E se non fosse sindrome della capanna?

sindrome della capanna
sindrome della capanna: cos'è

 

Siamo a Giugno ed ormai il periodo di lockdown inizia a far parte dei nostri ricordi più che della nostra realtà.

Non siamo tornati completamente alla vita di prima, ma una certa ripresa dal punto di vista delle attività c’è stata.
Eppure molti, io per prima, proviamo una certa ansia di tornare a quella realtà da cui ci siamo allontanati.
Perché?

Si è parlato molto di sindrome della capanna (o del prigioniero) ultimamente, ma se non fosse quello?
Bisogna per forza soffrire di una sindrome – essere malati – per non voler tornare al caos, l’ansia e la vita frenetica di tutti i giorni?

La sindrome della capanna o del prigioniero

Ansia, affaticamento, stanchezza, paura, tristezza, insicurezza sono tutti sintomi che si possono presentare al solo pensiero di varcare la soglia di casa.

Questo tipo di paure e condizione viene spesso associata alla sindrome della capanna anche conosciuta come sindrome del prigioniero.

In poche parole: dopo essere rimasti chiusi in casa a lungo, in un luogo considerato sicuro, si sviluppa una vera e propria paura nell’abbandonarlo e tornare alla normalità.

Della serie: chi la scia la strada vecchia per quella nuova, sa cosa perde, ma non sa ciò che trova.

E se non fosse sindrome della capanna?

Diciamo che in realtà il detto che ho menzionato non è del tutto corretto, perché ognuno di noi sa perfettamente cosa vuol dire prendere la strada nuova, perché altro non è che la vita a cui eravamo abituati prima del lockdown.

Significa tornare al lavoro, gestire mille impegni, affrontare problemi e l’incertezza del futuro… E, soprattutto, riprendere a correre e a perdere tempo in cose che se già prima percepivamo come inutili, ora proprio troviamo intollerabili perdite di pezzi di vita.

Insomma tra le mura domestiche, per quanto privati di una certa libertà, eravamo sospesi: tutto sommato i problemi stavano fuori e non dentro.

Adesso però dobbiamo tornare fuori, anche se un po’ per volta, anche se piano piano, ma dobbiamo ricominciare. E questo ci mette inevitabilmente a confronto anche con un’idea di vita che abbiamo maturato e che vorremmo adesso, sì, proprio adesso, attuare.

E quindi la domanda è:

ma davvero soffriamo della sindrome della capanna?

O semplicemente sappiamo a cosa stiamo andando incontro e non abbiamo voglia di tornare alla frenesia e ai problemi?

La vita prima e durante il lockdown

Prima della chiusura, ci lamentavamo dello stress portato dai mille impegni: lavoro, figli, marito (o moglie, ovviamente), sport, hobby (per chi riusciva ad avere nelle proprie giornate sport e hobby, sia chiaro), rogne, imprevisti, amici, genitori, acciacchi, problemi…

Il tutto da dover far conciliare grazie a calcoli astronomici per la giusta gestione del tempo da dedicare ogni singola voce della lista di cose da fare.

Durante il periodo di lockdown abbiamo avuto modo di sperimentare ritmi diversi: c’era sicuramente più tempo per dedicarsi a se stessi e la propria famiglia.
Abbiamo assaporato la lentezza.
Che bello svegliarsi al mattino senza il suono della sveglia e non dover gridare a ripetizione, come un disco rotto : “Sbrigati!!! Siamo in ritardo!!!”. Piccole cose, certo, ma anche solo queste, anche solo la mancanza di nevrosi e di nervosismi, davano altro sapore ai rapporti.

Abbiamo riscoperto la semplicità, i gusti veri della cucina: non a caso siamo diventati tutti pizzaioli e panettieri!
Alcuni di noi hanno anche fatto l’orto in giardino, e per chi non ha un giardino, orto sul balcone.

Il ritorno alla “vecchia vita”

Ecco quindi spiegato che per molti, più che sindrome della capanna, si tratta di una consapevolezza su quel che la realtà e la vita oltre le mura di casa sono, la certezza che là fuori ci sono i problemi e noi dobbiamo andar loro incontro. Ditemi se non fa venire ansia questo!

Se poi aggiungiamo anche il fatto che comunque il virus ha portato molti morti ed è ancora in circolazione, il che significa dover prestare attenzione, per non parlare del fatto che ha generato diversi problemi economici… Beh, non so voi, ma io – da questo punto di vista –  tornerei volentieri a preoccuparmi solamente di fare il pane e quale corso di yoga seguire online, chiudendo la porta in faccia a tutto il resto!

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1 Comment

  • Vorrei la mia vita di prima, ho scoperto però che c’è un modo di lavorare meno stressante ma ugualmente produttivo. Non voglio tornare a lavorare come prima, c’è voluta una pandemia per iniziare una vera rivoluzione nel mondo del lavoro

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