!

      • Eccomi anch’io, mamma sociofobica 2 (che poi sarebbe il termine più esatto, i sociopatici sono più quelli che per esempio, darebbero fuoco ad una città, come Nerone XD noi non arriviamo a tali punti).

        Volevo intanto ringraziare Morna, non pensavo avrebbe risposto al nostro appello, è bello essere considerate 🙂 e non sentirsi un fantasma, almeno tra le mamme on line! Morna poi devo dirti che sei la mia preferita tra le tre… E che non mi dai l’impressione di avere davvero problemi nel socializzare, sei troppo simpatica e naturale nei tuoi post, però grazie per aver dato voce a tante mamme che magari non lo avrebbero mai ammesso, nemmeno con se stesse e si sarebbero sentite solo, come diceva Mony, delle inette…
        Invece è davvero consolante vedere in quante siamo…
        Le mamme non sono solo solo quelle che si intrattengono in gruppetti, che organizzano mercatini, recitano nel gruppo “genitori attori”, che fanno mega feste di compleanno etc… Ci siamo anche noi… Che magari ce ne andiamo sole e silenziose, ma col nostro bimbo mano nella mano.

        • Ciao Lara, sì hai ragione, passiamo forse inosservate ma ci siamo.
          Comunque ti assicuro che faccio parte del club, scrivere non è lontanamanete paragonabile ad affontare un gruppo di mamme sconosciute, e no, non mi viene nemmeno così facile, ho sempre il panico da “foglio bianco” !

  • Se penso a quello che ho passato da adolescente per fare tutto quello che facevano le mie amiche ora le relazioni sociali dovute ai figli mi sembrano come bere un biccher d’acqua! 😅

  • Semplicemente splendido! Sono proprio io e lo confesso il fine settimana con due figli impegnati nello sport e pieni di amici…mi distrugge!

  • Vi leggo sempre ma non mi sono mai esposta proprio per la mia natura di introversa doc. Ho una bimba di quasi tre anni che fortunatamente al momento non sembra aver preso da me o risentire del mio essere così chiusa anche se ammetto che mi sono chiesta molte volte se questo problema non potesse condizionarla o limitarla nella sua scoperta del mondo. Grazie per aver parlato di noi e di aver condiviso la tua esperienza!

  • Ohlalà…hai descritto il mio compagno. Proprio uguale uguale, sociopatico all’ennesima potenza ma persona profonda e mai scontata e soprattutto un ottimo padre.
    Per quanto riguarda il “contagiare” i figli nella nostra famiglia abbiamo trovato un equilibrio: lui è sociopatico, io molto meno e mi adatto abbastanza facilmente a (quasi) tutte le situazioni, anche facendo buon viso a cattivo gioco a volte. E va bene così, mio figlio riesce comunque ad avere la vita sociale di una rock star, sa che alcune cose al papà non si possono chiedere perché per lui è un peso troppo grosso e chiede me. Viceversa alcuni giochi ad esempio li fa solo col papà perché io ho molta meno pazienza e mi rompo. A ognuno il suo.
    E anche il mio compagno non ha “ereditato” l’asocialità, sua mamma riuscirebbe ad intavolare un discorso anche con i sassi!!
    Oh, io poi adoro gli asociali, infatti tu mi mi piaci anche attraverso un monitor!

  • ahahahah, grazie! Non credo sia facile stare assieme a persone come noi, mio marito è orso, nel senso che non sente la necessità di farsi nuove amicizie o vedere più persone, ma quando capita è assolutamente a suo agio e anzi, tiene alta la conversazione. Beato lui, e per fortuna che c’è!

  • Ciao Morna, ho letto il tuo articolo anche se di figli ancora non ne ho. Ma abbiamo in programma di averne presto quindi non sai quante volte penso con preoccupazione a come farò dato il mio carattere asociale (fin da bambina) a trasmettergli qualcosa di diverso. Sono figlia unica, cresciuta in un piccolo paesino e con una madre oltre che asociale pure anafettiva, vorrei dare al mio futuro figlio un educazione diversa ma so che niente insegna di più che l’esempio, ed io temo non riuscirò a dargli un esempio tanto diverso da quello che sono nella realtà. cioè una persona molto sensibile, empatica, ma che quasi rifugge ogni contesto sociale. Mi è impensabile attaccare bottone con chiunque, se parlo è solo per dire cose interessanti e che mi interessano, odio perdere tempo. io con il tempo ho imparato ad accettare me stessa, ora ho capito che io son così e basta. ma durante l’adolescenza in particolare ho sofferto tanto. mi son costretta ad uscire e fare tutte quelle cose che dovevo fare, con una grande ansia…..e sempre il giudizio degli altri e gli sguardi di commiserazione e diffidenza, perchè lei non parla…o parla poco…quando in realtà ero l’unica che sapeva ascoltare.
    per mio figlio vorrei una vita più semplice, la mia non lo è stata.

    • Ciao sara, ti capisco bene, ma non crucciarti, i nostri figli non sono la nostra copia! Introversione o estroversione sono caratteristiche innate, io come dicevo ho genitori molto estroversi! Se prenderà da te, saprai capirlo e ionsegnargli come gestire questo aspetto del carattere, molgto meglio che avere genitori che non ti capiscono e ti buttano nella mischia, credimi!

  • Come avete ragione ragazze..vi sto scrivendo in un momento di sconforto, questo mio modo di essere,introversa,insicura mi rende respingente verso gli altri.a me sembra di essere normale,tranquilla e trasparente,mentre ascolto,poi mi nostro interessata,poi intravedo un’espressione infastidita e in qualche modo la persona si allontana, soffro molto perché ti senti sbagliata. Voi scrivete che il vostro modo di essere non condiziona la vita dei vostri figliPer me invece capita questo,il rimanere antipatica e sembrare credo snob,allontana le mamme e dg conseguenza anche le figlie, mi sento responsabile per mia figlia, questo mi fa soffrire immensamente, scusate lo sfogo

    • ciao Samanta, quanti anni ha tua figlia? Io non credo che tu possa condizionare così le amicizie di tua figlia, nè che le mamme si allontanino da te… forse non si avvicinano, che è ben diverso

  • Anche io sono così…e pensare che sono stata una cantante per tanti anni..lo facevo di mestiere…poi ho mollato e non sono più riuscita ad avere le “palle”…poi mi è venuta l’acne quindi questo non mi aiuta…pur essendo una bella ragazza e usando il trucco per caprire macchie cicatrici e rossori ho comunque questo problema che mi affligge.vorrei tornare a cantare anche per mio figlio…andare in palestra ma proprio non riesco…purtroppo l’acne mi ha distrutto..mio figlio inizia l’asilo a settembre e non so davvero come farò…

  • Mi hai fatto piangere :’-) ho sofferto molto per il mio carattere schivo e ora che mio figlio ha problemi a socializzare non trovo pace…faccio quello che posso, mi costringo a partecipare alla vita di comunità ma mi sento sempre fuori luogo e in lui non vedo miglioramenti…anzi disinteresse per gli altri bambini e le loro attività. Ed ha gia 7 anni…

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