Alimentazione bambini: le domande più comuni e le risposte degli esperti

alimentazione bambini

Abbiamo girato ad Alimentazione Bambini, il canale dedicato all’alimentazione corretta dei piccoli di Coop Italia, le vostre domande. Ecco cosa dicono gli esperti in materia di alimentazione.

Come fare lo svezzamento dei gemelli (se ci sono modalità particolari, in caso non avessero per esempio gli stessi gusti)?

R: Per l’inizio dell’alimentazione complementare (ex svezzamento) dei gemelli ovviamente è bene seguire le medesime indicazioni che vengono fornite per l’alimentazione complementare di ogni bambino. Il fatto che siano due non modifica nessuna delle “regole” principali. Ciò a cui invece si dovrebbe porre attenzione è di:
● mantenere una buona varietà nelle proposte alimentari che si fanno di giorno in giorno
● non cadere nella trappola delle preferenze del singolo bambino: il “menù’” giornaliero viene stabilito dal genitore
● è bene non proporre nel medesimo pasto varie alternative solo perché una cosa non è gradita ad uno dei gemelli: a tavola si mangia ciò che c’è
● nell’ambito dei principi della sana alimentazione si cercherà per quanto possibile di venire incontro ai gusti personali, a volte di uno altre volte dell’altro bambino

Per quanto tempo il latte resta l’alimento principale della giornata? Vale anche per il latte in formula?

R: Il latte materno (o nei casi in cui non sia disponibile, quello in formula) deve rappresentare l’alimento esclusivo per il lattante fino ai 6 mesi compiuti. Da quel punto in avanti, infatti, le necessità nutritive del bambino subiscono una modifica poiché gli sono necessari sì gli stessi nutrienti di prima, ma di alcuni di questi avrà bisogno in maggiori quantità, quantità che non possono essere garantite dal solo latte. È da qui che nasce l’esigenza di introdurre l’alimentazione complementare, che garantisce quindi al piccolo tutte le sostanze di cui ha bisogno per una adeguata crescita e sviluppo psicomotorio.

Perché alcuni pediatri fanno iniziare lo svezzamento a 4 mesi?

R: Le indicazioni dell’OMS sono chiare nell’indicare come sia fondamentale mantenere l’allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi del bambino. In realtà ciò vale anche per il bambino alimentato con formula. Come tutte le indicazioni esistono però alcune eccezioni (non molte a dire il vero) poiché ogni bambino è un individuo con proprie peculiarità. Quando il pediatra fa iniziare prima l’alimentazione complementare, in genere ciò succede perché il bambino manifesta condizioni patologiche particolari che non ne garantiscono un’adeguata crescita solo con il latte. Tali situazioni sono però fortunatamente molto rare e ogni pediatra saprà consigliare al meglio il genitore per la specifica situazione.
Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a leggere questo articolo sulla prima pappa.

C’è qualche cibo che è davvero da evitare e per quanto tempo?

R: Esistono di certo degli alimenti e delle preparazioni che sarebbe bene evitare nei primi mesi e anche nei primi anni di vita, e questi sono:
● il sale aggiunto, che va evitato fino al 3° anno di vita perché andrebbe a sovraccaricare un apparato renale non abbastanza maturo, e inoltre perché si è visto che il suo uso precoce fa aumentare l’incidenza di ipertensione arteriosa nei soggetti predisposti
● lo zucchero
● il miele, per il rischio legato alla tossina del botulino che semmai presente non potrebbe essere inattivata dal sistema gastrico ancora immaturo del bambino, da evitare fino ai 12 mesi
● la cioccolata, ma così come il tè e il caffè perché contengono tutti e tre abbondanti quantità di alcune sostanze, dette xantine (sono la caffeina, la teina e la teobromina) che non solo hanno effetti eccitanti ma favoriscono anche una sorta di dipendenza
● le fritture e in generale le preparazioni con cotture troppo complesse
● gli alimenti industriali non specificatamente pensati per lattanti (ad esempio, proprio perché contengono magari sale e/o zucchero aggiunti)

Autosvezzamento: cosa ne pensano gli esperti?

R: Gli esperti sono abbastanza concordi nel non demonizzare l’autosvezzamento purché lo stile alimentare familiare sia davvero adeguato, e non solo ritenuto tale dalla famiglia. Ciò significa: purché il pasto
● mantenga la giusta composizione
● garantisca tutte le fonti energetiche essenziali
● garantisca tutte le fonti di vitamine e sali minerali di cui il bambino necessita
● mantenga porzioni adeguate al bambino per la sua specifica età
● sia vario ed equilibrato
Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a leggere questo articolo:

Tags from the story
More from 50sfumaturedimamma

Vacanze rilassanti coi figli: un’utopia? No, a Ischia è possibile!

Share this...FacebookPinterestTwitterLinkedinemailVacanze rilassanti e bambini: sembra quasi un ossimoro, un paradosso, insomma,...
Read More

1 Comment

  • Quello dell’autosvezzamento è un tema molto interessante che però alcuni pediatri sconsigliano proprio per il rischio che i genitori non riescano a guidare l’alimentazione in modo adeguato e corretto. Penso che, in effetti, non sia così semplice come sembra, anche se probabilmente sotto il profilo sociale aiuta il piccolo a sentirsi parte della famiglia e a costruire un rapporto migliore con il cibo. Lo dico anche in virtù del fatto di avere una figlia di ormai 8 anni ancora estremamente selettiva nel cibo. Forse allora avessi seguito questo metodo avrei ottenuto risultati migliori, chi lo sa!

Rispondi a Marissa Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.