Il diritto di una donna di lavorare

Essere donna vuol dire tante cose meravigliose: personalmente, se rinascessi, vorrei rinascere donna.

Nonostante tutto.

Sì, c’è proprio scritto “nonostante tutto”.

Perché essere donna molto spesso significa dover fare il doppio della fatica per ottenere la metà e ogni donna lo sa, anche se non ci bada più: d’altronde, è la nostra naturale condizione, ci sembra normale.

Solo che no, non lo è.

Le bambine e le ragazze sono statisticamente le migliori a scuola: noi donne siamo maggiormente diligenti, disciplinate, colte e istruite.

Raggiungiamo risultati eccellenti negli studi e otteniamo lauree con risultati superiori.

Solo che…

Ci dedichiamo in numero massiccio alle materie umanistiche, molto meno alla scienza. E non perché non siamo portate o siamo incapaci o il nostro cervello non è fatto per la scienza: è un arcaico retaggio culturale, niente più che un pregiudizio, che però arriva in modo silenzioso ovunque e ci convince che una donna scienziato debba restare una rarità. Che si tratti di cartoni animati, di fumetti, di libri per bambini, di libri scolastici, di giocattoli, di bambole o di film, se il maschio fa il dottore, la femmina fa l’infermiera; se il maschio fa lo scienziato, la femmina fa l’assistente; se il maschio fa il meccanico, la bambina fa la mamma o le regalano paletta e scopina o, se va bene, il mini aspirapolvere.

Solo che se riusciamo a lavorare, ci occupiamo statisticamente di svolgere mansioni inferiori, nonostante la nostra preparazione sia in molti casi superiore.

Se riusciamo a lavorare, a parità di mansioni, la nostra retribuzione è più bassa, che si tratti di una multinazionale o di Hollywood.

Se riusciamo a lavorare finché diventiamo madri, molto spesso, dopo esserlo diventato, ci troviamo a dover chiedere un demansionamento o a dover scegliere se tenere il posto di lavoro o a casa, senza scelta.

Se riusciamo a lavorare avendo avuto un figlio, ci riusciamo in misura assai minore dopo averne avuti 2 e ancor meno dopo averne avuti altri. Parla l’Istat.

Se una mamma lavora si scontra molto spesso con chi ritiene che sia una pessima madre solo per questo o comunque una madre meno buona di una che non lavori. Il nesso mi sfugge, ma la considerazione sociale con cui ci scontriamo è questa.

Se una mamma sceglie di lavorare senza averne necessità, è automaticamente additata come una carrierista cui interessa più la propria ambizione dei figli.

Ad un uomo non succederebbe mai. Qualcuno si chiede se un uomo lavori per ambizione, per diletto o per necessità?

Per una donna, invece, la motivazione per cui lavora è tendenzialmente di dominio pubblico. E oggetto di sindacato e giudizio.

Eppure…

Eppure ci sono donne al vertice, sempre di più.

Eppure ci sono storie di successo femminile che meritano di essere raccontate.

Eppure ci sono donne che non sono disposte a scegliere.

Eppure ci sono aziende attente alla donna, che non viene solo tollerata in azienda, ma valorizzata e apprezzata per il contributo che la sua presenza dà.

Sabato e domenica in Università Bicocca abbiamo partecipato ad Elle Active! Il forum delle donne attive organizzato da Elle, e lo abbiamo fatto grazie a Generali Italia, che è tra queste aziende.

Abbiamo ascoltato dibattiti, confronti, storie di donne che ce l’hanno fatta, storie di eccellenze, storie di riscatto, perché come si rimette in piedi una donna nessuno mai.

Moltissimi gli ospiti importanti e le personalità, di spessore gli interventi, ma consistente anche il supporto dato alle donne intervenute per imparare: tanti i corsi offerti dagli sponsor sia per formare sia per supportare sia per informare.

Una marea rosa solidale e coesa era presente.

Ecco, se questa marea rosa restasse coesa nel chiedere, nell’imporre e nel pretendere il diritto a lavorare e ad essere considerate al pari dei colleghi uomini, forse qualcosa si muoverebbe.

Se in aziende come Generali Italia in ogni sede sono presenti cose pratiche come gli asili aziendali, gli shop e il servizio di lavanderia, è perché si può fare.

Se per ogni posizione aperta i piani alti richiedono che ci siano anche candidature femminili, è perché si può fare.

Se per promuovere lo studio femminile delle materie scientifiche vengono erogate borse di studio alle ragazze, è perché si può fare.

E noi, care donne, dovremmo pretenderlo.

Perché lavorare è un dovere, ma prima ancora un diritto.

 

Post in collaborazione con Generali Italia

 

 

 

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2 Comments

  • Ciao. Quella cosa della scienza e della tecnica l’ho notata anche io in questi giorni avendo fatto open day per la scelta delle scuole superiori di mia figlia. Ancora oggi al liceo scientifico, in particolare scienze applicate, come piuttosto alcuni tecnici, le ragazze rappresentano solo 1/3 della classe, e non ci si spiega il perché visto che fino alle medie sono loro a primeggiare coi voti anche nelle materie scientifiche. Si potrebbe obiettare che, per contro, i licei scienze umane o linguistici sono in prevalenza seguiti da ragazze, ma in queste caso non c’è correlazione con i voti delle medie.
    credo che ci sia proprio una spinta involontaria della società(pensa tu) a far sì che le donne si avvicinino il meno possibile a certe professioni: io stessa trent’anni fa facevo parte di quelle ragazze che frequentava una scuola in cui eravamo al massimo una decina in tutto l’istituto e posso confermare che, per chi si fermava solo a quel genere di diploma (il geometra ad esempio), c’erano diversi problemi a lavorare al pari dei coetanei maschi, per quanto meno titolati.
    Se però la spinta involontaria esiste, non bisogna demordere e insegnare alle nostre giovani figlie che possono ottenere anche la stessa posizione se tirano fuori la loro di volontà e forse, tra qualche decennio, ce la faremo

  • Ricordo come fosse ieri quando un architetto amico di famiglia disse con disprezzo a me, ragazzina adorante che sognava di fare il suo stesso mestiere da quando aveva 6 anni, “…tanto le donne ad architettura finiscono sempre per fare solo le arredatrici…”Allora giurai che avrei fatto di tutto per essere un Architetto, come e più di lui….ed eccomi qui! Mamma di due figli e Architetto, nonostante tutto e tutti! …..ma quanto hai ragione, che fatica!!!

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