Come ci stiamo organizzando in famiglia in questa Italia ferita

L’epidemia di Coronovirus o Covid19 ha investito in pieno tutti noi.

Prima l’arrivo in Italia, che ci ha colto -incredibilmente- di sorpresa.

Poi le zone rosse, la leggerezza complessiva, i Milanononsiferma, i chissenefrega muoiono solo i vecchi.

Poi  Lombardia, Veneto ed Emilia chiusi, e lì la maggior parte ha iniziato ad avvertire un certo panico: peggio di così cosa potrà succedere?

Peggio di così è successo che nel giro di poche ore è stata chiusa l’Italia intera, altre poche ore e son stati chiusi tutti i negozi, ora praticamente mancano solo le imprese.

Forse abbiamo iniziato a capire che i vecchi sono i nostri nonni, i nostri genitori.

Che anche noi saremo vecchi e vorremmo essere rispettati come risorsa e non come peso

Che negli ospedali non c’è più posto, che la questione è più seria del previsto.

Forse, finalmente l’abbiamo capito. Forse così finiranno atteggiamenti sconsiderati che ci hanno messo in questa situazione, forse possiamo iniziare a vedere una piccola speranza che tutto questo possa finire presto.

Le scuole nel frattempo hanno prolungato la chiusura almeno fino al 3 aprile.

Come ci si organizza?

Ovviamente sarebbero da evitare i nonni.

Ci sono diverse misure che sono state previste (bonus baby sitter, congedi parentali) e ora che sono stati chiusi molti esercizi facilmente uno dei due genitori sarà a casa.

Io, con la sostanziale chiusura dei Tribunale e la sospensione di termini e udienze ho potuto chiudermi a casa con i miei figli, ed è un sollievo.

Certo, vivo in una città che non è tra le più colpite, posso permettermi (al momento) di non essere così’ angosciata.

E’ la prima volta in 12 anni che posso stare a casa con i miei figli, io che non ho avuto nemmeno la maternità.

E’ bello alzarmi senza ansia, senza corse, organizzare la giornata, pensare a cosa insegnare loro e come.

Posso pensare a cucinare, a tenere pulita la casa. Io son sempre stata considerata un disastro in casa, eppure ora è perfetta: grazie, mi verrebbe da dire, non c’ero mai, le poche ore serali le dedicavo al divano invece che a pulire ok, ma è umano. Ora che ho tutto il giorno tengo in ordine e pulisco, mi pare normale.

Tutto rose e fiori quindi?

No, ovviamente.

Il mio idillio mentale si infrange contro la loro poca voglia, soprattutto del piccolo.

Gli dico di fare degli esercizi e 3 volte su 4 è no. Ma in questo momento è lì che fa matematica, forse anche lui sta iniziando a capire, con i suoi tempi, che per il momento sono io che gli faccio da maestra.

Noi, come ci organizziamo?

Ci svegliamo tra le 7.30 e le 8, facciamo colazione e per le 9 si inizia.

Ale ha videolezioni dalle 9.30 alle 11.30, una mano santa, sia perchè mi libera da averne due per due ore, sia perchè mi dà un’idea di continuità: vederli lì, a potersi parlare seppure tramite uno schermo, con i loro professori, mi scalda il cuore.

Per il piccolo hanno ancora da organizzarsi, spero succeda in fretta sia per avere due ore per lavorare ma soprattutto perchè  i bambini hanno bisogno di vedersi, di vedere le loro maestre.

Sto cercando di recuperare alcune loro lacune, ma non è il mio lavoro e faccio fatica, cerco schede, cerco risorse online.

Faccio pranzo per tutti (mio marito rientra per pranzo ora che tutto è chiuso).

Usciamo un paio di volte al giorno, viviamo in campagna e abbiamo questo lusso di poter passeggiare un po’ senza incontrare nessuno.

Facciamo ginnastica a casa, cuciniamo torte.

E’ un lavoro a tempo pieno, riesco a guardare le notizie e a seguire un po’ i social, ma non riesco a leggere nemmeno una pagina del mio libro, per non parlare di lavoro.

Però alla fine sono soddisfatta, qualche urlo ci sta, ma nel complesso non sono mai stata così rilassata in vita mia.

Ma c’è da dire che sono solo pochi giorni, ho davanti ancora due settimane e sicuramente inizierò a cedere anche io, sia perchè salirà l’ansia del lavoro accantonato sia perchè ho poca fiducia della mia vocazione casalinga.

Non posso vedere i miei genitori, sono in un’altra città, ma forse è meglio così perchè a quanto ne so loro non sono così attenti, escono, vedono persone e se  li vedessi sarei ancora più in ansia.

Spero chiaramente che il contagio resti lontano da noi, perchè sono consapevole di quanto la situazione sia angosciante, di quanto gli ospedali siano saturi, del fatto, soprattutto, che se si entra in ospedale si è completamente soli, e per i parenti a casa deve essere una situazione semplicemente intollerabile.

Cerco di non pensarci, lo ammetto, devo restare lucida e serena quindi mi concentro sulla famiglia e per quanto possa stonare cerco di godermi i miei figli e questi inaspettati momenti di tempo per me, per noi.

Penso al bello, che, paradossalmente c’è.

Ad esempio imparare a non dare tutto per scontato: poter viaggiare, potersi muovere, potersi abbracciare.

Poter andare a prendere un aperitivo, andarsi a mangiare una pizza.

Andare a fare una camminata in montagna, godersi la primavera, fare un week end fuori porta.

Tutto questo non era dovuto, lo davamo per ovvio, ma abbiamo scoperto che  era un dono, un dono immenso.

Ora siamo noi chiusi in trappola, siamo noi i respinti.

Spero vivamente che questo apra la mente a molte persone, che ci penseremo due volte prima di dire ancora che chi arriva qui per una vita migliore può tornare a morire a casa sua. O almeno, spero che avremo uno sguardo più comprensivo, ora che sappiamo cos’è la paura.

Penso a quando potrò ancora entrare in un bar affollato, in una pizzeria con tutta la famiglia… mi sembra adesso un lusso incredibile, e al contempo mi pare incredibile considerarlo un lusso.

E’ sorprendente come ci abituiamo in fretta alle limitazioni e ci sembri lontanissima la vita di prima.

Tutto questo finirà, sarà dura rialzarsi ma ce la faremo, lo so.

E sarà bellissimo.

 

 

 

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