In Italia siamo più rigidi coi bambini? O forse semplicemente meno tolleranti?

crescere bambini italia

Era l’estate del 2016 quando, con due figlie di 4 e 6 anni, sono volata da Panama, dove vivevamo, a Parigi, dov’era di fatto la nostra vita, per andare a trovare e recuperare la migliore amica della mia maggiore. Le due erano (e sono) amiche dal primo anno di materna e, nonostante le distanze, sono sempre state unite. Cosa che mi ha sempre stupita: mia figlia è agitata, casinista, caotica, con la voce rumorosa e i modi di fare sguaiati. La sua amica è silenziosa, delicata e bonjour merci s’il vous plait.

Quella volta, io e le mie figlie recuperammo l’amica per portarla in Italia con noi, e sua madre ci accompagnò all’aeroporto: in quell’occasione, le tre dietro urlavano come aquile. Grida, risate, pianti, c’era tutto quel che ci può essere quando due bambine di sei anni si ritrovano e per di più hanno tra i piedi la sorellina di una delle due. Potete già immaginare il mio stato d’animo, io che sono solitamente molto calma, sentivo dentro di me la voglia di prendere nastro adesivo e corda e bloccare quel caos.

E la mamma dell’amica?

La mamma dell’amica, come niente fosse, continuava a guidare sorridente, a parlare col suo tono (lieve) di voce, come se nell’aria ci fosse silenzio. Mai, mai una volta ha detto alle bambine “smettetela”. Figuriamoci gridare qualcosa.

Avevo avuto il dubbio quando, al primo colloquio con la maestra della materna, mi venne detto: sua figlia è adorabile.

Come, non fa casino?

Ma va’, è una bambina vivace, parla tanto, canta.

Negli anni successivi, era tutto un “il raggio di sole della classe”, “quanta allegria che porta” e via dicendo.

Io, perplessa, dicevo a Chiara: vedi, se sei femmina ti è concesso tutto, se sei maschio devi pagare per il casino che fai solo perché sei maschio e sei casinista alla base. Lei confermava, avendo figlio casinista. Insomma, tra genitori di casinisti ci si intende.

Poi siamo arrivati in Italia. E vi assicuro che mia figlia, da raggio di sole, è passata a quella che fa casino, che disturba, che parla troppo e via dicendo.

Che ci sta che lo sia, non sto giustificando mia figlia, ma solo analizzando i due diversi approcci.

La mia più cara amica francese ha due bambini dell’età delle mie, andavano a scuola insieme. Abbiamo passato tanto e tanto tempo insieme e quando andavamo da loro, tutto era permesso. Le loro camere erano luoghi di devastazione dopo il passaggio di questi bambini (che spesso erano anche di più, perché il maschio invitava un amico per non essere in minoranza), urla, cibo sparso ovunque, qualsiasi gioco tirato fuori. La mamma placida diceva, fa niente, dopo mettiamo a posto. Una delle ultime volte che ci siamo visti eravamo in campagna da loro, hanno uno chalet in riva alla Senna, e ad ogni richiesta della figlia lei con calma si alzava e la aiutava.

Penso a me e mio marito: arrangiati non vedi che sto parlando?

Gliel’ho anche scritto, quando siamo venuti via. Che bello vederti fare la mamma, così calma, così paziente, così disponibile.

Ora, tutto questo potrebbe farci pensare che i bambini francesi, così “tollerati”, siano quindi delle belve selvagge a cui tutto è permesso. Beh, no.

Le mie figlie, in questi quasi tre mesi di scuola italiana, mi hanno riportato di urla e comportamenti che mai avevo sentito negli anni di scuola francese. In pratica niente è tollerato e si usano ancora mezzi come le note (nella nostra scuola, in Francia, per i casi più gravi si parlava coi genitori, si scriveva qualcosa sul quaderno di corrispondenza, ma non c’erano note, non c’era nemmeno la condotta), le punizioni (scrivi tot volte questa cosa, fai compiti in più, vai fuori) e questo per comportamenti come “parla troppo“.

Ho anche visto dei genitori sbroccare fuori da scuola, ma questo è un altro discorso.

Ecco, se dovessi dare una definizione, direi che non abbiamo pazienza, che ci disturba tutto. Ci disturba la gioia stessa dei bambini, che porta casino. E sapete perché ve lo dico? Perché prima di vedere mia figlia con gli occhi delle sue insegnanti, o delle altre mamme (come la mamma della sua amica, che la invitava continuamente a casa loro, e io che mi preoccupavo, e lei che mi diceva: ci ha fatto ridere tantissimo! E io chiedevo a mia figlia: che avete fatto? Mamma a mezzanotte siamo andate a farci pane e Nutella, la mamma di Alice ci ha scoperte e ci ha detto di tornare a letto. Ma vi ha sgridato? No no, ci ha solo detto che era tardi. Devo dirvi come ho reagito io quando le ho beccate in cucina di notte?), io vedevo mia figlia con gli occhi sbagliati, di chi si preoccupa sempre del casino, del disordine, del tono di voce alta, delle risate a crepapelle, e mai mai mai si gode la gioia che porta un bambino. Perché per carità, i bambini portano casino eh, ma è un casino felice, dipende solo come lo affrontiamo noi.

Detto questo, come mai i bambini italiani sono considerati così casinisti? Come mai si vieta l’ingresso nei ristoranti (a Parigi, per dire, non ho mai visto cartelli vietato l’ingresso ai bambini, anche se coi piccoli i genitori preferiscono non uscire), non si tollerano in aereo, se ne parla malissimo, se ne fanno pochissimi, ci si accusa a vicenda di non saperli educare, se poi in realtà siamo così rigidi, è vietato ridere, in casa bisogna che sia sempre tutto ordinato, non fate casino, non rompete le palle, abbassate la voce e via dicendo.

Mi sto ancora interrogando, ma il fatto che mia figlia – che sì, è una ragazzina vivace, ma anche molto gentile, educata e generosa, che parla tantissimo (ci interrompe di continuo, approccio Anna: adesso smetti di interrompere! Approccio marito: bastaaaa smetti di fare la protagonista! Approccio amiche francesi coi figli: aspetta un attimo, finisco di parlare, con voce bassa e accogliente) – ora non sia più il raggio di sole ma elemento di disturbo mi fa molto riflettere.

L’intolleranza è nazionale?

Se ci pensate bene, esistono tante teorie di approcci meno rigidi ai bambini, e noi – o almeno, la maggior parte di noi – ci discostiamo da tutti, tant’è che la disciplina dolce è spesso presa per il culo e quando parliamo di metodo danese fioccano i “ma che cagata, non è possibile applicarlo da noi”.

Io sono felice comunque di aver vissuto 11 anni in Francia, perché ho imparato che un’alternativa c’è, e a quanto pare non cresce piccoli teppisti. Poi non è che lì sia tutto perfetto eh, ma il bello di mescolarsi ad altre culture è proprio questo, poterne prendere il meglio e poi mixarlo col proprio. Però il dubbio sul perché noi siamo così intolleranti e rigidi e i bambini apparentemente così maleducati mi resta.

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3 Comments

  • Ciao Anna, è la prima volta che lascio un commento, di solito leggo solo😊ma questo tema mi tocca profondamente. Intanto grazie, davvero, per questo nuovo.punto.di vista. Per dare voce ad un mio sentire di “disciplina dolce” che però è sempre.in contrasto con lo storico con cui siamo cresciuti, e le imposizioni di questa società…
    Ora vi chiedo un consiglio. Perché io in questa modalità scolastica proprio non mi trovo. Tutto incentrato sul giudizio e sull’umiliazione, note, punizioni ecc. Che alternative ci sono? Io ho provato a guardarmi intorno, ma le realtà alternative sono davvero MOLTo alternative..😟 grazie mille

    • Ciao Deborah, purtroppo io non ho molti consigli da darti. So che, come suggerisce spesso Chiara, il modo migliore per scegliere una scuola è andare agli open day, parlare con gli insegnanti e con genitori che hanno già figli lì. In questo modo puoi farti un’idea anche dell’impostazione. Io ho scelto le medie di Penelope per il prossimo anno dopo il colloquio con la preside, che si è dedicata molto alle domande su mia figlia (anziché tessere le lodi della scuola come hanno fatto altri suoi colleghi), e che ha argomentato molto bene quando ho parlato della sua vivacità. È una scuola privata, ma con un’impostazione più simile a quella dei frati e dei salesiani, che quindi in qualche modo incentivano e accolgono il carattere dei bambini, anche nei suoi lati più duri da affrontare. Insomma, almeno a parole sembra che essere bambini curiosi, vivaci e un po’ chiacchieroni non sia giudicato un male e questo mi ha molto rassicurato. Per mia figlia (come per il figlio di Chiara) la vivacità si accompagna a un ottimo rendimento scolastico, il che rende ovviamente tutto più semplice in ambienti inclusivi dove tutti si conoscono. Non so se ti ho aiutata, per me è tutto una novità ma ho scelto la scuola per il prossimo anno proprio sulla base della sua “somiglianza” con quella che frequentavano a Parigi. Sono certa che esistano anche scuole pubbliche così!
      Invece la scuola in cui sono adesso, pubblica, è grandissima, dispersiva e piena di problemi, che non aiuta ovviamente gli insegnanti nel loro lavoro (anche se di pazienti e “dolci” ce ne sono), spesso non sono di ruolo, vagano da una classe all’altra, un casino insomma. Ma per esempio per mia figlia minore, che non disturba MAI e ha un rendimento ottimo, non è un problema, lei è la cocca a prescindere (ci tengo a dire che in casa è molto diversa).
      In bocca al lupo!

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