Come spiegare la politica ai ragazzi nel 2020

C’è un’immagine che conserverò nella mente finché vivrò, penso, e credo risalga al periodo della quinta elementare. Me la ricordo bene perché ero in macchina col mio babbo, nel traffico, verso scuola, in una mattina in cui straordinariamente mi accompagnava lui, e lui batteva ritmicamente con le dita sul posacenere, componendo una musichetta, e io gli chiesi: babbo, ma cos’è la Borsa?

Lui non mi rispose che ero troppo piccola, né che era troppo complesso, tantomeno – ho orrore solo a pensarci – che ero femmina, lui semplicemente mi spiegò cosa fosse la Borsa.

Il mio babbo era uno di quegli uomini che ogni giorno leggeva un giornale, rigorosamente La Nazione, rigorosamente cronaca di Prato, perché voleva sapere bene cosa succedeva anche nella sua città. Era uno di quelli che leggeva tutte le pagine, proprio tutte. Era uno di quelli che aveva messo Sky, quando era Tele+ o forse pure altro prima, lo ricordo ancora, nel 1992, e guardava ogni approfondimento politico, ogni telegiornale – ma mai Mediaset, non gli piaceva – e poteva parlare di qualsiasi cosa avvenisse nel mondo, spesso anche negli angoli più remoti, e questo faceva di lui un uomo affascinante, che non diceva mai cose a caso, che poteva ascoltare chiunque e avere sempre un’opinione intelligente, sua, non modellata su quella altrui.

La politica è entrata a far parte della mia vita quando ero molto piccola, ma non perché qualcuno in casa mia ne facesse in senso classico – figuriamoci il mio babbo, che lavorava spesso pure il sabato – ma perché mi è stato insegnato che politica ha un significato più ampio, quello che proviene dalla polis, dell’interesse per la cosa comune, la città, la comunità. Il mio babbo mi ha insegnato a capire le cose per poterle affrontare, a conoscerle per potersi far valere, mi ha insegnato ad andare in consiglio comunale, alle sedute aperte, per poter dire la mia (mi ci ha mandato, sì sì), a scrivere ai giornali per protestare e ad andare a bussare alle porte per farsi ascoltare.

Mi rendo conto che mi sto allontanando dal motivo per cui scrivo questo articolo: come insegnare la politica ai nostri ragazzi? Sarebbe bello fossimo tutti come il mio babbo, che leggeva un intero giornale ogni giorno e approfondiva temi fino a notte fonda. Noi non siamo così, nemmeno io che ho studiato Scienze Politiche mossa proprio dal desiderio di conoscere il mondo e le relazioni tra i popoli, ieri e oggi.

Come fare quindi ad avvicinare i ragazzi del 2020 alla politica, soprattutto in un momento storico in cui la politica, diciamocelo, ci fa schifo e ha perso ogni appoggio da parte nostra, ogni fiducia?

Ripartendo dalle persone.

Qualche mese fa, quando sono iniziate le proteste in Bielorussia per le elezioni presidenziali, ho cercato di coprire il più possibile le notizie perché nessuno ne sapeva niente (forse qualcuno si ricorderà che io invece ne so molto, proprio dal punto di vista storico/politico) e ho scoperto che c’era un solo politico in Italia che cercava di informare.

Anzi, una sola.

E questa politica è Lia Quartapelle, deputata del nostro Parlamento.

Da allora abbiamo cominciato un rapporto di scambio, ci siamo incontrate alle manifestazioni (Napoli, Milano) a supporto della Bielorussia e, qualche tempo fa, mi ha inviato per le mie ragazze il suo libro, scritto con Giuliano Pisapia: La politica raccontata ai ragazzi.

Apro una parentesi: non tocca a me fare l’elogio a Lia, perché la considero un’amica e sarei di parte, ma vi basta guardare il suo intervento di ieri in Parlamento per farvi un’idea del tipo di politica che è e anche – mi sento di dirlo con una certa sicurezza – del tipo di politic* che TUTTI dovrebbero essere.

Insomma, torniamo al punto principale: il libro.

La Politica raccontata ai ragazzi è un volume che va letto, secondo me, insieme ai nostri figli, direi dal momento in cui iniziano a rapportarsi alla polis: un po’ come la piccola Anna che chiede al babbo cos’è la Borsa (che per carità, attiene più all’economia, lo so), e aveva 10 anni o giù di lì.

Pisapia, nelle prime pagine in cui spiega il perché di questo libro, dice:

(…) la politica gode di una pessima reputazione. Per molte persone è un sinonimo di occupazione del potere, di corruzione; una scorciatoia per difendere i propri interessi, o quelli della propria famiglia, degli amici, del partito, o addirittura della corrente a cui il partito appartiene. Invece no, “Politica” non vuol dire questo. (…) La politica è dunque qualcosa di nobile, qualcosa senza cui qualsiasi società sarebbe impossibile.

Questo passaggio è, per me, il senso stesso del perché dovremmo spiegare ai nostri ragazzi la politica, perché se ne facciano un’idea positiva, non filtrata dalla mala gestione, unica cosa che noi stessi vediamo anche oggi. Perché loro, oggi più che mai, si sentano parte della polis e, nel loro piccolo, provino a combattere non solo il sistema corrotto che ormai ha invaso la cosa pubblica, ma anche il lassismo dei cittadini.

Che siano coloro che rivoluzioneranno questo modo sbagliato di fare politica, che non lo accetteranno più, che cambieranno le cose.

Lia dice:

Tutti possono andare ad assistere a una seduta del Parlamento.

Vi ricordate il mio babbo che mi mandava in consiglio comunale?

Il libro prosegue poi spiegando perché bisogna fare politica, a cosa serve? E rinforza il concetto che ognuno di noi abbia il dovere, non solo il diritto, di crearsi una vera opinione (quindi abbiamo il dovere di informarci!) e di fare qualcosa, seppur piccolo. Tutti noi possiamo fare politica ed è questo che insegna il libro di Pisapia e Quartapelle e che, credetemi, dobbiamo insegnare ai nostri figli.

Un altro uomo che ha influenzato il mio modo di vedere la politica è ovviamente il mio professore di Scienza Politica, con cui ho presentato la tesi sulla Bielorussia. Lui, politologo piuttosto famoso, proviene dall’estrema destra di tempi andati e, pur essendosene ormai allontanato da tempo, non ha influenzato IN ALCUN MODO le mie preferenze politiche. No, non sto dicendo che sono di sinistra!

Sto dicendo che anche questo dovete spiegare ai ragazzi: il vecchio concetto DX SX oggi è flebile, labile, superato. Valori che si riconoscevano a uno schieramento sono oggi rappresentati da quello opposto. Non lasciatevi quindi influenzare dal partito, ma solo dalle idee e soprattutto dai gesti. Io, quando voto, voto la persona e ciò che concretamente può fare per me e per la società in cui vivo.

Gli altri capitoli spiegano poi ogni aspetto: cos’è un politico, quali sono i luoghi della politica, ma parla anche dei social, tema molto importante nel 2020. Come i politici usano i social per fare VERA politica?

Sulla quarta di copertina si legge:

Se nessuno fa niente per cambiare le cose, fallo tu!

Ecco, credo che si debba proprio partire da qui, soprattutto oggi.

Insegniamo ai nostri figli a battersi DAVVERO per i propri diritti, ma anche a compiere i propri doveri. Chissà che non ci regaleranno una polis migliore.

Qui trovate il link per poter acquistare La Politica raccontata ai ragazzi.

Qui invece trovate un estratto del discorso di Quartapelle in Parlamento ieri, se volete farvi un’idea.

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