Quando fare la prima visita dall’oculista e tutto sulla vista dei bambini

Tutto (o quasi) quello che c’è da sapere sulla vista dei bambini in 10 punti:


1) Qual è il momento opportuno per la prima visita oculistica?

Non esiste un momento opportuno in assoluto, i bambini possono essere visti da un oculista pediatrico a qualunque età, anzi, alcune patologie tipo la cataratta congenita o il retinoblastoma, un aggressivo tumore infantile, vanno indagati subito: la cataratta congenita, ad esempio, va operata idealmente entro le prime 5/6 settimane di vita.
Se avete un sospetto, non aspettate: un oculista pediatrico non vi dirà mai che è troppo presto per visitare un bambino: è in grado di farlo a qualunque età.
Se vi sembra che tutto proceda per il meglio, procedete con i normali controlli dal pediatra e programmate la prima visita dall’oculista intorno ai 3 anni di età del bambino.

Oltre al controllo nel punto nascita che permette di escludere quadri malformativi.

2) ogni quanto fare controllare il bambino dall’oculista?

 

Se la visita ai 3 anni non evidenzia problemi particolari e se non se ne manifestano successivamente, allora il bambino va portato ad una seconda visita intorno ai 5 anni prima che cominci la scuola primaria. Questo è il consiglio che il Prof. Paolo Nucci ha dato alle mamme presenti al workshop organizzato da GrandVision Italy e che si è tenuto qualche giorno fa.

Successivamente all’inizio della scuola il bambino è in grado di riferire se ha disturbi visivi e quindi è tendenzialmente sufficiente portarlo al bisogno.

A meno che ci siano segnali diversi tipo manifestazioni ticcoidi (il classico strizzare gli occhi continuo e ripetitivo, che spesso può dipendere da un problema di secchezza dovuto all’inquinamento atmosferico).
Se il bambino frequenta una scuola in cui è presente la LIM (la famosa lavagna interattiva multimediale) andrebbe prestata attenzione particolare, perché la LIM non è la lavagna ideale per la vista, pur avendo infiniti lati positivi: se il bambino non la vede frontalmente, ma di lato, avrà gli occhi più affaticati; tende ad amplificare i difetti visivi, non nel senso di peggiorarli, ma piuttosto di far sì che siano più evidenti al bambino e, ancora, presenta un contrasto che non è paragonabile al segno bianco del gesso sulla lavagna nera, costringendo l’occhio ad uno sforzo diverso.

3) perché così tanti bambini miopi? 

Possiamo fare qualcosa noi mamme?

La miopia è in costante crescita: in alcuni stati dell’Asia, quelli con un tasso di scolarizzazione altissimo, sfiora l’80%, mentre l’Europa è vicina al 40% e non accenna a frenare.

Secondo parte degli scienziati potrebbe trattarsi di un fenomeno inarrestabile dovuto allo stile di vita odierno, un meccanismo quasi darwiniano: forse semplicemente all’uomo del secondo millennio non serve più così tanto vedere da lontano e serve invece sempre più vedere bene da vicino.
Sicuramente la scolarizzazione elevata incentiva la miopia, così come l’attività estremamente ravvicinata.

Entrano poi anche in gioco gli smartphone e i tablet, che sicuramente incidono.

Dunque, mamme e papà, per quanto non sia possibile vietare del tutto l’utilizzo dei dispositivi elettronici, ricordiamoci di far utilizzare al bambino l’occhio in contesti all’aria aperta: una bella passeggiata al parco, una partita a pallone o un quarto d’ora sdraiati a pancia in su a guardare le forme delle nuvole sono un toccasana!

4) se mamma e papà sono miopi, lo saranno anche i figli?

Sicuramente la predisposizione genetica è un fattore incidente e se il fattore è presente e si manifesta è difficilmente arginabile.

Possiamo però cercare di aiutare il bambino limitando quella che è l’interferenza ambientale dovuta ad attività ravvicinate non necessarie (come dicevamo su: tablet, pc, smartphone vanno limitati) e facendolo seguire da un oculista pediatrico almeno dai 3 anni.

5) se servono gli occhiali o le lenti a contatto: come affrontare il difetto visivo del bambino?

I genitori devono essere sereni nella gestione dei difetti visivi, perché lo possano essere i bambini, suggerisce il Dott. Gheller. I difetti visivi vanno accettati per prima cosa dal genitore perché la maggior parte dei bambini ha difetti visivi: non è un problema del nostro bambino, è un dato di fatto diffusissimo e ormai metabolizzato dalla società.

Se la mamma riesce ad affrontare la “questione-occhiali” con serenità, senza opporre anche solo inconsciamente un rifiuto, sarà molto più facile che il bimbo non viva il difetto come tale, ma come un normale accadimento della vita.

Se il bambino deve portare gli occhiali, giochiamo a portarli anche noi, ad esempio.

Se il bambino deve portare le lenti a contatto, sarà normalissimo che richieda che sia la mamma a mettergliele: non tiriamoci indietro, viviamolo come un nostro momento esclusivo a 2, non deleghiamolo. Al bambino serviamo proprio noi!

6) come scegliere la montatura degli occhiali per un bambino.

Innanzitutto, se il bimbo esprime un’opinione, ascoltiamolo.
Se ha una preferenza per un modello o un colore, cerchiamo di accontentarlo, nei limiti del possibile, ovvio: lo aiuterà ad accettare il cambiamento.
Il bambino già a 4 o 5 anni sa rendersi conto se porta una montatura grande o piccola o se gli dà fastidio per qualche motivo. Ascoltiamolo sempre.
La montatura non deve essere una montatura per adulti in miniatura  ma deve essere specificamente progettata, studiata e realizzata per i bambini.
Non deve scendere verso la punta del naso, andando a poggiare sulle guance, ma deve essere sostenuta dal setto nasale, che è piccolo, non dimentichiamolo.

I naselli che spesso gli occhiali hanno non sono indicati per i bambini.
Il materiale di cui è fatta la montatura deve essere a prova di bambino.

Evitare assolutamente le montature glasant o frameless (i cosiddetti occhiali a giorno, quelli dove la montatura è pressoché inesistente).
Le lenti ovviamente che non siano in vetro, ma che siano in policarbonato o trivex, materiali che non si rompono mai, che siano antigraffio, possibilmente antiriflesso e siano indurite.

7) se servono gli occhiali o le lenti a contatto: come scegliere l’ottico di riferimento.

Un ottico vale l’altro? No.
Un negozio qualunque andrà bene? No.
Non accontentatevi, è in gioco il senso più importante, quello con cui facciamo l’80% delle esperienze, e il bambino deve esse affidato a personale competente, preparato e specializzato.
È importante rivolgersi a professionisti qualificati e a punti vendita, come i punti vendita GrandVision Italy, che offrano prodotti di qualità e servizi ad hoc; come l’assicurazione per il banale smarrimento e per i danni all’occhiale: fidatevi, coi bambini è essenziale, soprattutto in fase iniziale per il primo approccio con la gestione degli occhiali: prima che gli occhiali diventino parte integrante di lui (soprattutto se deve portarli solo per guardare alla lavagna o poco più e quindi sarà tutto un togli e metti) succederà un qualche imprevisto.
Mio figlio perse il primo paio di occhiali la settimana dopo averli comprati, per dire…
Vi assicuro che apprezzai tanto il fatto di aver trovato un ottico, che mi consigliò l’assicurazione!

ottico per bambini

8)  sfatiamo un mito: le lenti a contatto nei bambini.

I bambini sono perfettamente in grado di portare le lenti a contatto, non impressionatevi.

Ci sono bambini che devono portarle dalla nascita a causa di particolari patologie (tipo la cataratta congenita): in questi  casi sarà il genitore ad averne la gestione completa, ma crescendo il bambino imparerà.

Un bambino impara da noi, se noi gli insegniamo la gestione corretta della lente a contatto, a partire dall’igiene, lui non la scorderà mai.
Esistono motivi diversi dalle patologie che possono consigliare l’utilizzo delle lenti a contatto: non escludetele a priori: psicologici (se un bambino non riesce ad accettare in nessun modo l’uso dell’occhiale o se se ne sente limitato), pratici (soprattutto se pratica sport di contatto o acrobatici, come la ginnastica artistica, o se è inibito dalla paura di farsi male con gli occhiali e ne va della sua socialità)

9) Il bambino è iperattivo: può dipendere da un difetto visivo?

Il bambino ha un deficit di attenzione: può dipendere da un difetto visivo?

Il bambino non va bene a scuola o ha spesso mal di testa: magari non ci vede bene?

Non esiste relazione tra iperattività e deficit visivo, né tra deficit di attenzione e deficit visivo, anche se non si può escludere che un difetto della vista non individuato possa agevolare la distrazione e rendere più difficile la concentrazione.

In qualsiasi caso il bambino abbia un rendimento scolastico non soddisfacente, è sempre bene sottoporlo come prima cosa ad una visita oculistica per accertarsi che la difficoltà non dipenda da un problema di vista.

Ovviamente, se non ci sono deficit visivi, la causa va poi indagata altrove.

Lo stesso vale per i frequenti mal di testa: potrebbe trattarsi di un problema di vista.

10) non ci sono difetti visivi veri, serve qualcosa per prevenire o comunque per il benessere visivo?

Sì, un buon paio di occhiali da sole.

Sono fondamentali, non solo per questioni estetiche, ma di salute.
importantissimi sono i filtri: cercate di comprare occhiali classe 1 (i cosiddetti  DPI – dispositivi di protezione individuale) che filtrano il 99% dei raggi nocivi.

L’occhiale deve avere una certificazione di conformità sia della montatura sia delle lenti.

Molti altri sono gli occhiali che possono far avere un migliore confort visivo, in assenza di veri difetti: le lenti con trattamento luce blu, appositamente studiate per ridurre i danni da tablet & co., e le lenti ambrate, per aumentare il contrasto che gli stessi dispositivi hanno poco sviluppato, rilassando la vista. Rivolgetevi sempre ad un buon negozio di ottica.

dott nucci oculista bambini

E infine un mito da sfatare a cui tengo particolarmente e che riguarda voi mamme:

11) Ho una forte miopia, posso partorire?

Ho una forte miopia: posso allattare?

La risposta ad entrambe le domande è: sì, sì e ancora sì!


Grazie per le informazioni e per la collaborazione al Prof. Paolo Nucci, direttore della clinica oculistica universitaria dell’ospedale San Giuseppe di Milano, e al Dott. Gheller, optometrista, psicologo, docente presso la scuola dell’istituto “B. Zaccagnini” di Bologna e Milano, per la pazienza, la competenza e la professionalità.

Grazie a GrandVision Italy, che ci ha regalato questa importante occasione di crescita. Vi consiglio di fare anche un giro sul loro sito dove potete trovare maggiori approfondimenti sul tema e fantastiche promozioni per voi e per il vostro bambino!

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