La gara alla vita più difficile la fanno solo le mamme?

vita mamme coronavirus

È un argomento che abbiamo già trattato sotto forma di “gara all’infelicità“: perché le mamme ci tengono a sottolineare di essere sempre le più sfortunate, mentre raramente capita di leggere “come sto bene, come sono fortunata” e di conseguenza empatia verso le altre mamme che, effettivamente, sono più sfortunate (o meno privilegiate)?

Ieri leggevo il post su ciò che si riesce o non si riesce a fare a casa, e molti commenti erano del tipo: figuriamoci, io non riesco a respirare, non ho il tempo per la doccia, non riesco ad andare in bagno, grazie ma non ho il tempo nemmeno per commentare (però lo stai facendo), ma magari potessi e via dicendo.

Che per carità, io ci credo, eh. Ci credo benissimo. Però davvero non vi capisco. Non capisco perché siano sempre le mamme a fare a gara a chi è più impegnata, come se ammettere di avere del tempo significasse al tempo stesso ammettere di essere un fallimento: tempo disponibile = non fai niente da mane a sera.

Questo vale ora, in quarantena: la maggior parte delle mamme si lamenta di dover lavorare da casa coi figli piccoli e gestire pure la casa. Poi da qui partono le ramificazioni: in base al numero di figli, in base all’età dei figli, in base al carico di lavoro, in base alla grandezza della casa, in base alla presenza o meno di balconi e giardini, cani e gatti, in base ai mariti che ci sono oppure no, in base ai genitori vicini, in base alle malattie della famiglia, insomma la lista è infinita e la gara pure. Ci sarà sempre qualcuna più tapina, credete a me.

Poi c’è chi deve ancora andare a lavorare, c’è chi è autonoma e non ha più lavoro e neppure i bonus, c’è chi qui e chi là: sicuramente ci sono tante, tante, tante situazioni difficili.

Questo vale sempre, ogni giorno, nella propria vita, non solo in quarantena. Io l’ho scritto più volte: viviamo in 70mq, niente balconi, niente giardini, non usciamo da sette settimane e non so quando potrò rivedere mia mamma perché vive in un altro paese. Ma non mi sento, onestamente, di lamentarmi. Ho due figlie grandi e autonome, che fanno quello che devono fare senza lamentarsi, io lavoro quel poco che devo lavorare, per fortuna non avere lavoro è comunque sostenibile perché c’è mio marito che lavora ancora a tempo pieno, seppur da casa. Mi sento privilegiata, anche se certo, potrebbe andarmi meglio: potrei avere un bellissimo balcone su cui prendere il sole e avere mia mamma con me.

La riflessione che mi dà più da pensare però non è tanto perché le donne facciano sempre a gara a chi fatica di più, perché quello in qualche modo io posso anche capirlo. Perché abbiamo bisogno di una pacca sulla spalla. Va bene, ok.

Ma perché gli uomini al massimo fanno a gara a chi ce l’ha più lungo? Davvero, avete mai sentito il vostro compagno dire che è più stanco di tizio, che lavora più di caio, che i suoi figli gli danno più lavoro ecc ecc? Io onestamente no. Mio marito lavora effettivamente tanto, inizia la mattina anche prima delle 8 e non finisce mai prima delle 19, a volte continua pure dopo cena. Al massimo fa a gara con me, quello sì. Ma non gli ho mai sentito dire che lavora più dei suoi amici, o che è più stanco di loro, o che lui ha due figli e tizio uno e l’altro tizio due e bla bla bla. Davvero. Non ho mai sentito un mio amico dire che è più stanco di altri, che fa di più, che ha una vita più difficile.

Perché questa gara la facciamo soltanto noi?

Forse perché non ci sentiamo ancora legittimate. Potremmo dare la colpa alla società, che ci tratta ancora come esseri umani di serie B e ci ha messo in testa che più facciamo più abbiamo valore, più siamo multi-tasking (brrrrrr) più siamo fighe.

Ma in tutto questo non si tiene in conto di una cosa. Che come voi vi sentite legittimate a lamentarvi e ad avere una pacca sulla spalla, anche tutte le altre lo sono. Nel momento in cui io dico “sono stanca” e voi mi dite “tu sei stanca? e allora io, che ho due bambini piccoli?”, sminuite il mio valore, quello che faccio, proprio come NON volete che venga fatto con voi.

Questa gara a chi fa di più, a chi ha più fatiche, a chi corre di più, forse oggi vi farà stare meglio, ma domani ci sarà qualcuna che farà più di voi e vi incazzerete e direte “ma c’è proprio bisogno di dirlo?”.

Ricordo quando mi sfogavo (e lamentavo) perché ero sola, col marito in Pakistan, vivendo all’estero, con due bambine piccolissime e un lavoro a tempo pieno. Quanta gente mi scriveva: e che palle! E che sarà mai!

La ruota gira.

Ma non sarebbe meglio farla girare dalla parte della positività che se guardiamo bene, in fondo in fondo, un motivo per essere felici e ritenersi fortunati lo troviamo (quasi) sempre?

E se la prossima volta che leggete “come utilizzare il tempo libero” passaste oltre, se non ce l’avete, invece di perdere tempo a dire che voi non ce l’avete? Magari semplicemente non è un post per voi. Come quando parlano della Juve: io sono interista, sai che me ne frega di commentare la scelta della seconda maglia della Juve.

Concludo con una cosa che mi ha fatto sorridere.

Ieri sera, in un gruppo FB che parla di Bielorussia, una ragazza bielorussa che vive in Italia ha pubblicato un video bellissimo sul paese scrivendo:

quando tutto sarà finito, non vedo l’ora di poter andare in Bielorussia.

Tanti commenti, “anch’io”, “speriamo presto”.

Poi un commento.

Di una donna, italiana:

Beata te, che avrai tempo di viaggiare. Io dovrò lavorare, altro che viaggi!!!!! Sarei curiosa di sapere che lavoro fai=!)”)”)”)

Sapete com’è finita la loro discussione? Che la seconda ha dato della zoccola alla prima.

Vogliamoci bene ragazze, che il nostro obiettivo deve essere stare bene, mica fare a gara a chi sta peggio. Perché non si vince mica nulla, sapete?

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