Mamme di figlie femmine volume due

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Abbiamo preso insulti in occasione della fenomenologia della mamma di figlie femmine.

Abbiamo sentito gridare che schifo in occasione delle nostre confessioni su quanto le figlie femmine sappiano essere poco femmine.

Ma ora facciamo sul serio. Cosa significa essere mamma di figlie femmine?

Che ti chiederanno almeno una volta al giorno quando fai il maschio.

Che ti diranno “eh però il papà ci teneva ad avere un maschio”.

Che qualche vecchina si rattristerà incrociandoti.

E darà la colpa a te (!!!!), dicendoti che non dovevi mangiare questo e quello né dormire a pancia in giù.

Avere figlie femmine significa che nessuno ti ha mai fatto la pipì in faccia al cambio pannolino, per carità. Però sai benissimo cosa significa togliere cacca molle da ogni interstizio possibile.

Avere figlie femmine significa essere in continua lotta tra “la mia principessa” e “oddio no cazzo il genere no tieni un trattore tesoro!”.

Tutti sono convinti che casa tua sia rosa: rosa le pareti, rosa i vestiti, rosa i giochi. In realtà i colori preferiti delle tue figlie sono tipo viola verde e blu e non hanno nemmeno una bambola perché le odiano.

A volte ti senti in difetto perché tutti ti dicono che le bambine sono più calme, e ti chiedi perché la tua sembri un diavolo della Tasmania, a tre mesi come a 10 anni.

Da quando le togli il pannolino e fino alla pubertà, la tua vita non sarà più la stessa: quando siete in giro, devi portarla in bagno. E tu sai cosa significa andare in bagno, per una donna. Dovrai insegnarle a non appoggiarsi, a stare in equilibrio, ad apparecchiare la carta con la tazza, a non toccare niente. Per non parlare di quando il bagno non c’è: tenerla sospesa a mezz’aria dietro a un pino, sperando che nessuno vi veda, sperando che non te la faccia sulle scarpe, che non se la faccia sulle mutande, che insomma ce la faccia. E spesso non ce la fa.

Ti senti dire che tu non puoi capire: le femmine preferiscono il papà. Peccato che ieri sera ti abbiano detto “sai mamma, i maschi non mi piacciono”.

Sai che dovrai cercare di difenderla dal mondo, finché potrai: dai maschi violenti, dalle altre donne cattive.

Sai che ogni giorno devi lottare per non farla cadere nei cliché: che non sono il rosa e le bambole, ma la ripartizione dei compiti, l’impegno comunque, che si può essere belle e intelligenti al tempo stesso, le due cose non si escludono. Che dovranno farsi spazio nel mondo, in un mondo tutto maschile.

Essere mamma di femmine significa avere miliardi di capelli sparsi per casa. Tanti, tantissimi capelli.

Significa passare ore col phon in mano, togliere pidocchi e pidocchi e pidocchi, preoccuparsi per i peli che spuntano troppo presto, per le tette, per i continui sbalzi d’umore.

Significa anche essere più o meno tranquille per la scuola. Più o meno.

Insomma, essere mamme di figlie femmine è tutto un mondo, come immagino sia esserlo di figli maschi. Il bello è che passiamo le giornate a sfatare i miti, noi mamme, che siano sui maschi o sulle femmine. A volte li confermiamo, per carità, ma quello dipende da noi e dalle loro attitudini.

Io spero di essere una mamma di figlie femmine capace di insegnare loro ad essere forti, ma anche a saper chiedere aiuto. Di crescere due donne che sapranno contare più sulla testa che sul corpo. Che sapranno farsi rispettare, più e meglio della generazione che le ha precedute.

Ecco, io sono felice di crescere due femmine, anche se non ho le pareti rosa.

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