Crescere figli con la mente chiusa

Ci professiamo tutte donne e uomini dalla mente aperta, che cercano di crescere quelli che un domani potranno essere cittadini onesti e dalla mente aperta.

Però prima di iscrivere un figlio in un asilo o in una scuola, controlliamo da chi quel posto sarà frequentato.

Troppi stranieri?

No, grazie, cerco un’altra scuola pubblica, anzi, sai che c’è? Meglio la privata, così non si mischia con la plebe, soprattutto quella non italiana.

Però io in certi posti, tipo l’Iran, non vado in viaggio, perché non rispettano le donne e non sono per i diritti civili.

Perché in effetti i diritti civili delle minoranze e delle donne e degli stranieri vanno forte nei 3/4 del planisfero. Dove andate in viaggio esattamente? Così, per avere un’idea.

E non vado neanche dove sfruttano i locali.

In effetti alle Maldive è risaputo che a fare soldi siano i locali.

Però facciamo sentire ai nostri figli dei civili discorsi sul “prima gli italiani”.

“No, perché io contro gli stranieri non ho niente, ma prima gli italiani!”

Perché verrebbero dopo chi?

E in base a cosa?

Perché a me non risulta che quando chiedo qualche agevolazione o iscrivo un figlio all’asilo mi chiedano la cittadinanza.

Quindi, esattamente, come la cittadinanza straniera può essere un titolo preferenziale?

Lo chiedo sempre, ma ancora me lo devono spiegare.

Però non mi piace che frequenti certi bambini, possibile che stai sempre con i più bisognosi (per non dire cose come “gli scarti” o “gli ultimi”)? Ma non puoi stare con i figli di?

Poi però scrivo che sono per l’inclusione.

E che l’integrazione è importante.

E che aprirsi agli altri è fondamentale.

Però gli italiani non trovano lavoro, perché gli stranieri si fanno pagare meno e non è giusto.

Salvo poi andare a mangiare cucina italiana al cinese o dall’egiziano perché costa meno.

Salvo poi ordinare un kebab o indiano o cinese o turco perché costa poco.

Però non mi interessa che la mamma di Marco non possa portarlo al parco, che si prendesse un permesso o rinunciasse al lavoro come me per fare la mamma: la vita è fatta di scelte.

E tu hai scelto di essere una stronza.

Bel messaggio passi ai figli.

Però non ti mando a casa di Andrea, non mi fido.

No, neanche di Mara, non mi fido.

 

Io, però, sono un genitore dalla mente aperta.

E cresco figli con la mente aperta.

 

 

 

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6 Comments

  • Con grande rammarico vi dico che purtroppo questo post mi chiama in causa. Io abito nella prima fascia esterna al centro storico di una città del nord Italia. La scuola primaria del mio quartiere è frequentata da alunni per l’80% di origine magrebina e per il 10% di origine cinese (statistiche veritiere). Io ho iscritto i miei figli ad un’altra scuola pubblica leggermente più distante da casa dove ci sono alunni stranieri, ma non si è verificata una ghettizzazione come nella scuola vicino a casa. Spesso mi interrogo sulla mia scelta. Mi sento ipocrita.

    • La ghettizzazione é anche dovuta al fatto che famiglie di bambini italiani li iscrivano fa un’altra parte. A me interessa più sapere che la struttura é a norma che non l’origine dei compagni di classe, anche fossero tutti di origine straniera. Non è un giudizio ma una riflessione.

  • Giustamente i figli con mente aperta hanno genitori con mente aperta. Io ribadisco quotidianamente ai miei figli quali sono le cose importanti nella vita e che mai e poi mai ci si deve sentire migliori di qualcuno per etnia, estrazione sociale, ecc. E specifico anche che siamo fortunati perché nati con la camicia, rispetto al resto del mondo. Ma è difficile essere ascoltati in questa società.
    E dire che la scuola OGGI fornisce attraverso progetti tante opportunità di inclusione e di comprensione delle realtà più complicate, ma mi è capitato di sentire da famiglie per così dire “bene” commenti non positivi a questi progetti (ad es sul capire il fenomeno dell’immigrazione o sul razzismo) commenti tipo “ma chi li sceglie questi progetti?”. Ecco vorrei sapere se queste famiglie preferiscono che si faccia piuttosto un bel corso di ricamo…
    Comunque bisogna sempre sforzarsi di far capire ai propri figli che la mente va sempre aperta nella direzione dell’altro.

  • Puoi avere la mente piu’ aperta del mondo , ma purtroppo quando crescono e’ il mondo esterno che li portera’ da una parte piuttosto che da un’altra……basta un insegnante che faccia un commento , un amico che dia la sua opinione ed anni e anni di insegnamenti familiari vanno a farsi benedire…….hai un bel dire ” siamo tutti uguali , i bambini di ogni colore devono andare d’accordo tra di loro” poi pero’ come fai a dirgli di non andare a girare nel centro storico della tua citta’ senza fargli notare che e’ pieno di magrebini che delinquono ?? Cosa fai, lo lasci andare a suo rischio e pericolo ?? purtroppo il mondo ha preso una certa piega, finche’ sono piccoli e hai tutto tu sotto controllo va bene, ma dopo dobbiamo pensare solo al meglio dei nostri figli ……….ed io non mi sento ipocrita se scelgo una scuola piuttosto che un’altra….lo faccio x il suo bene., quindi perché interrogarsi al riguardo ?

  • risposta per patrizia…ti chiedi come fai a dirgli che è pieno di magrebini che delinquono? Io ti rispondo: perché è necessario riferire la nazionalità? non si può solo dire “non andare in centro perché ci sono i delinquenti?”
    qui non si tratta di scegliere il meglio per loro (tutti lo vogliamo no?), si tratta di avere la mente piena di pregiudizi e decidere che è meglio non aprirla alla possibilità che i pregiudizi possano cadere. E consegnare loro un mondo migliore già predisposto da noi genitori

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