Svezzamento dei neonati: qualche consiglio per viverlo senza ansia

svezzare bambino

Lo svezzamento è quel momento che un po’ tutte le mamme aspettano, ed è visto come il punto di passaggio verso un’età più “matura”, in cui il bambino diventa improvvisamente autonomo. Niente di più sbagliato!

Lo svezzamento è semplicemente un passaggio che esiste in natura, dove i cibi si sostituiscono al latte materno o, nel caso dei cuccioli di umano, anche a quello in formula. Molti pensano invece che un’alimentazione solida possa far dormire più a lungo i bambini, ma anche questo non è corretto: il latte è un alimento completo e raramente i bambini, se allattati a richiesta o con le giuste dosi di latte, hanno fame. Altri bisogni, sicuramente, per cui si svegliano, ma non fame.

Qual è il momento giusto per iniziare lo svezzamento?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che sei mesi siano giusti, ma è sempre bene parlare con il pediatra di fiducia perché ogni bambino ha il proprio sviluppo e soprattutto le proprie esigenze che possono variare per diversi motivi. Non fate di testa vostra!

Ma come faccio perché lo svezzamento sia vissuto bene da tutti?

Essendo un momento tanto atteso, lo svezzamento del neonato porta con sé diversi motivi di stress. Il principale è, ovviamente: e se non mangia? Spesso infatti succede che il bambino non apprezzi i nuovi gusti, e i genitori – ma soprattutto le mamme, spesso incalzate anche dalle nonne – si disperano. Ecco alcuni consigli per vivere lo svezzamento con serenità.

Il bambino sputa il cibo: il riflesso che il neonato ha durante l’allattamento è di “sputare” la lingua in fuori per succhiare. Fino al cucchiaino, il bambino ha conosciuto solo capezzolo, tettarella, ciuccio, dito, qualcosa appunto da succhiare. Meccanicamente, quindi, ci vuole un po’ perché il bambino perda questo riflesso. Non vi preoccupate, non tutti i bambini spalancano la bocca e ingoiano bocconi come gli adulti affamati!

Il bambino piange a tavola, getta il cibo in terra: è probabilmente stanco e/o irritato per qualcosa. Vostro figlio non deve arrivare affamato a tavola “perché così mangia di più e con più gusto”, non è un adulto e non sa né esprimersi né controllarsi. Se ha fame, ha fame, punto! E se lo fate aspettare, e in più gli date qualcosa a cui non è abituato e che quindi fatica a saziarlo (a differenza del latte!) si arrabbia ancora di più e finisce per avere una crisi di pianto. Idem quando è stanco: il latte lo rassicura, il cibo lo innervosisce.

Come fare? Provate a dare al bimbo un po’ di latte prima, se vedete che fa così, ne basta un po’ perché metta qualcosa in pancia. Poco male se non finisce tutta la porzione dopo, non durerà in eterno questa fase e gli permetterà di apprezzare il cibo con la giusta serenità. Se è stanco, saltate il pasto solido, non ha senso insistere. Ricordatevi, in generale, che i bambini sanno regolarsi e che fino a 9 mesi è importante che assumano la giusta quantità di latte, ancora vitale per il loro sviluppo. Quindi non andate nel panico se non finisce le porzioni, non preoccupatevi se esprime delle preferenze.

Un sano rapporto col cibo si sviluppa fin da piccoli e il vostro compito è mostrarvi calme e serene di fronte alle difficoltà che potrete incontrare.

È importante, anche, che il bambino abbia un luogo deputato al cibo: non in braccio ai genitori, non in sala, non sul divano, non sulla sdraietta e nemmeno con la tv accesa o i cartoni sul cellulare! Il posto è a tavola come tutti, assicurato al seggiolone, con la possibilità di sperimentare con le mani (lasciate che tengano il mano il cucchiaino, vedrete come aiuterà) e concentrato sul pasto, non passivo. Non preoccupatevi dello sporco ma lasciate che scopra il cibo anche con le mani, poi pulirete ma lui vi ringrazierà.

Infine, niente giochetti: l’aeroplanino era di moda negli anni Settanta. Dovete trattare i piccoli come vostri pari e non ingannarli. Se dopo aver messo in pratica le accortezze di cui sopra – pranzo non troppo affamati o stanchi, postazione personale, possibilità di imboccarsi soli e toccare il cibo – vostro figlio non mangia, ci sta non abbia fame o non gli piaccia. E come si dice? Se non mangia oggi, mangerà domani!

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