La maternità è una gara tra cretine

essere mamma è difficile
Perché la maternità non è sempre bella

Diventare madri, partorire e occuparsi di un neonato per alcune donne è un processo difficile, lastricato di lacrime e sangue, di buio, di difficoltà, di privazione del sonno, di una vita sociale, di fatica.

C’è qualcosa di male ad ammetterlo?

No e non deve assolutamente essere così.

Per anni mi sono battuta perché l’immagine della maternità fosse ANCHE composta da elementi negativi, sbavati, sfocati, perché ci fosse più sincerità sul tema, perché nessuna si sentisse inadeguata, perché ogni donna potesse dire che il parto era stata un’esperienza unica, ma magari negativa, che l’allattamento era stato un incubo, che al ritorno a casa dall’ospedale aveva pianto le lacrime del mondo, che il puerperio era stato il periodo più buio della sua vita, che aveva sofferto di depressione post partum.

E le naturalmente belle esperienze di maternità? Esistono, il mondo ne è altrettanto pieno e si sa che il bello è più facile da esternare e da condividere, a me invece interessava sdoganare il brutto perché arrivasse il bello.

A volte credo che tutto sia cambiato negli anni e che oggi non serva più parlare di difficoltà, di esperienze negative, di fatica, di ormoni difficili da gestire o di tette doloranti che sgocciolano, ma poi leggo la reazione a una se vogliamo stupida e forzata polemica tra un’attrice di Hollywood e una principessa sul pisello inglese e mi dico che sì, cazzo se serve ancora!

Perché in una polemica tra super privilegiate, sia chiaro, non ho visto quasi da nessuno cogliere il punto della situazione e pensare al messaggio, mentre non conto quante si siano affrettate a dire che loro al parto erano truccate e pettinate.

Che loro non erano stravolte.

Che per loro era stato una passeggiata.

Che lo rifarebbero oggi per quanto sia stato facile.

Che si erano fatte la piega nel pomeriggio e fatte truccare dal visagista delle dive di sto cazzo.

Che la sera erano fuori a cena o a ballare (estremizzo, ma insomma…).

E mi chiedo perché.

Perché dirlo?

Che necessità c’è?

E il parto in sé c’entra col messaggio che si voleva veicolare e cioè che la maternità va considerata e pubblicizzata anche e soprattutto da chi conta come un qualcosa di naturale sì, ma di complesso e variegato, di difficile, di forte, di sconvolgente nel bene e nel male e che nessuna e dico nessuna deve sentirsi inadeguata osservando una star, ma anche una donna normale che fa la figa dicendo che ha partorito in 5 minuti per poi andare a farsi truccare da Diego dalla Palma?

Ma è una gara la maternità?

E una gara a cosa?

A chi è più fortunata?

Perché lo sapete, vero, che solo ed esclusivamente di quello si tratta?

O qualcuna è convinta che se non ha avuto un’emorragia enorme o delle emorroidi per settimane ha un merito?

Che se non ha avuto delle lacerazioni da non farla sedere per 3 settimane sia stata brava?

Che se non ha dovuto subire un cesareo o un travaglio lungo e spossante sia stata eccezionale?

Che se non ha sofferto di baby blues o peggio di depressione post partum è solo perché è stata brava?

E brava esattamente a fare che?

A volte me lo chiedo, sì, se abbia ancora senso parlare di certi temi oggi.

E sì, la risposta purtroppo è ancora sì.

 

 

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