Preadolescenza: che cos’è e cosa fare

Cos'è la preadolescenza
Aiuto, mio figlio è un ragazzo! O quasi.

 

Scontrosità, voglia di isolamento, atteggiamenti diversi rispetto ad un tempo, prima esperienze amorose: sono tutti chiari sintomi della preadolescenza.

Ahimè – aggiungerei!

Un periodo di grandi cambiamenti per il bambino, ma anche per noi genitori, fatto talvolta di scontri e incomprensioni.

Cos’è la preadolescenza

Non pensate che la preadolescenza sia comparsa magicamente dal cilindro solo negli ultimi anni: la preadolescenza è sempre esistita.
Forse il termine pubertà era più utilizzato in passato, mentre oggi si preferisce chiamarla proprio preadolescenza.

Con il termine preadolescenza si indica proprio un bambino nella fascia di età tra gli 11 e i 14 anni.
E’ in questo periodo che i bambini si trasformo dal punto di vista fisico e iniziano ad accrescere in loro le pulsioni sessuali.

Un periodo difficile… per tutti

Ovviamente questi cambiamenti fisici possono generare nel bambino un senso di smarrimento e confusione.

Per capirci: avete presente gli sbalzi ormonali della gravidanza?
Ecco un bambino preadolescente subisce una trasformazione davvero impressionante, la più grande della sua vita dal punto di vista fisico (se trascuriamo ovviamente la fase della creazione nel grembo materno).
Questi mutamenti, poi, non sono solo fisici, ma anche mentali e psicologici: nuove emozioni e pulsioni che portano un cambiamento anche nei rapporti con i famigliari.

Si tratta di una situazione di transito, di passaggio, che genera nel bambino un senso di ansia, incertezza, incompletezza e, a volte, persino inadeguatezza.

Anche dal punto di vista di un genitore, direi, che non è altrettanto facile affrontare e abituarsi a questa nuova fase emotiva e di sviluppo.

Inevitabilmente cambiano le dinamiche e il modo di rapportarsi.

Come gestire un bambino entrato nella preadolescenza

Non creiamo, però, troppo allarmismo: l’adolescenza, sebbene sia un periodo particolare di sviluppo, è pur sempre una crescita naturale dalla quale tutti siamo passati.

Ciò su cui si deve porre l’attenzione sono particolari segnali di troppa sofferenza del bambino che possono sfociare in alcuni casi in depressione.

Qual è quindi il miglior modo per gestire un bambino preadolescente?
Come aiutarlo a non cadere in un periodo buio, ma vivere il passaggio nel migliore dei modi?

Stare vicini, ma lasciarli liberi

Il primo punto, da fissare come regola fondamentale per affrontare tutti questa fase è proprio il fatto di dare sostegno al bambino, ma senza usurpare la sua libertà, senza controllarlo oltremisura.

Per esempio, mamme evitiamo di controllare i cellulari solo per curiosare e spiare i messaggini teneri con la fidanzatina o i piccoli segreti col migliore amico.

Ma badiamo a controllare con chi parla e che non si metta nei guai, quello assolutamente sì! Anche perché non si metta in pericoli seri e anche perché di ciò che scrive e posta ne rispondiamo legalmente noi!

Il messaggio che deve passare al preadolescente è: “Io genitore ci sono se hai bisogno di me e sono qui per sostenerti, tu però sei libero di fare le tue scelte, prendere le tue decisioni e affrontare le situazioni”

Libertà non vuol dire assenza di regole

Lasciare libertà al bambino non significa non avere regole.
L’importante è stabilirle e rispettarle tutti insieme.

In questo modo si danno delle linee guide, un punto fisso per il comportamento da tenere in certe circostanze.

Per esempio: ti lavi e riordini la tua camera. Punto, non ti puoi appellare ad alcun emendamento!

Cercate il dialogo, non lo scontro

Sarà banale, ma è importante che vi ricordiate di dialogare con i vostri figli – sempre senza diventare invadenti.

Se il vostro bambino è diventato piuttosto irrequieto e scontroso non rispondete con altrettanta ruvidezza.
Se vi risponde male, potete persino far finta di non aver sentito e cambiare totalmente argomento.

Quando è troppo, è troppo

Se ritenete che vostro figlio sia davvero in un momento difficile e voi genitori stessi non sapete come affrontare certi suoi comportamenti, potete rivolgervi ad uno psicologo.

In alcuni casi, lo psicologo serve al genitore proprio per avere suggerimenti su come comportarsi in determinate occasioni.

 

Personalmente ho trovato molto utile leggere libri sul tema.

Vi segnalo, come ho già fatto in altre occasioni, questo libro in particolare: “L’età dello tsunami” di Alberto Pellai e Barbara Tamborini.

Oltre a dare chiare spiegazioni ai genitori, dà anche suggerimenti concreti, fa esempi di vita quotidiana e consiglia escamotage e tecniche pratiche.

Infine, cosa che a me sta aiutando molto, fornisce anche indicazioni su come passare tempo di qualità insieme, ad esempio suggerisce 10 film da vedere insieme per aiutare i ragazzini a capirsi e noi a capirli (qui l’elenco, tratto dalla pagina facebook di Goodmoodfamily.com).

 

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