Non solo i no aiutano a crescere: parliamo di educazione positiva

fruittella educazione positiva

Essere genitori è la cosa più bella del mondo, sì ok, ma quanto è anche faticoso?! 

E quanto ci stanca, ci preoccupa, ci dà pensiero?

Non esistono regole per essere buoni genitori e questo non sapere cosa fare non ci aiuta: dobbiamo procedere per tentativi, quello che andava bene ieri, magari oggi non funziona più e quello che andava bene per il primo figlio, per il secondo non serve proprio o addirittura risulta controproducente.

La verità è che non abbiamo certezze.

Delle difficoltà di essere genitore e dell’educazione positiva abbiamo parlato con la psicologa Carolina Ochsenius grazie a Fruittella.

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Siamo stati cresciuti coi no e tendiamo a replicare questo modello educativo perché ci conforta, perché sappiamo come fare, perché conosciamo il metodo: 

dire no ci fa sentire genitori migliori e dire sì è da mollaccioni smidollati che crescono figli indisciplinati. 

Facciamo fatica a dire sì con finalità educativa, perché sono i no che aiutano a crescere.

Ci hanno insegnato così.

Spesso sentiamo che il no è come un riflesso automatico e non l’espressione di una volontà consapevole; diciamo no perché è al no che è associato il concetto di disciplina nel nostro modo di pensare e di educare. 

E tutto questo è frustrante sia per i bambini che per i genitori.

Soprattutto quando i bambini crescono e arriva quel momento in cui ci si rende conto che dire no non basta e non serve: 

il prendersi cura dei figli passa dall’accudimento fisico, faticoso sì, ma di vicinanza e di contatto, al doloroso e fondamentale distacco.

Prendersi cura dei figli diventa ad un certo punto un dover fare un passo indietro per poterli osservare lasciandoli liberi di essere e di diventare ciò per cui li abbiamo messi al mondo: 

persone diverse da noi, persone che non siamo noi e che non ci appartengono.

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È lì, quando i bambini stanno crescendo e fanno cose che non ci piacciono, dicono cose che non condividiamo, cercano lo scontro in ogni gesto, che dobbiamo imparare ad essere genitori davvero consapevoli:

lo scontro è un momento di crescita, il conflitto è una tappa del percorso, così come lo sono state le coliche a 10 giorni.

E’ un momento fondamentale attraverso il quale si afferma l’identità del bambino.

Teniamolo bene a mente: non c’è niente di straordinario, accade (quasi) a tutti.

Accettiamo il conflitto come una normale tappa evolutiva.

Non siamo sbagliati noi e non lo sono loro: va tutto bene.

E allora lavoriamo su di noi impariamo a gestire bene i conflitti, dobbiamo essere noi gli adulti, discutiamo in modo costruttivo e che non lasci strascichi:

1) non diciamo cose avventate;

2) non feriamo: è facile farlo ma è difficile poi tornare indietro;

3) stiamo attenti alle parole che  usiamo, soprattutto cerchiamo di non esprimere pareri o almeno di non farlo in modo indelicato;

4) facciamoci aiutare da strumenti positivi come il barattolo dei sì, come fare un giro in un’altra stanza, come un respiro profondo;

5) usiamo l’educazione positiva e il potere dei sì:

sì al rompere il momento di scontro, 

sì ad essere concentrati sulla discussione, 

sì ad avere sempre presente, soprattutto quando è difficile, che dobbiamo sempre discutere il comportamento, mai il bambino.

Ma cos’è il barattolo del sì?

A cosa serve?

E come farlo?

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Insieme ai nostri bambini, decidiamo quali siano i sì che vogliamo dire e in quali momenti vogliamo usarli.

Prendiamo poi dei bigliettini e scriviamo su ognuno un’attività speciale che ci piace fare insieme: vedere un film sul divano coi pop corn e le caramelle; fare un disegno; andare a fare shopping; vedere una serie tv fino a tardi; mangiare la pizza sul divano; fare una passeggiata nella natura; mangiare cinese; preparare una torta.

Chiudiamo i bigliettini e mettiamoli in un barattolo che chiudiamo e decoriamo insieme come più ci piace.

Decidiamo insieme in quali momenti potremo pescare un bigliettino: 

quando prendo un bel voto a scuola, quando sono triste, quando mi sgridi; 

quando c’è un momento di tensione, quando ti ho rimproverato, quando non mi sento in grado di affrontare la situazione in maniera calma.

Noi ci abbiamo provato: è stato divertente prepararlo insieme ed è un bel momento ora ogni volta che qualcuno in famiglia chiede di usarlo.

Per entrambi usare il barattolo è stato estremamente positivo: interrompere la tensione con il gesto di prendere il barattolo e sorridersi pescando un bigliettino, ha sciolto le tensioni, è diventato un momento di complicità.

E’ stato anche molto più facile del previsto passare dall’umore nero alla positività di un sorriso e alla tenerezza dei gesti.

Una volta ci siamo buttati tutto alle spalle godendosi un film (scelto da lui) sul divano dopo aver ordinato una pizza da consumare contro ogni regola in salotto fianco a fianco o la volta che siamo andati a goderci un pomeriggio di shopping insieme con l’impegno da parte mia, secondo richiesta, di non sindacare scelte di look diciamo azzardate o la volta che abbiamo cucinato insieme gli hamburger come piacciono a lui.

Cose semplici, ma momenti nostri che ricorderemo con piacere e che hanno spazzato via nuvoloni neri

Il barattolo del sì è davvero un modo per me di praticare una genitorialità consapevole e di prendermi cura del mio modo di essere genitore, una mamma che educa anche positivamente dicendo di sì, sì che fanno felici i bambini, ma anche noi genitori: perché i sì possono essere occasione di condivisione, di momenti belli insieme e di crescita reciproca.

Sì al passare del tempo insieme;

sì ad un tempo insieme di qualità;

sì alle attività, creative e non, che piacciono ad entrambi;

sì ad esserci con la testa; 

sì ad esserci senza cellulare;

sì ad esserci con un’attenzione consapevole, qui ed ora;

sì a vedere davvero i figli e a farli sentire visti. Perché è solo sentendosi visti e considerati da noi oggi che i nostri figli domani si sentiranno meritevoli e degni di attenzione da parte degli altri.

Post in collaborazione con Fruittella

 #fruittella #ilpoterediunsi
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