Vorrei un po’ di leggerezza

Vorrei alzarmi la mattina e trovare solo sorrisi e buon umore. Vorrei andare al lavoro e … lavorare, lavorare volentieri, con passione ed entusiasmo, invece che passare le giornate a risolvere casini tecnici tra pc che non funziona, mail che non partono, fascicoli che non trovo.

Vorrei uscire dal lavoro e andare a bere un aperitivo con le amiche, farmi due risate e tornare a casa ancora sorridendo.

E invece, anche quando potrei io, nessun’altra può: i figli, il lavoro, la macchina il parcheggio il sono stanca.

E così, torno a casa e stop.

Vorrei rientrare e poter stare un’ora a chiacchierare con i miei figli, e non a svuotare lavastoviglie, caricare lavatrici, piegare panni. E loro davanti alla tv.

Vorrei poter prenotare un week end o infilarmi in un negozio e approfittare dei saldi senza dover rompere il maialino di mio figlio (probabilmente pieno di carte di caramelle). Vorrei andare al cinema, così, perché mi va, a vedere un film che piace a me.

Vorrei prenotare le ferie estive In Puglia, in Sicilia o in Grecia senza chiedermi “chissà se potrò permettermi di andare in ferie”.

Vorrei potermi alzare e fare una colazione in silenzio leggendo il giornale (invece anche se metto la sveglia alle 5 mi intercettano e devo negoziare mezz’ora perché tornino a dormire). Vorrei ridere, di quelle risate che tolgono il fiato e fanno venire male alle costole.

Invece è un periodaccio, ma accio accio.

Sapete quando non c’è (quasi) nulla che va come deve e vi sembra che non ne uscirete mai? Lo so che tutto passa, che tra qualche tempo sarà un ricordo eccetera eccetera (lo avevo detto io ;-P ) ma che vi devo dire, va così.

Ma la cosa che detesto di più è la pesantezza contagiosa. La pesantezza che respiro e che trasmetto, vedere che, per quanto mi sforzi, i problemi me li porto a casa e contagio tutti, contagio il marito e insieme contagiamo i figli e sento ovunque questa cappa di pessimismo.

Che poi fa da circolo vizioso: marito scazzato, io ancora più scazzata, figli nervosi che rendono noi ancora più nervosi e scazzati.

Qualche giorno fa ho letto un’intervista, non ricordo nemmeno a chi. Ricordo solo che questo personaggio raccontava di essere cresciuto con il nonno, che si faceva un culo così, lavorava come somaro e avevano poco e niente “ma con noi era un grande, in casa riservava solo il meglio di se”.

Che grandi sono le persone che in casa riservano il meglio? Che si fanno un culo tanto e invece che tornare a casa stanchi e infastidirsi per i figli casinisti o i mille inconvenienti che capitano in famiglia, sono sempre di buonumore e regalano la propria parte migliore? Io ci provo, ci provo ogni santo giorno, ma no, non posso dire di riuscirci. Magari riesco a lasciare i casini fuori, ma sono così esausta che li lascio davanti alla TV, per stare un po’ da sola. Oppure lascio i casini fuori, ma li porta dentro mio marito e sbotto. Insomma, escono dalla porta e rientrano dalla finestra.

Come si fa a regalare ai figli la propria parte migliore?

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8 Comments

  • Domandone da mille punti! Come si fa??? Bho
    Sono in maternità e tra meno di due mesi ritorno in ufficio. A differenza delle due volte precedenti, pensare al rientro mi rende malinconica. So perfettamente che giostra mi aspetta, in quale frullatore mi dovrò tuffare. E so la fatica di tornare a casa sfatta ma dover riservare attenzioni ai miei briganti. E l’unica cosa che mi aiuta è cantare nel tragitto verso casa. Sono pochi chilometri e ammetto che, in giornate più dure, allungo di proposito per cantare una canzone in più. Poi, davanti la porta di casa un bel respiro e mi stampi in faccia un sorriso, anche se in realtà vorrei essere altrove. Non basta, ma aiuta

  • Che poi, dico io, quanto difficile sarà lasciare fuori dalla porta: i debiti, le discussioni in ufficio, l’amica che vorresti ci fosse, ma Maremma gatta non c’è mai, il vecchietto con il cappello che ti ha fregato il parcheggio alle 7.55, I jeans taglia 42 che non ti entrano manco con una dieta a base di aria, tua madre che vorrebbe averti per se tipo dama di compagnia, tua figlia che prende tutte le peggio abitudini in 3 secondi netti che Usain bolt scansate. Mi sento davvero un’inetta… Ecco, l’ho detto

  • La maggior parte delle mamme vive periodicamente le dinamiche che descrivi nel post. È per questo che è così importante leggerti: tu riesci a descrivere con le parole molti complicati meccanismi familiari e per questo ci dai una mano ad esorcizzarli.
    Per tirarti un po’ su rileggi l’altra parte dei tuoi post in cui parli delle belle cose che fai con i tuoi figli e da cui traspare come tu sei una mamma premurosa, un punto di riferimento ed un esempio per loro. Una donna piena di cultura, buoni sentimenti, intraprendente e ricca dentro.

  • Cara Morna, mi sembrava di leggere I miei pensieri in questo periodo 🙂 Spesso penso di non avere parti migliori da regalare ai miei figli, e che mi vedranno sempre come la mamma che durante la settimana non ha mai tempo per regalare loro un sorriso spontaneo, o una mezzora di gioco…
    Ci si rifa nel weekend …se non si deve pulire casa 🙂 una colf sarebbe la manna dal cielo, si 🙂

  • Non lo so proprio come si fa. A volte si riesce a mantenere la rotta, si arranca ma si riesce a far tutto sufficientemente bene: lavorare, pensare ai figli, alla casa, al marito ed anche a se stesse. Spesso però si perde la presa sul timone e si perde il controllo su tutto. Bastano poche ore, una distrazione, la stanchezza che ci sovrasta ed è il caos, l’anarchia, il degrado. Questo mi pesa, il fatto che le mamme non possano permettersi debolezze. Eppure io sono anche, spesso debole e fragile. Quando crolla una cosa sola mi consola, la consapevolezza che come sempre mi rialzerò.

  • Non sarebbe mai abbastanza. Per farla “girare meglio”, ultimamente mi ripeto questo. E’ un periodaccio accio accio anche per me. Ma se pensiamo che vorremmo avere la sindrome da Pollyanna e non ce l’abbiamo, tutto peggiora. Dovremmo essere più indulgenti con noi stesse e pensare che facciamo comunque il massimo e se anche facessimo di più o meglio, non è detto che non si alzerebbe l’asticella e che al posto di sei sorrisi, ne pretenderemmo noi stesse otto ed anche i pargoli ci seguirebbero a ruota. I nostri figli sono più bravi di noi in questo, ci adorano anche se non gli diamo sempre e comunque la parte migliore di noi. Ricordo che in periodi molto bui con la mia piccola, a causa di suoi frequenti e lunghi ricoveri in ospedale, forse per esorcizzare il grigiore di quei giorni, ero la mamma più splendente e solare che potesse avere, al punto che medici ed infermieri arrivarono a dirmi che ammiravano il mio modo di affrontare il tutto con “allegria” ma poi, ogni volta, tornate a casa invece che essere più felice e serena, sbottavo e piangevo anche per una tazza fuori posto. Oggi che, per fortuna, ce ne stiamo lontane dagli ospedali ma lei necessita di una particolare assistenza da parte mia e di quotidiane piccole “lotte” per garantirle la migliore qualità di vita che possa avere, mi accorgo che tutto ciò non mi consente di essere la madre “spensierata” che vorrei. Lei è serena, solare, generosa, vivace ma dolcissima, premurosa… La guardo, le chiedo un bacio, corre a darmelo e mi dico che una mamma, anche se con le sue fragilità, non può che essere la migliore mamma del mondo per i propri figli. Forza, Morna, ti immagini che noia ad essere sempre di buonumore? 😉

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