A che età dare uno smartphone ai figli?

Io sul punto ero convintissima e rigidissima: neanche parlarne fino alla seconda/terza media.

Vedo tutti questi ragazzini sempre con il naso sul telefono, li vedo parlarsi solo via chat, leggo storie orrende di cyberbullismo e volevo (voglio) posticipare il più possibile questi problemi.

Infatti per i 10 anni di Alessandro gli ho regalato un cellulare.

Ma facciamo un passo indietro.

Alla prima comunione qualche amico aveva ricevuto il telefono.

Io ho detto di scordarselo.

Alla fine della scuola mi ha chiesto se per la pagella o il compleanno gli avrei regalato un telefono. Ho detto di scordarselo.

Ha pianto dicendo che sarà l’unico sfigato senza, ho risposto che se fa così ne avremmo parlato in prima superiore.

Poi sono andata a rinegoziare il piano telefonico di mio marito e, ve la faccio breve, con pochi euro avrei avuto una seconda scheda con 100 giga di dati e uno smartphone gratis.

Ho accettato perchè un telefono di scorta non guasta mai, mentre la scheda volevo usarla nel phonewacht Nilox di cui vi ho già parlato. Alessandro, vivendo in un piccolo paese, è già piuttosto autonomo, prende la bici e va, e poterlo contattare è assolutamente indispensabile.

Peccato che la scheda non sia compatibile con il Nilox :-(.

Insomma, avevo deciso di tenerlo lì e darlo all’occorrenza, ma poi al compleanno mi sono trovata a corto di regali e ho sfoderato questo, a costo praticamente zero, con un biglietto che spiegava era un “mezzo regalo” perchè avrebbe potuto usarlo solo in certe occasioni.

Risultato? Era scontento dei regali e soprattutto del telefono, dicendomi, piagnucolando “io non lo volevo un cellulare” (si era già scordato della esigenza atroce di averlo di qualche settimana prima, alla faccia dei desideri!).

Vabbè poco male, tanto volevo usarlo solo per emergenze.

E così in vacanza ci mettiamo a configurarlo.

Prima sorpresa: quando si configura un android associandolo ad una mail e all’età reale, è obbligatorio abbinarlo a quello di un genitore tramite la app  “family link”: non ne avevo idea, ma è una figata, così io posso avere il controllo di tutto quello che fa, posso bloccare le app e lui deve chiedere autorizzazione per scaricarle (mi arriva una notifica tipo “consentire ad alessandro di scaricare boing?”), posso dare un tempo limite, posso programmare che si spenga ad una certa ora (anche a distanza), posso vedere quanto tempo ci passa in tempo reale, e posso ovviamente geolocalizzarlo.

C’è un filtro che blocca siti pericolosi  (e purtroppo anche youtube, questa è l’unica scocciatura, anche se si può accedere da firefox, ma a lui non l’ho ancora detto) e addirittura, mi era apparsa l’opzione che chiedeva  se volevo poter ascoltare e conservare i suoi file audio (poi non ho più trovato dove fosse quindi non so dirvi se e come funziona)

Risultato? Ci stiamo divertendo un mondo.

Esce e mi chiama, è dai nonni e mi scrive whatasapp, mi manda foto e video.

Mi pare improvvisamente di avere a che fare con un figlio grande, questo sì, ma mi fa anche ridere un sacco.

Certo, vanno posti limiti: ha il divieto assoluto di dare il suo numero e registrare contatti senza il mio consenso, divieto assoluto di password e di cancellare conversazioni.

Per ora è stata una parentesi estiva utile per quando eravamo lontani e necessaria se chiuderò la linea fissa, ma è evidente che bisogna vigilare, e non so ancora come gestire i contatti con gli amichetti, ci penserò più avanti.

Ma non è IL MALE ecco, ne possono nascere anche cose belle, come il dialogo, la condivsione di una linea esclusiva, i messaggi d’amore.

Per ora noi siamo soddisfatti, l’importante è non abbassare MAI la guardia.

 

 

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