Mia figlia conta in inglese. Peccato che non sia merito mio.

Come ho insegnato i colori a mia figlia

Le educatrici del nido e altre mamme mi hanno ultimamente fatto notare a più riprese e in più occasioni che mia figlia, 2 anni, sa contare in italiano, in inglese, sa l’alfabeto in inglese, riconosce qualunque colore (anche quelli difficili come il grigio, ha sottolineato col sorriso un’educatrice tanto carina) e li dice in 2, anche 3 lingue, sa tante canzoni in lingue straniere, russo incluso, e non so neanche io che altro.

“Ma che brava sei!”

Io?

Brava io?!

Vorrei tanto dirvi che parlo 12 lingue, russo incluso, e le ho insegnato pazientemente, giorno dopo giorno, tutti i colori del mondo in più lingue, ma… La verità è che è stato YouTube.

Sì, è stato YouTube.

E lo ammetto, perché sono sincera e non mi è mai importato molto del giudizio altrui.

Non che io vada fiera di consentirle di guardare dei video quando ho da fare, sia chiaro, ma è così, è la verità e non vedo perché dovrei negarlo. Ho un lavoro full time come dipendente, un secondo lavoro come libera professionista che mi porta via diverso tempo, sto ristrutturando una casa e preparando il trasloco, ho 2 figli, il primo di 9 anni con quindi annessi e connessi scuola, compiti, sport, catechismo e tanta necessità di passare del tempo con gli amici, oltre che di confronto con me e con suo padre.

E questo per limitarmi alle cose più importanti.

Posso avere io il tempo di insegnare a mia figlia l’alfabeto in inglese o come si dice giallo in russo?

No.

A parte il fatto che nemmeno lo so come si dice giallo in russo, per dire…

A questo punto, però, scatta nell’interlocutore lo sguardo, e a volte anche la parola, di disapprovazione.

Fino a 30 secondi prima c’era solo ammirazione per il risultato e curiosità per il metodo, ma appurato che il metodo è YouTube, scatta la disapprovazione.

Ma come?!

Non eri così ammirata da venirmi a chiedere come può essere così brava mia figlia?

Non la trovavi bravissima e non mi reputavi una gran figa?

Non che io voglia in nessun modo incentivare e spingere l’uso dei dispositivi elettronici da parte dei più piccoli, lungi da me, sto raccontando questo solo per ragionarci, ma non nego che questa cosa mi ha fatto per l’ennesima volta pensare a quanto siamo bipolari noi madri, a quanto siamo meschine, a quanto siamo piene di preconcetti e a quante sentenze sputiamo spesso anche un po’ a casaccio, ndo cojo, cojo, senza criterio.

Perché, ecco, riflettete un attimo:

se io invece che dire la verità e beccarmi i conseguenti sguardi di disapprovazione dalle mamme, al

“Ma che brava che sei ad insegnarle tutte queste cose!”

dicessi ogni volta semplicemente

“oh, grazie! Sei molto gentile… Sì, certo, mi costa fatica, ma ne vale la pena, vedi?”

sarei un idolo.

Sarei LA mamma dell’anno.

Sarei quella che quando arriva al parco viene additata come quella che “Oh, troppo figa lei, pensa, insegna il russo a sua figlia!”.

Invece, siccome dico serenamente che la maggior parte delle suddette conoscenze di mia figlia vengono da YouTube, allora sono una stronza, una madre di merda che fa vedere i video dal cellulare alla figlia, una da disapprovare e sia mai che i loro bambini siano come la mia bambina.

Ma allora cosa conta?

Contano le competenze o il metodo di insegnamento?

Conta quanto si è dovuta impegnare la mamma o conta quanto si è impegnato il bambino?

Conta il risultato o, come sempre, quanto sacrificio materno il risultato è costato?

O conta lo schifo che ci fa che una mamma si alleggerisca le giornate per una settimana, per un mese, per un anno o per sempre?

 

 

 

 

 

 

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2 Comments

  • Rimani una gran figa. E lo è pure tua figlia che si è imparata da sola tutte queste cose. La trovo una fantastica forma di autonomia, anche se non montessoriana, e per questo assai esecrabile eh !!! 😀
    Dalla mamma di una bimba che sa pure lei i colori e i numeri in inglese, spagnolo e un imprecisato numero di lingue slave…

  • Conta imparare a pensare un po’ di più ai fatti propri soprattutto su certe cose. Mi meraviglio sempre di come siano tutti bravi a sindacare su cose di questo tipo, ma laddove si sa di fatti davvero gravi tutti tacciono, salvo poi commentare dopo “ah io lo sapevo, io lo dicevo, io … io … “

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