Quel tempo che volevamo, e che ora non vogliamo più

figli a casa quarantena

Essere mamme significa essere un po’ bipolari. L’abbiamo detto tante volte, non è la prima.

Siamo bipolari per diversi motivi. Quando lavoriamo, per esempio, ci lamentiamo perché siamo sempre di corsa, perché nessuno pensa a noi, perché non vediamo mai i figli.

Quando non lavoriamo, ci lamentiamo perché ci sentiamo poco valorizzate, perché vorremmo avere qualcosa di nostro, perché è brutto passare il tempo ad occuparsi solo dei figli e della casa.

In linea di massima, la cosa che riecheggia più spesso però è che non riusciamo mai a passare del tempo coi nostri figli, del tempo di qualità, perché o stiamo lavorando, o facciamo da tassiste, o ancora cuciniamo, puliamo, gridiamo.

Insomma, il sogno di tutte noi è un momento in cui tutto si ferma, in cui finalmente possiamo goderci la nostra famiglia, i figli, senza guardare l’orologio, senza dover correre.

Quel sogno di poterli aiutare nei compiti.

Di poter cucinare insieme.

Di guardare la tv abbracciati fino a tardi perché tanto domattina non bisogna svegliarli alle 7…

Poi arrivò la quarantena

DIO CI HA ASCOLTATE! Evviva, finalmente abbiamo quel tempo! Finalmente possiamo smetterla di comprare merendine e preparare dolci per colazione e merenda, finalmente possiamo fare dei lavoretti insieme, seguirli nello studio (che si sa, le insegnanti fan cagare, no!?), cucinare con loro, mettere in ordine, fare yoga insieme… Grazie, grazie, grazie!

Ma poi niente, è più forte di noi e il bipolarismo genitoriale (materno) riprende il sopravvento.

“Ah, che vita di merda! Devo lavorare tutto il giorno e IN PIÙ devo seguire loro nei compiti, cucinare, pulire, ma che ne sapete voi?!”

“Ah, che vita di merda, almeno prima potevo respirare un po’, adesso ho tutto il giorno bambini urlanti intorno PIÙ mio marito che è intrattabile perché deve lavorare e loro non stanno zitti”.

“Ah, che vita di merda, non ci sono più merendine al super”.

“Ah, che vita di merda, c’è il sole e mi tocca stare in casa e trovare un modo per intrattenerli mentre io vorrei solo farmi i fatti miei”.

E tutta la poesia per quel “vorrei tanto godermi i miei figli”, svanisce.

Svanisce un po’ perché non è un cacchio facile godersi i bambini quando si deve lavorare tutto il giorno.

Svanisce un po’ perché ci rendiamo conto di non essere assolutamente capaci di fare lavoretti a profusione, di prepare torte tutti i giorni, di soddisfare tutte le richieste, di fare l’insegnante (ma va’!?!?!?!??!?!?).

Svanisce per carità, anche perché siamo in emergenza sanitaria e non è carino per niente. Sarebbe stato più bello se avessimo potuto scegliere di nostra sponte di stare a casa, non avere da lavorare, poter uscire…

Ma si sa che nella vita non si può avere tutto, eppure…

Eppure ci piace tanto lamentarsi. E quando potremo uscire di nuovo, e tutto riprenderà, saremo di nuovo a lamentarci: che lavoriamo troppo, che non lavoriamo, che non possiamo goderci i nostri figli perché la vita è una corsa…

Quindi boh, oggi mi sa che faccio una torta con loro. O magari facciamo un puzzle. O magari ci parlo un po’. Insomma, ci godiamo questo tempo, perché comunque sia, ci è stato concesso, allora meglio approfittarne.

Per lamentarci avremo tempo poi.

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