Dare uno stipendio alle mamme? Se dite no, non siete solidali

reddito di maternità
Dare lo stipendio alle mamme è giusto?

Dare uno stipendio alle mamme fa il paio con il dare uno stipendio alle casalinghe.

Ogni volta che una proposta di legge coinvolge le donne che non lavorano, si assiste alla levate di scudi di quelle che lavorano o vorrebbero tanto farlo o comunque si immedesimano e allo sbalordimento di chi non lavora e non comprende perché la cosa le tocchi tanto. E scatta l’accusa di mancanza di solidarietà femminile.

E io ogni volta mi chiedo se ci siate o se ci facciate.

E’ successo ad ogni proposta sullo stipendio alle casalinghe.

E’ successo sul reddito di maternità: pagare le donne perché facciano le mamme: diamo 1.000 euro ad ogni mamma per ogni figlio che mette al mondo e fino agli 8 anni del bambino. E se fai 4 figli, hai un vitalizio.

Posto che dare uno stipendio alle mamme non è possibile in questo Paese e nessuno lo farà mai, come nessuno darà mai lo stipendio alle casalinghe, smettete di sperarci, la rivoluzione di chi lavora parte immediatamente:

io lavoro e faccio anche la casalinga, allora lo stipendio datelo anche a me.

E mi parrebbe giusto: non è che chi lavori abbia uno stuolo di persone che lustrano casa, sapete? Non la maggior parte, almeno!

Io lavoro e faccio anche la mamma, allora datelo anche a me lo stipendio alle mamme.

E certo, perché chi lavora mica smette di fare la mamma e chi non lavora ha i figli a scuola – primissimi anni a parte – spesso nelle stesse ore in cui stanno i figli di chi non lavora.

Quindi, che differenza c’è tra me e la mia amica casalinga se i nostri figli stanno a scuola dalle 8 alle 16.30 ogni giorno perché quello è l’orario scolastico? Badate bene, non il dopo scuola, ma l’orario scolastico base e obbligatorio in moltissime scuole e senza alternative.

La differenza è che io in quelle 8 ore sono in ufficio, lei a casa o in giro o in palestra o a godersi il suo tempo o ad ammazzarsi di pulizie, sceglierà lei, ma di certo non dedica quel tempo ai figli, esattamente come me, no? Quindi? Dove sarebbe più madre di me? Perché ha più tempo per pensarli e struggersi d’amore?

Io lavoro e mi tassi lo stipendio per darlo a chi sta a casa?

Ovvio che mi girino le palle, no? E’ difficile da capire? Ma immedesimatevi un attimo, ma vi pare giusto?!

Allora sto a casa anche io, stiamoci tutti e smettiamola di far progredire il mondo. Pace! Non è obbligatorio farlo, il buon Dio penserà a noi e manderà la manna. Lo ha già fatto, che lo rifaccia, no?

Ora, in un Paese in cui si mira alla parità di diritti, alla genitorialità condivisa, al benessere di cittadini e ad un welfare serio la proposta sarebbe la seguente:

in ogni famiglia, ci sono 2 genitori, generalmente: se uno dei 2 desidera occuparsi a tempo pieno dei bambini, lo Stato gli darà 1000 euro al mese perché possa farlo, madre o padre che sia;

se nessuno dei 2 desidera stare a casa a fare il genitore a tempo pieno, lo Stato darà 1.000 euro al mese perché i genitori, madre e padre, possano trovare il modo di lavorare investendoli al bisogno in nido/asilo/scuola o tata o un po’ e un po’, a seconda dei bisogni.

Questa è una proposta che pone una base uguale, che non discrimina, che costruisce e che non genera polemica. Ogni famiglia riceve lo steso sussidio, poi ogni genitore sceglierà cosa fare.

Dare uno stipendio alle mamme non è accettato, non per una questione di mancanza di solidarietà femminile, non in questo caso.

Provate a dire ad un uomo che se sta a casa a fare il papà prende 1.000 euro al mese, anzi 2.000, visto che è uomo e c’è la disparità salariale.

Pensate che i papà che lavorano, soprattutto quelli che prendono più o meno lo stesso, non si incazzerebbero abbbestiaproprio?! Pensate che vostro marito non direbbe: giuro che se lo fanno, per 2.000 euro al mese sto a casa?

Siamo seri.

Non è mancanza di solidarietà femminile, non è astio, non è invidia per chi ha il suo tempo a disposizione, è che è una proposta indegna (oltre che ideologicamente ispirata, sociologicamente inaccettabile ed economicamente suicida).

Le misure che servono alle famiglie sono altre.

E forse se ci leviamo dalle palle Pillon & co. possiamo tornare a parlarne.

 

 

 

 

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