Come difendere i ragazzi dai violenti: bullismo e cyberbullismo

Come difendere i ragazzi dai violenti

Quanto sapete dei pericoli che i vostri bambini e i vostri ragazzi possono incontrare nel loro quotidiano?

Non parlo di quelle cose che possono succedere solo se in qualche modo un genitore concede un permesso per fare qualcosa fuori dall’ordinario, perché in quei casi ci sente in qualche modo garantiti dal poter evitare di concedere l’autorizzazione, ma parlo di quello che può capitare ai nostri bambini e ai nostri ragazzi in ogni momento di ogni giorno, anche a scuola, anche in casa, mentre sono lì, con noi o nella loro cameretta.

Parlo di violenza fisica e psicologica da parte di coetanei e non, parlo di bullismo, parlo soprattutto di cyberbullismo.

Devo dire che per me questi sono temi noti, in diverse occasioni sia come mamma, sia per lavoro, sono stata a convegni e incontri su questi temi, ma l’incontro offerto da Bayer a cui ho partecipato giovedì sera mi ha turbato davvero come genitore: credo che ogni mamma, ogni papà, ogni insegnante ed educatore avrebbe dovuto esserci, ognuno di noi dovrebbe informarsi davvero sul tema, perché si tratta di un fenomeno dilagante che coinvolge ormai persino i bambini della scuola primaria, come confermato dalle forze dell’ordine e da insegnanti della stessa scuola primaria presenti.

Al di là della teoria, di cosa stiamo parlando? Come difendere i bambini e i ragazzi dai violenti? Come difendere i bambini e i ragazzi dai bulli?

Il bullismo e il cyberbullismo sono due fenomeni diversi, chiaro, ma sono ormai sempre più legati perché il bullo che mette in atto comportamenti aggressivi nel quotidiano nei confronti della sua vittima, difficilmente prescinde dal fare altrettanto sul web, fosse anche solo per diffondere orgogliosamente ciò che ha fatto, amplificandolo a dismisura.

Ma cosa possiamo fare noi genitori? Come possiamo capire se nostro figlio è vittima di bullismo? Come possiamo intervenire?

Se vostro figlio comincia a non voler più frequentare un ambiente (in genere si tratta della scuola), nella maggior parte dei casi, è perché viene pesantemente importunato.

Se si chiude in se stesso, se progressivamente diventa solo, se non vuole uscire, se non cerca relazioni con coetanei, se cambia, indagate.

Non esiste la privacy tra genitori e figli fino alla maggiore età dei ragazzi, esiste, anzi, un dovere di controllo, come sottolineato dal Capitano dei carabinieri Giovanni Colletti: i figli non vanno spiati per curiosità o per mantenere un controllo morboso, ma vanno monitorati per proteggerli e per seguirli.

Tutti i relatori presenti all’incontro del ciclo”Conosciamoci Meglio” offerto da Bayer hanno concordato su un punto che deve assolutamente farci riflettere. Noi genitori siamo assenti.

I ragazzi non hanno modelli positivi, non hanno regole, non hanno paletti e confini entro i quali dover stare, non hanno controllo, sono soli.

Noi crediamo di esserci, ma in realtà siamo occupati a cercare la loro approvazione la loro “amicizia” invece che fare i genitori e sì, farci anche detestare se  serve.

L’assenza del genitore è stato un tema toccato più volte e ritenuto fondamentale. Riflettiamoci.

I ragazzi non usano più Facebook e Instagram, usano app che noi ignoriamo, social network che non conosciamo, creano profili finti facendoci credere che siano i loro, ma in realtà ne hanno altri, sono bravissimi a sfuggirci e noi troppo poco informati, troppo ignoranti, troppo sicuri di essere presenti.

Cosa possiamo fare?

La soluzione non è vietare: uno dei bisogni primari dell’essere umano è la socialità, e non usare il web significherebbe tagliar fuori il ragazzo dal gruppo. Non si tratta di fare quello che fanno gli altri, si tratta di non essere emarginati.

La sola possibilità è esserci, essere un punto di riferimento, è essere un genitore, un adulto di rifermento, sorvegliare e studiare: dobbiamo restare al passo con i ragazzi.

Una sfida difficilissima, ma necessaria.

Post sponsorizzato da Bayer S.p.A.

 

 

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