Preadolescenti e adolescenti: quello che nessuno ha il coraggio di dire

pandemia adolescenti

In questi ultimi mesi il tema dei preadolescenti e degli adolescenti in Italia mi ha appassionato e toccato sempre più profondamente e non solo perché ho figli in età, ma perché mi sono resa conto della cattiveria e della violenza con cui si affronta tutto ciò che li riguarda.

E mi sono chiesta perché.

Ormai quasi un anno fa il nostro Paese ha cominciato ad affrontare un nemico chiamato coronavirus ed ha cominciato a farlo proprio partendo dalle scuole: il 24 febbraio 2020 è stato il primo giorno di chiusura delle scuole per i miei figli e per molti altri.

Per settimane prima, e mesi poi, il tema della riapertura è stato una specie di tabù che non andava toccato, ma, finalmente, a settembre, in gran parte del Paese i bambini e i ragazzi hanno potuto tornare a scuola.

In altre regioni e per gli studenti di Università e superiori la DAD dura invece praticamente da un anno, con qualche piccolo intervallo, mentre per le seconde e terze medie è un continuo aprire e chiudere i cancelli a singhiozzo.

In seconda media un ragazzino è in piena preadolescenza, in prima superiore è un adolescente.

La socialità per preadolescenti e adolescenti è fondamentale, così come la necessità di confronto coi pari.

Dice il Prof. Pellai, Medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Milano:

“c’è una dimensione che rimane stabile durante l’intera adolescenza: il bisogno di nuovi contatti e relazioni. L’adolescente vive una necessità improrogabile di confrontarsi con gli altri, con un mondo di persone che non abitano in casa e di cui non può fare a meno.

Il fatto che questi ragazzi non vadano a scuola e in alcune zone d’Italia abbiano vissuto per mesi e/o vivano in zona rossa impedisce loro di avere normali e fondamentali relazioni sociali.

Osserva  Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che i tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%:

“Dal mese di ottobre ad oggi (…) abbiamo notato un notevole rialzo degli accessi al pronto soccorso con disturbo psichiatrico, nel 90% sono giovani tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita. (…) Mai come in questi mesi, da novembre a oggi, abbiamo avuto il reparto occupato al 100 per cento dei posti disponibili, mentre negli altri anni, di media, eravamo al 70 per cento. Ho avuto per settimane tutti i posti letto occupati da tentativi di suicidio e non mi era mai successo.

Al pronto soccorso si registra un ricovero al giorno per ‘attività autolesionistiche’”.

Qui l’articolo completo.

Della stessa opinione è la Città della Salute dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che osserva che

L’emergenza psichiatrica in preadolescenza e in adolescenza “è in esplosione”.

E questo è particolarmente aggravato dalla pandemia e dalla DAD, ma sicuramente è un trend in crescita da 10 anni.

“Negli ultimi 10 anni, infatti, la Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita ha registrato che:
–  i ricoveri per Tentativi Suicidio (TS) sono passati da 7 nel 2009 a 35 nel 2020
– nello stesso periodo (2009-2020), nel Day hospital psichiatrico, l’ideazione suicidaria è passata dal 10% all’80% dei pazienti in carico”

Qui l’articolo completo.

Qui un libro molto interessante sull’argomento per chi davvero volesse capire.

Potrei mettere altri articoli, ma mi sembra già sufficiente per poter affermare che c’è di cui preoccuparsi.

Bene, allora perché quando si parla di queste tematiche la reazione media è la seguente?

Si va dall'”Andassero a lavorare” al sempre verde “non stanno mica facendo la guerra” o alla sequela dei soliti “viziati” “nullafacenti” “privi di midollo” “non sanno fare altro che postare video scemi su Instagram e Tik tok” “ci si ammazza per cose serie non perché non si può fare l’aperitivo” “si suicidano per cazzate” “figli di gente che non gli ha ha insegnato nulla” “ma piantiamola di starli a compatire è difficile per tutti, in media i ragazzi italiani sono viziatissimi e senza nessuna responsabilità”. Trovate un buon repertorio qui e qui e qui 

Ma perché questo odio?

Da dove viene?

Invidia per la nostra ormai passata gioventù? Soddisfazione sadica nel vederli soffrire invece che divertirsi?

Se si manifestasse un disagio per la fascia 0/6 sono certa che migliaia di genitori si straccerebbero le vesti: i bambini sono figli di tutti, ma da cominciano ad avere i peli e il bottone mammario, diventano dei reietti.

Perché?

Questo maledetto virus colpisce con maggiore gravità e più frequente letalità gli anziani e tutti ci schieriamo a loro difesa. E questo anche se molti di loro non hanno ancora capito che la mascherina la devono mettere ogni volta che escono, anche se per 5 minuti e che sì, la mascherina deve coprire anche il naso, diamine!

Un individuo ha ad un certo punto detto: oh, gli anziani sono quelli che rischiano, gli anziani non mandano avanti il Paese, beh, chiudiamoli in casa e ciao, riprendiamo a vivere.

Lo ricordate? Ve lo ricordo io.

Bene, ha detto una cosa terribile ed è stato giustamente costretto a spiegarsi e scusarsi.

Chiudiamo in casa i giovani? Niente scuola, niente sport, niente corsi e attività, niente di niente.

Abbiamo detto e fatto una cosa terribile e ne andiamo fieri.

Anzi, non è abbastanza, stronzi che uscite lo stesso!

 

Quindi, ricapitoliamo: gli anziani sono intoccabili e gli adolescenti possono morire nell’indifferenza generale.

 

E non azzardatevi a difenderli: sarete tacciati e accusati di volerli difendere, quegli inetti.

E non provate a dire che il disagio di preadolescenti e adolescenti cresce in modo preoccupante: sono balle.

Il disagio giovanile è sempre esistito, che sarà mai! Non è vero che cresce in maniera esponenziale!

 

Ma perché negare? Perché non cercare soluzioni diverse? Perché non occuparsene?

Quando si smette di guardare ai figli degli altri come ai propri?

Quando si perde il senso di protezione per i più fragili e indifesi?

 

E, ditemi, quando si diventa così tanto stronzi?

 

 

 

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2 Comments

  • Condivido. Anche io mamma di figlia adolescente che ha sviluppato (o acuito) problemi durante questa pandemia e di un figlio preadolescente. Che siano stati privati di quasi tutto è evidente. Che il tutto avvenga molto spesso nell’indifferenza generale è ancora più inquietante ed evidente. Ho discusso con genitori che non volevano dare addosso troppo ad una professoressa inetta (dal punto di vista psicologico maggiormente) perché “i ragazzi devono imparare a cavarsela”, non capendo tali genitori che per un ragazzo fortunato che va bene (nonostante il prof) ed è seguito ce ne sono tanti molto più fragili che non riescono a reagire in questo momento storico al solito classico professore senza empatia.
    e capisco la definizione e la domanda finale. “quando si diventa così tanto stronzi?”
    Barbara

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