Come affrontare un tema difficile con i bambini: con un libro

Quando si tratta di affrontare un tema difficile con i bambini, molto spesso noi genitori cerchiamo un libro che ci aiuti.

Non deve essere un libro qualunque, ma un libro che sappia parlare loro in una lingua che loro sappiano comprendere (in “bambinese” dice un famoso pediatra), un libro che, a supporto delle parole, abbia immagini che siano in grado di decodificare e che ci aiuti a far arrivare i concetti al cuore oltre che alla testa.

Come raccontereste a un bambino la sua malattia o quella di un amico?
Con l’aiuto di un libro, direte in molti.
Sì, ma quale?

Ve ne consigliamo uno particolare, scritto da una penna d’eccezione, che racconta sì una storia, ma che ne ha anche a sua volta una bellissima, perché nasce da bambini che la malattia la conoscono e dalle loro famiglie.

Ed è proprio da questa storia che voglio partire per raccontarvene un’altra, perché è una storia di inclusione i cui protagonisti sono i bambini emofilici: è parlando con loro e con le loro famiglie nell’ambito di un progetto a sostegno degli emofilici che è nata l’idea di raccontare questa malattia usando la metafora e l’immaginazione. Ma perché raccontare l’emofilia? Perché conoscerla è importante sia per chi ne è affetto, per accettarla, ma anche per chi dovesse averci a che fare.

In fondo, ci hanno raccontato i bambini, la loro vita è come quella di tutti i bambini del mondo… Devono solo curarsi (e per fortuna oggi si può) e stare un po’ più attenti.


In cosa è diverso un bambino emofilico?
In realtà in nulla a vederlo, ma se guardiamo con gli occhi di un bimbo che conosce la sua malattia, e soprattutto con gli occhi della sua mamma e del suo papà, allora vedremo che rischia di sporcarsi facilmente se si punge o si graffia, come… Come un unicorno bianco.

E deve stare un po’ più attento, come deve fare l’unicorno se non vuole far male con il suo corno.

Ed è raro, perché l’emofilia è genetica e rara: raro e speciale come un unicorno.

Ecco perché la storia raccontata da questo libro ha come protagonista questo animale delle fiabe, un cucciolo che incontra le difficoltà note ai bimbi affetti da questa malattia: si sporca con nulla, si sporca se gioca, se corre, se esce, se si muove…

Se vive.

Potrebbe decidere di non fare quasi nulla per non sporcarsi e per non fare male a nessuno (o non farsene, nella visione del bimbo malato) e forse sarebbe meglio… Ma sarebbe bello passare i giorni così?

Non divertirsi? Non fare, non rotolarsi, non litigare, non farsi toccare?

No, sarebbe una rinuncia alla vita.

E davvero deve farla?
La decisione starà a lui e solo a lui: la sua vita è nelle sue mani.

 

Alla presentazione del libro “L’unicorno”, scritto da Beatrice Masini, illustrato da Giulia Orecchia, edito da Carthusia e in quell’occasione letto superbamente da Lella Costa nella splendida cornice dei Bagni Misteriosi a Milano, ho portato mio figlio che ha seguito con attenzione e partecipazione per poi andare in giardino a giocare con gli altri bimbi, emofilici e non.

Tornando a casa mi ha raccontato che, nel rincorrersi tra bambini, un bimbo emofilico ha avvertito un altro, come lui malato, della presenza di un roseto:

“fa attenzione – gli ha detto – ci sono delle spine!”

e sono andati avanti a giocare, come nulla fosse e com’è giusto che sia.

“Vedi, mamma, devono solo fare più attenzione di me… Un po’ come te che hai la pelle delicata e ti arrossi con niente o mia sorella che se prende il raffreddore poi respira male o quel mio compagno che si spacca qualcosa ogni volta che casca: ognuno ha la sue, no?!”.

Già, ognuno ha le sue.

Post in collaborazione con Carthusia, Ace Milano e Fedemo e con il supporto incondizionato di Sobi 

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