Com’è bello puntare il dito

La settimana scorsa è accaduta una disgrazia che mi ha molto scosso, come tutte le disgrazie che capitano ai bambini (o alle mamme).

Mi riferisco al piccino di 2 anni che è caduto dal carro di carnevale ed è morto poco dopo.

Sono rimasta sconvolta perché me li immaginavo, felici, travestiti, a ballare tra coriandoli e caramelle, ed è orribile che sia finita così. Orribile.

Purtroppo oramai le notizie si leggono quasi sempre sui social network, così ci tocca leggere anche i commenti.

“Certo che portare un bambino di 2 anni e mezzo su un carro”

(dice quella che poi va in auto con i 3 figli senza cintura).

“mi dispiace, ma i genitori hanno sbagliato”

(dice l’altra che fa andare i figli in bicicletta sulla ciclabile attaccata ad una strada trafficatissima).

“ma come si fa a ..”

” Io non avrei mai…”.

Ma miseria santissima, ma l’empatia?

O almeno un minimo dubbio sulla propria infallibilità? Il famoso “chi è senza peccato..”?

A parte che si trattava di un comunissimo rimorchio di un trattore, che non era assolutamente alto, che come si sa procede ai 5 all’ora, che io personalmente non ci trovo niente di folle… ma che bisogno c’è di puntare sempre il dito?

Anche in circostanze così tragiche, perché ci si sente meglio a dire “eh certo che i genitori…” o “beh io non lo avrei mai fatto?”

Siamo tutti così perfetti da non sbagliare mai?

Da non lasciare che nostro figlio salti sul divano (sapete che può cadere e avere la sfortuna indecente di battere male la testa?), di riuscire sempre ad evitare che salga in piedi su una sedia (il cugino di mia mamma è morto cadendo da una sedia, non vorrei dirvelo), e visto che ci siamo a comprare una casa che ci consenta di non prendere un letto a castello (si sa mai), di avere tutte le finestre in sicurezza, il terrazzo inaccessibile, il pavimento non troppo scivoloso, i farmaci sempre sempre sempre sotto chiave, i detersivi sempre in alto, anche mentre state pulendo il pavimento con la candeggina, tutti i mobili ancorati, la tv ancorata eccetera eccetera eccetera?

Siamo tutti così bravi da fare sempre attenzione ai fornelli, in modo che i nostri figli non possano scottarsi, così attenti da scegliere per loro sport al di fuori di ogni rischio, abbiamo l’angel care, l’apparecchio che segnala il monossido di carbonio, le fughe di gas, i principi di incendio?

Insomma, siamo così perfetti da sapere con certezza che i nostri figli, con noi vicino, siano al di sopra di ogni benché minima possibilità di farsi male?

Io no.

Ad esempio, avevo il terrore che mi potesse capitare un black out mentale e potessi “scordarmi” (quanto odio questo termine) un figlio in auto, cercavo di prendere accorgimenti, ma mi sono sentita sicura solo quando hanno iniziato tutti e due la materna di fronte a casa.

E’ ovvio che faccio tutto quello che ritengo possibile per evitare incidenti, non è che li lascio allo sbaraglio “tanto il destino ha già deciso” ma li lascio vivere, e la sfiga di un incidente banale ma grave può sempre capitare.

Mio suocero è rimasto invalido dopo aver battuto la testa cadendo mentre pattinava con mio figlio, stava facendo una cosa folle?

Un papà che era in stanza con lui è rimasto in stato vegetativo per essere caduto male da uno skateboard, un pazzo incosciente?

Io vado in montagna, non scelgo mai sentieri pericolosi, ma ci si può fare male seriamente anche in un percorso per famiglie.

Li lascio andare al parco da soli, Alessandro inizia a cucinare da solo qualche cosa.

Valuto tutto e decido, come avranno fatto i genitori a cui sono successe disgrazie, che bisogno c’è di aggiungere al dramma il nostro inutile giudizio?

Perché non si può semplicemente addolorarsi per l’altro, senza dover sottolineare di essere più accorti, più attenti ai propri figli?

Insomma, di essere migliori?

Invece questo sport nazionale di prendersela con le vittime pare così di moda!

Una ragazza la settimana scorsa è stata violentata e figurarsi se mancavano i commenti “ma perché è salita in ascensore con 3 uomini?”.

Un giovane si ferisce gravemente in un incidente d’auto “certo che i genitori a dare una macchina simile…”.

Purtroppo sì, ci sono genitori che sbagliano, e sbagliano grosso (ad esempio chi non usa le cinture di sicurezza), per molte cose va fatta prevenzione, è utilissimo spiegare i rischi che ci sono nelle cose più banali (ad esempio, oggi si usa sempre il casco sugli sci, avete presente quando eravamo piccoli noi a che livello eravamo in tema sicurezza?), ma di fronte ad una disgrazia l’unica cosa da fare è farsi un esame di coscienza (così che le disgrazie altrui servano almeno da prevenzione…)  e mandare una parola di conforto.

O tacere.

 

 

 

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2 Comments

  • Hai ragione al 100%. Io purtroppo ero lì, come tutti gli anni con mio figlio, sulla strada a pochi metri da dove il piccolo è caduto. Sinceramente non ho mai pensato che fosse particolarmente pericoloso. Sono terribili e indicibili tragedie e non possiamo che mostrare il nostro cordoglio davanti a tanto dolore. Siamo tutti sotto lo stesso cielo e nessuno può dirsi al sicuro. Una preghiera per il piccolo angelo e la sua famiglia.

  • Io credo che chi giudica in questi casi voglia solo ripararsi, proteggersi da quello che noi genitori non possiamo controllare pur con tutti gli accorgimenti possibili. E quindi via a dire quello che noi avremmo fatto diversamente, o non avremmo fatto, quando in realtà dovremmo solo esprimere cordoglio e ritenerci fortunati perché non è successo a noi.

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