Come educare alla resilienza, alla speranza e all’amore #Conta su di me

Quando parlo con le altre mamme esce un tema ricorrente: i nostri bambini hanno troppo, non si appassionano a nulla, se ne fregano delle punizioni e delle sgridate.
E’ un atteggiamento abbastanza comune, e credo sia dato dal benessere, dalla sensazione di onnipotenza che dà, inconsciamente, avere tutto.
Il gioco fico, l’ultima console uscita, ogni genere di corso sportivo che poi si abbandona senza pietà per cambiare l’anno successivo.
Spesso ho pensato a come far capire loro che non devono adagiarsi, che devono lottare per ottenere quello che vogliono, e credo che l’unico modo sia immergersi davvero nella vita di chi è meno fortunato.
Nel mentre che decido dove e come, grazie a Dio ogni tanto anche il cinema ci viene in aiuto nei nostri sforzi educativi.
Io ho apprezzato moltissimo Conta su di me, che ho potuto vedere in anteprima con i bambini.
Premetto che io in tema film sono piuttosto “snob”, ho gusti difficilissimi, detesto i film banali e quelli volutamente strappalacrime.
E, leggendo la trama di Conta su di me, dubitavo che incontrasse i miei gusti.
Mi sono ricreduta in pieno: è tutto fuorché banale e strappalacrime.
Lo trovo perfetto per iniziare a trattare diversi argomenti in famiglia.
Innanzitutto, ovviamente, il tema di chi sta male: non c’è accanimento nel dolore, in questo film, anzi, anche i temi più dolorosi sono trattati davvero con grazia, addirittura con ironia, un’ironia però mai pesante o fuori luogo. In questo modo i bambini hanno preso consapevolezza di realtà anche molto pesanti però con un tocco … soave, non mi viene un altro termine.
Poi c’è il tema della speranza, quello che mi ha colpito di più.
Perchè sì, si tratta anche il concetto di “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo” ma non è il principale a mio avviso, o forse la bellezza di questo film è che arrivano messaggi diversi a seconda di chi lo guarda.
A me ha colpito, per l’appunto, la forza enorme della speranza.
Che non deve mancare mai, anche in un hospice dove bambini con poche speranze vanno comunque a scuola, perché se manca quella, non si trova più la forza di vivere.
Quante volte ci siamo sentiti “persi”, affondati nelle sabbie mobili di una situazione che ci sembrava senza via d’uscita?
Ecco, se ci si sente senza speranza, in quelle sabbie mobili ci si lascia sprofondare senza lottare.
Tante altre volte invece riusciamo ad affrontare con grinta e ottimo umore anche situazioni davvero pesantissime, solo perchè vediamo la speranza di un vita più felice, là in fondo.
In questo film la speranza cambia davvero la vita dei protagonisti, ma ovviamente non vi dico di più.
C’è un altro tema fondamentale, che forse per i bimbi è meno immediato, ma sono certa che sedimenta, in fondo al cuore: e cioè che una vita ha senso quando si ama, quando ci si dedica agli altri.
Altrimenti restano solo ore vuote, riempite di cose, di soldi, di quel che si vuole, ma restano vuote.
Quando ci si dedica a qualcuno invece, tutto acquista senso.
Insomma, un film da vedere, perchè ci si diverte, si ride, forse scenderà anche qualche lacrima, ma soprattutto si riflette: io ci rimugino da giorni e ne abbiamo parlato spesso con i bimbi. Come dicevo, è stato lo spunto per tante chiacchierate davvero profonde.
Una menzione speciale anche agli attori, quel gran fico di Elyas M’Barek, il ragazzino, la madre, per una volta non magrissima e fichissima, ma talmente umana, con le sue urlate e sconforto, che si finisce per trovala bellissima.

Ci sono alcune scene che magari per i piú piccoli possono essere forti (cocaina in discoteca e uno strip che dura pochissimi secondi): i miei figli hanno 7 e 10 anni e anche queste scene sono state talmente rapide e non maliziose che non danno minimamente fastidio, ma preferisco precisarlo (peraltro si vede anche nel trailer) in modo da non avere mamme shoccate. Anzi, questo è stato un altro tema affrontato: la curiosità nei confronti dell’altro sesso che si sviluppa ad una certa età, ed è normalissima e per nulla imbarazzante.

Se andate a vederlo fatemi sapere, sono davvero curiosa di conoscere la vostra chiave di lettura!

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