Avere un secondo figlio visto dal secondo figlio

Il secondo figlio non è come il primo. Sembra un’ovvietà eppure, quando lo mettiamo al mondo, pensiamo che sarà tutto diverso. Che non lo ameremo quanto il primo. Che non faremo gli stessi errori. Che sarà sicuramente meno intelligente e meno divertente. Insomma, cazz… ehm, che lo abbiamo fatto a fare questo secondo figlio?

I motivi per fare un secondo figlio sono molteplici e li abbiamo già discussi più volte, non vale la pena ritornarci.

Quello che nessuno dice è che i secondogeniti sono degli sfigati.

Iniziamo dalla gravidanza. Per il primo figlio, non solo stiamo attente a cosa mangiamo, a dove andiamo, all’aria che respiriamo, ma tutti ci coccolano, ci cedono il posto, ci dicono “dai, lascia stare, non fare sforzi, faccio io!”. Insomma, per la prima volta nella vita ci sentiamo più importanti della regina Elisabetta.

La seconda volta, invece, sto povero figliolo è tanto se in pancia ci resta fino alla fine. Facciamo sforzi di ogni tipo – anche solo prendere in braccio il fratello – mangiamo quello che capita, il corredino non si sa che è e il nome… cazzo, il nome! Tanto le ostetriche hanno tutte fantasia, no?

Passiamo poi alla fase successiva. Essere secondogenito significa sì avere genitori che hanno più esperienza, che hanno già sbagliato e che per questo… se ne fregano di sbagliare di nuovo, perché tanto sanno che un metodo vale l’altro, l’importante è sopravvivere. Che potrebbe anche andargli bene eh, magari invece del metodo Estivill stavolta per amore del sonno applicano il metodo “ndo cojo cojo” e se ha fortuna, questo secondogenito, finisce in mezzo al lettone con una tetta in bocca per tutta la notte. Oppure gli va male, e dopo le duemila paturnie per allattare la prima volta questa seconda un bel Dostinex e vai di tettarella in caucciù.

Il secondogenito, poi, ha tutto riciclato. Se gli va bene ha la tutina nuova per la nascita, ma sennò è tutto di seconda mano, anche terza, quarta o quinta, perché col secondo figlio non si guarda in faccia nessuno. Ogni tanto ci prende il senso di colpa e allora si compra una cosina, per poi pentircene subito dopo perché ne abbiamo solo 435 nuove del primogenito ancora da utilizzare.

Il secondo figlio ha anche un po’ di culo perché in fondo, che mangi o non mangi, nessuno ci fa caso. Che si stacchi dalla tetta, non è un problema, ma un sollievo. Che non voglia togliere il pannolino, non ce ne può fregare di meno, mica è una gara! Che restasse così fino ai 30 anni, ché noi abbiamo altro a cui pensare (tipo il primogenito).

I nonni sostanzialmente si accorgono della sua esistenza verso i 9 anni, perché ancora peggio del secondogenito è l’ennesimo nipote. Se è secondo, forse verso i 5-6 anni si accorgeranno già di lui, ma se per caso è arrivato dopo due, tre, quattro o più nipoti… allora ciao. Sempre che i nonni vivano abbastanza per poterlo anche solo vedere.

Il secondogenito nasce col paragone inside: pesa di più, pesa di meno; mangia di più, mangia di meno; dorme di più, dorme di meno; caca di più, caca di meno; cammina prima o dopo; parla prima o dopo; legge prima o dopo; è più bravo, è più indietro, e più salcazzo. Qualsiasi cosa faccia, questa verrà confrontata col fratello, che fino ad allora ci era sembrato ovviamente un genio indiscusso. Quindi o il secondogenito è un bambino banale – o addirittura indietro – come ci aspettavamo visto il genio che abbiamo partorito per primo, oppure che vuoi farci, è il secondo, ha imparato prima perché vede il fratello maggiore!

Per lui non esistono prime volte. Cioè sì, sono le sue, ma non quelle dei genitori, che le hanno già vissute col primo, e anche in quell’occasione diranno “eh, ti ricordi invece…”.

Insomma, nascere secondi fa schifo.

Almeno finché non ci accorgiamo che loro, i secondogeniti, sono stelle cadute dal cielo per illuminarci la notte. Perché loro, e solo loro, avranno la nostra rilassatezza. Perché loro, solo loro, sapranno conquistarci dal primo istante. Perché loro e solo loro resteranno sempre i piccini (va be’, le famiglie multiple non contano). Perché loro, solo loro avranno quel posto speciale nel nostro cuore, il posto di chi è arrivato a sistemare tutto.

Written By
More from Anya

Quando la quotidianità cambia

Share this...FacebookPinterestTwitterLinkedinemail C’era una volta una donna. Una donna come tante. Che...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.