“Babbo Natale esiste?”: tutto sulla domanda più difficile

Una delle gioie più grandi dell’essere mamma è stata la possibilità di tornare in un meraviglioso mondo magico.

Il bacio che guarisce tutto, il cordone invisibile che ci lega, la fatina dei dentini, Babbo Natale e Santa Lucia.

E’ stato un regalo bellissimo rivivere tutta la gioia e l’emozione della mia infanzia attraverso i loro occhi, e quindi temevo tantissimo la fatidica domanda: “ma Babbo Natale esiste?”.

Me lo aspettavo, ovviamente, dalla terza elementare ogni momento era possibile. Mi ero anche preparata, avevo letto vari post in rete, e questo è forse il più completo.

Però poi ti capita tra capo e collo e tutto si complica.

La settimana scorsa, dopo una giornata già faticosa di suo, arrivo a casa sfatta e mentre sono in corridoio ancora con la giacca addosso, Ale mi dice: “io so cosa vorrei da Babbo Natale, ma tanto so già a chi chiederlo vero??”.

Io ho abbozzato un sorrisetto stile Gioconda e volevo filarmela ma lui insisteva: “allora, mi rispondi?”

Io ho ammesso “Ale non sono pronta per questo discorso, dammi dieci minuti”.

Ho preso un the, riordinato le idee, cercato di ricordare il post di Claudia e ok, respirone e ci siamo chiusi in camera.

Non ho nemmeno cercato di rimandare il problema dicendo certo che esiste o “tu ci credi?”, sono andata dritta al punto dicendo che Babbo Natale è una magia meravigliosa, e che in effetti una persona sola non potrebbe fare tutto e quindi questa magia entra in mamma e papà e.. “sì, lo so, la magia entra in voi, altrimenti non potevi sapere sempre quello che volevo!”.

“Già, e per noi è bellissimo rendervi così felici. Ora sei anche tu un aiutante di Babbo Natale e mi potrai aiutare a fare una bella sorpresa a tu fratello”.

Fin qui tutto bene, è stato anche un momento dolce e intimo. Poi però siamo passati alle domande:

“ma quindi quella volta che siamo tornati da Messa e sono apparsi i regali?”

Mhh, probabilmente sono uscita dopo con una scusa (e ho visto che ci è rimasto male)

“E la volta che abbiamo visto la slitta e le renne in cielo?” (anni fa tornando dai suoceri la vigilia, quando ancora si poteva festeggiare assieme, è apparsa in cielo una meravigliosa fila di luci: in realtà era una strada in montagna con una fila di auto, ma nell’oscurità sembrava davvero una slitta in cielo, eravamo tutti super esaltati, lo ricordo come un momento bellissimo).

Emh non credo fossero renne… “ma sì, ricordi???!!!”

Ho capito che va bene la verità, ma non serve infierire e quindi ho glissato con un

“Beh, forse era davvero il vero Babbo Natale che passava”.

Lui ha accettato senza battere ciglio.

Insomma alert n. 1: a volte la fatidica domanda arriva, ma non sono pronti proprio per TUTTA la verità nuda e cruda, quindi siate pronti e semmai mischiate realtà e magia.

“Comunque mamma, se vuoi che Alberto ci creda  ancora devi essere un po’ più furba e non tenere le scatole delle scarpe che ci regali (a Santa Lucia avevo fatto trovare degli stivali da neve, come da tradizione senza scatole, peccato che le avessi riposte nello sgabuzzino e le hanno beccate qualche settimana dopo…).

In effetti devo ammettere che anche pe me l’entusiasmo è un po’ scemato: non ho più fatto le impronte finte, non facevo più le scenette in cui fingevo di vedere le renne, non suonavo più la campanella di Santa Lucia, l’anno scorso ho pure scordato di bere il latte e ,mangiare i biscotti, ho evitato la tragedia per un soffio.

Crescono noi e, ahimè, invecchiamo noi e sì, ho smesso io per prima di credere di essere Babbo Natale. In certi momenti ho pure sperato che lo scoprissero e che fosse finita.

Ora mi pento, potevo giocarmela meglio e forse avrei potuto essere meno schietta anche con lui.

Ma lo vedo così grande, parlare di Babbo Natale e un secondo dopo di sessualità mi pareva così assurdo… eppure loro sono assurdi, sono a metà tra la magica infanzia e l’adolescenza, dobbiamo accettare questo passaggio che per alcuni sarà brusco, ma per altri invece è più nebuloso e mescolato.

Lui forse non era ancora del tutto pronto, alcuni amici ne parlavano ma per lui era solo una possibilità che non aveva voglia di approfondire. Poi ci ha pensato il Catechista, ed è stato il colpo di grazia.

Non sarà uguale per tutti: ci sarà il bambino a cui lo dice -male- il compagno di classe e arriverà in lacrime, altri, fortunati come il mio, che in fondo lo scoprono da soli con piccoli dettagli (e sviste nostre): la carta del negozio vicino a casa, la scrittura della mamma, il prezzo lasciato sopra il regalo…

Lui da un paio d’anni faceva domande buttate lì, ma si faceva andare bene una scusa qualsiasi.

Tante volte si finge di non vedere, no?

C’è un momento giusto per dirlo?

Mah, io non lo direi, e aspetterei la fatidica domanda. Ormai difficilmente si arriva al Natale della quinta elementare.

Ecco,  non credo lo avrei lasciato arrivare in prima media credendo a Babbo Natale sinceramente.

E’ andata bene così, la quinta la trovo un buon compromesso.

Lui è sereno, ma  in fondo forse avrebbe voluto una risposta diversa, chi lo sa. La convinzione che le renne fossero davvero renne mi ha commosso.

E’ ancora un bambino, il mio bambino, e devo trovare il modo di dargli ancora un po’ di magia, perché se lo merita.

 

 

 

 

 

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3 Comments

  • Anch’io ho avuto lo stesso problema con mio figlio. Gliel’ho detto quest’anno che ha 9 anni e che faceva continue domande per via dei discorsi sentiti a scuola dai compagni… Però gli ho anche detto che lo Spirito del Natale esiste e che è quella cosa che senti nel cuore quando addobbi l’albero, vedi un presepe o ascolti una canzone natalizia. Che lo Spirito del Natale non è un’invenzione. È qualcosa che non si vede ma si percepisce…

  • Ma solo mio figlio , unicogenito, compie appena 7 anni il mese prossimo, è così precoce che proprio ieri mi ha chiesto di dirgli tutta la verità su babbo Natale? Io gli ho detto tutto con il contorno adeguato, ma avrei preferito che vivesse questa magia ancora per un po’. Poi ha detto che prossimamente indagherà anche sulla befana e sul topino dei denti….

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