Ciuccio: le cose da sapere

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Il ciuccio è un oggetto mitico, per una mamma, ancor più che per un bambino perché già prima di avere figli è piena di domande sull’argomento: sarà il caso di darglielo?  sono vere “tutte quelle cose” che si dicono? interferirà sull’allattamento?  riuscirà a toglierglielo o ne diventerà dipendente? Lo farà dormire meglio o no?

Bene, grazie ad un incontro con gli esperti dell’Osservatorio Chicco, ed in particolare col professor Levrini, presidente vicario corso di laurea Igiene Dentale Università degli studi dell’Insubria, che ha seguito lo sviluppo del succhietto Chicco, abbiamo potuto rispondere a molte delle domande che le mamme si fanno sul ciuccio, ed ecco qui cosa ne è venuto fuori.

Domande e risposte sul ciuccio

1. Quando è il momento giusto per proporre il succhietto al proprio bimbo?

Se intendete allattare, dovreste cercare di dare il ciuccio DOPO aver avviato bene l’allattamento, quindi circa un mese dopo la nascita. Non è matematico, ma posto che il neonato ha bisogno di succhiare, facendolo si stanca anche molto, quindi è meglio che, nelle prime fasi dell’allattamento, lo faccia al seno per nutrirsi. Una volta imparato a ciucciare bene al seno, ecco che potete introdurre il succhietto per tutti quei momenti che non sono legati all’alimentazione.

2. L’allattamento va bene ma Mio figlio non vuole il ciuccio, devo insistere?

Nì, nel senso che è normale una prima fase di adattamento: è qualcosa di nuovo ed estraneo e ci sta che non venga subito accettato, ma non demordete. Come ogni cosa coi neonati, ci vuole pazienza e comprensione, perciò procedete a piccoli passi.

3. Tutti i ciucci sono uguali?

No. dicevamo che il professor Levrini è l’esperto che ha seguito lo sviluppo della forma del succhietto Chicco, PhysioForma, che è stato studiato proprio per garantire il miglior sviluppo possibile del palato dei nostri bambini. Per questo se scegliete un ciuccio Chicco, avrete sempre la stessa forma di tettina, studiata appositamente per aiutare a posizionare la lingua in avanti e in alto supportando lo sviluppo della bocca e anche la respirazione fisiologica.

4. Il ciuccio “rovina” i denti?

Il problema non è di per sé nei denti ma nel palato: un ciuccio che non fa posizionare correttamente la lingua impedisce al palato di svilupparsi correttamente e quindi per forza i denti non avranno lo spazio adeguato per uscire. Ho l’esempio in casa: per una figlia ho prestato attenzione alla forma e ho insistito sul farle usare il succhietto che ritenevo corretto, con la sorella, invece, non sono stata così decisa e adesso me ne pento…

5. È vero che i bambini “scelgono” il ciuccio?

Anche qui, NÌ. Ai genitori spetta il compito di scegliere la forma del succhietto, al bimbo va benissimo lasciare la scelta sul materiale (che dà una differente sensazione tattile), sul peso, sulla dimensione… per questo che Chicco ha creato la Try Me Box, una confezione che contiene tre tipi di ciuccio per lasciare al bambino la scelta: 1 PhysioForma™ Gommotto in silicone, 1 PhysioForma™ Gommotto in caucciù,  1 PhysioForma™ Micrò. In questo modo, il bambino potrà scegliere e la mamma stare tranquilla sulla forma e sulla qualità del succhietto.

6. Il ciuccio può essere usato anche di notte?

Assolutamente sì e aggiungerei soprattutto di notte! È infatti appurato che l’uso del ciuccio riduca notevolmente il rischio di SIDS, la morte in culla, durante il primo anno di vita di un bambino. Se avete paura che si sveglino perché lo perdono, potete fare come me: io ne avevo lasciati diversi nel lettino, che loro nella notte trovavano e si rimettevano da sole in caso di bisogno.

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7. Meglio il ciuccio o il seno usato come ciuccio?

Ovviamente non si discute sull’importanza dell’allattamento al seno. In caso, però, di suzione non nutritiva, quindi con funzione consolatoria e di rilassamento, sarebbe meglio il ciuccio, per diverse ragioni. Prima di tutto è oggetto transizionale che  aiuta nella transizione, nel distacco, insegnando al bambino che può sopravvivere anche fuori e lontano dalla mamma. Usare il seno come ciuccio – per quanto resti assolutamente una scelta personale e non sta a noi criticarla, ci mancherebbe – rischia di non permettere al bambino di fare questa naturale transizione.

8. Se mio figlio non prende il ciuccio, è un problema?

Sì e no. Non è un problema in assoluto, ma ormai è riconosciuto che il ciuccio con una specifica forma sia benefico per mille motivi.  Tra cui anche quello di evitare l’uso del dito che porta un maggior rischio di causare danni alla bocca e di entrare in contatto con i germi dato che le manine possono essere sporche.

9. Mio figlio è dipendente dal ciuccio, che fare?

A partire dai due anni, dovreste iniziare a limitare il ciuccio ai momenti di necessità (come la nanna o quelli di “crisi”) o anche a particolari spazi (solo in camera, solo a letto…). Mettete delle regole e iniziate a dare alternative al bambino, sostituendo magari il ciuccio con momenti dedicati con la mamma e il papà (ad esempio la favola della buona notte), proprio perché possa arrivare pronto al distacco.

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10.Come si toglie il ciuccio?

Questa è la domanda più diffusa tra le mamme: quando e come togliere il ciuccio? Idealmente, il professor Levrini conferma che il ciuccio andrebbe tolto intorno ai tre anni, perché oltre questa età si rischia possa interferire sullo sviluppo del palato. Ma come fare? Oltre a prepararlo nei mesi precedenti limitandone l’uso e trovando alternative “da grandi” (provare a calmarsi da soli, addormentarsi leggendo una storia, ecc) è importante ricordare che togliere il ciuccio non deve essere un trauma per i bambini.

No a sparizioni improvvise se credete che vostro figlio sia molto legato al suo succhietto e soprattutto non toglietelo se state affrontando situazioni difficili come l’inizio della scuola, un trasloco, una separazione, la nascita di un fratellino e via dicendo. Potete usare una delle tante scuse, il passaggio di Babbo Natale, la nascita di un bimbo che ne ha quindi bisogno… Sta a voi cercare di capire cosa può funzionare con il vostro bambino, fermo restando che non dovete avere l’ansia allo scattare dei 3 anni: meglio prendersi del tempo in più che un trauma, seppur piccolo

E ricordatevi cosa ripetono il professor Levrini e tutto l’Osservatorio Chicco: una mamma conosce il proprio figlio meglio di chiunque altro, non abbiate paura di fidarvi del vostro istinto, ascoltate i consigli degli esperti ma non sentitevi giudicate perché voi sapete cosa è giusto per vostro figlio. E se avete un dubbio, chiedete ai medici, sapranno sicuramente indirizzarvi senza critiche.

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