lunedì 26 settembre 2016

Ma perché le mamme sono sempre incazzate?

Siamo circondate da esseri asociali e incazzati con chiunque, soprattutto coi simili.
Chi?

Le mamme.

E lo sono dal vivo, figurarsi sui social!

Non c'è essere umano che mi incuta più timore su Facebook di una madre.

Dopo i vegani.
Dopo i grillini.
Dopo Salvini.
Dopo gli antivaccinisti.

Vabbè, insomma, dopo un po' di gente.



Vai a prendere il bambino all'asilo o a scuola?

Sia mai che ti scappi un saluto o un sorriso.
Ferma! Non osare!
L'occhiale scuro regna sovrano. E che sia calato sugli occhi.
Il telefonino sempre in mano o all'orecchio.
Tutte sempre di corsa, anche quando non si deve più correre da nessuna parte.

Ti tocca andare coi bambini al parco?

Regola numero uno: fatti i cazzi tuoi.
Non salutare, non attaccare bottone, non esprimere un pensiero o un'opinione.
Non pensare nemmeno, sia mai che qualcuna possa leggerti nel pensiero.

E per essere sicura che fili tutto liscio, insegna a tuo figlio a fare altrettanto.

Se parla con qualcuno: non disturbare!!
Ma non si chiamava dialogo?
Se offre la merenda a qualcuno: non farlo!
Perché insegnare la condivisione e la generosità? Che sarebbe coerente, se poi non le pretendessimo a domanda.
Se ha una discussione con qualche bambio: portalo via!
Ma non dovrebbe imparare a cavarsela da solo?

Sei obbligata ad accompagnare i bambini a una festa?

Lascialo e fuggi.
Prima che qualcuno possa rivolgerti parola.
Prima che qualcuno osi salutarti.
Prima che tu debba restare perché te lo chiede qualcuno.

Partecipi a una discussione su Facebook?

Mi raccomando, la vera madre, attacca alla giugulare.

No, non confrontarti in maniera pacata: offendi, insulta, screenshotta - ché può sempre servire - e insinua.

E per essere certa che nessuno attacchi te, tu fallo subito e con tanti punti esclamativi o di domanda, meglio se tuti insieme e alternati.

Ora...io sono sempre stata abbastanza stronza, lo ammetto, non sono la mamma del dado Star, non giro col sorriso a 56 denti, non abito su Mielelandia e il mio modo di esprimermi non è esattamente cuoricioso e glitterato, ma persino io noto che la maggior parte delle madri sono più incazzate del mio gatto quando l'ho castrato.

Ma perché?



Perché tanta incazzatura da non essere in grado di sostenere una conversazione senza morti né feriti?

Forse che non siamo capaci di rapportarci con donne che siano madri perché ci sentiamo giudicate o in competizione?

Perché il preconcetto: è la madre di un compagno di mia figlia, quindi è una stronza?

Perché vomitiamo tanta rabbia sui social davanti ad affermazioni innocenti?

Perché dovrebbe essere un vanto attaccare sempre o saper rispondere a tono a domande tutto sommato innocue?

E, spiegatemi, perché dovrebbe essere figo non conoscere una mamma che sia una dei 50 compagni di classe dei tuoi figli?

Non siamo più l'angelo del focolare e vivaddio!, siamo d'accordo, ma io mi chiedo:

tra essere la mamma che sforna 12 torte al giorno per la merenda dei 4 figli e dei loro 80 compagni di classe ed essere la mamma sempre incazzata che trasmette ai figli meno solarità di quanto ne trovino alle pompe funebri e meno voglia di socializzare che tra istrici,

non ce l'avevamo una via di mezzo?





venerdì 23 settembre 2016

Lo shopping coi figli...è possibile?

Fare shopping con i bambini è un'esperienza delirante.
Qualunque madre lo sa e se dice il contrario mente.


Quindi i bambini girano nudi e le mamme pure?
No.
No, perché la mamma fa shopping da sola o on line per sé e per i figli e, se proprio costretta, con la prole al seguito.

Io e mio figlio non ci distinguiamo dalla massa, lui ama lo shopping, io pure, ma io non amo lo shopping con lui e lui non ama lo shopping con me.

Questo salvo eccezioni. Quali?

giovedì 22 settembre 2016

Non sono mai stata zoccola (purtroppo). Ma per gli altri, lo ero.

Non sono mai stata zoccola.

Io non dò un’accezione negativa a questo termine.
So che che viene usato come insulto, ma non ho mica capito dove stia l’insulto, se  per  zoccola si intende  una donna particolarmente disinibita che ha numerosi partner. E beata lei!
Certo, in senso letterale la zoccola sarebbe una prostituta.
Boh, io non do accezioni negative nemmeno a lei, perché dovrei?
L’80% lo fa per costrizione - e allora dovrebbero essere chiamate vittime di reato-, il restante lo fa per guadagnare: embè, a me che mi deve fregare? Mi dispiace solo che non possano pagare le tasse, se devo dirla tutta, vedi quanto crescerebbe il PIL.
A me una prostituta non toglie niente, trovo peggiore un evasore, che mi toglie i servizi, eppure lui viene chiamato “furbo”.
Comunque sia, zoccola  non lo sono mai stata.
Eppure, me lo sono sentito dire così tante volte!
Perchè con le mie amiche preferivo uscire con ragazzi più grandi di noi (tra cui mio fratello…), perché ero libera di tornare tardi la sera (sempre perché c’era mio fratello o la sorella della mia amica), perché andavo in discoteca, perché mi truccavo e mi mettevo la minigonna.

mercoledì 21 settembre 2016

Viaggi insoliti: Minsk e la Bielorussia

minsk


Lo chiamo viaggio, dovrei chiamarlo vita.
Dopo otto anni sono tornata in Bielorussia, per la settima volta. La prima volta che ho messo piede nell'ex Repubblica Sovietica avevo 20 anni: studiavo Scienze Politiche, non sapevo niente del paese, parlavo due parole di russo, la sera facevo la cameriera in un pub, qualche pomeriggio la commessa e lavoravo come giornalista per una tv locale.

A Minsk ho vissuto, appena laureata, e ho insegnato italiano all'Università Statale, facoltà di Relazioni Internazionali.

Ne riconosco l'odore: ed è proprio quello che mi ha fatto piangere, appena ho varcato la porta dell'aeroporto. Un odore acre, difficilmente descrivibile, che si fa sempre più pungente via via che ci si sposta verso l'interno. Ricordo di aver pensato, una volta, arrivata a Khojniki, al confine con la zona di esclusione - quella di Chernobyl - che quell'odore era l'odore di ciò che è sbagliato, di ciò che non va come dovrebbe.

Con gli anni - e i viaggi - ho capito che quello è semplicemente l'odore della Bielorussia. Quello, mischiato all'odore proveniente dalle grate della metro, che ho cercato in ogni città che ho visitato come si cerca tra tanti sconosciuti il profumo di un uomo che si è amato.

martedì 20 settembre 2016

Da grande farò


L’attrice.

La velina. 

La personal shopper.

Ricominciamo.

“Cosa farai da grande, Penelope?”

“Costruirò palazzi e strade e ponti e un grattacielo più alto del nostro, più alto di quello di New York, più alto della tour Eiffel.“

“Ma come, non ti piace ballare?“

Quando avevo 11 anni, ero certa che avrei fatto l’insegnante di matematica. La materia mi riusciva bene, e mi sembrava un lavoro piuttosto intelligente, non come le mie amiche che volevano fare le attrici o sposare principi azzurri. Volevo essere diversa, anche se ero cresciuta con le Barbie, forse perché mi piaceva tanto correre in bici e rotolarmi nei prati e leggere enciclopedie.

A 18 anni ho deciso che sarei diventata giornalista. Sognavo di dar voce a chi non ne ha, di raccontare mondi sconosciuti, di mettere su carta odori, colori, rumori. Chi sono diventata non lo so, forse non sono ancora abbastanza grande per chiudere i miei sogni in un cassetto. Forse posso ancora raccontare, forse lo farò sempre.

Mentre guardo le mie figlie crescere. 

Tra i miei sogni, c’era quello di imparare tante lingue, ma non quello di essere madre. Lo sono diventata per regalare due nuove vite al mondo, un mondo da curare, un mondo da rendere bellissimo e da scoprire, con loro.

lunedì 19 settembre 2016

Ve lo do io il fertility day



Sono passati ormai alcuni giorni dal fertility day. Ognuno ha espresso la sua, tutti hanno trovato la campagna aberrante, hanno proposto soluzioni, puntato il dito e spiegato che, fondamentalmente, prima di consigliarci di fare figli, i nostri governanti dovrebbero metterci nelle condizioni di. 

Tutto giustissimo.

Ma non è stata detta la cosa più importante. Che non ha a che fare esattamente coi soldi, anche se un po' sì. Ma con la pancia e il cuore e i tuffi.

Perché fare un figlio. 


La gravidanza spesso fa schifo. Quelle che la passano in totale armonia sono una manciata, a meno che non si considerino armonia i rigurgiti, la sciatica e le caviglie gonfie.

Partorire può far male, malissimo, anche con l’epidurale. Spesso ti squarti in due, non conti i punti e non riesci a camminare per giorni e giorni. Il sesso? Piano piano, molto piano piano. 

Restare svegli la notte in preda alle urla di un essere che non hai mai visto prima e che probabilmente ancora non ami è la prova più dura di tutte: dov’è l’interruttore? Come si rimette dov’era, nella pancia? Qualcuno se lo prenderà, in ospedale?

Perché l’ho fatto?

Nel momento in cui diventi genitore vivi con la paura: con la paura che una febbre prolungata significhi qualcosa di brutto, con la paura degli sconosciuti, con la paura della culla, del cibo, della strada, di qualunque cosa potrebbe accadere senza che tu possa fare niente. Ed è una sensazione orribile, vivere sempre con la paura. 

Come genitore dovrai prendere tantissime decisioni, dalle più banali, come l’ospedale in cui partorire, a quelle più importanti: che scuola? Dove vivere? Che metodo educativo? Sgridarli o no? Lasciarli liberi o no? Il motorino? L’uscita con le amiche? Che fare se prende un 4? Al nido o con i nonni?

venerdì 16 settembre 2016

Che cosa si regala a un neonato?

Per la nascita del primo figlio, solitamente, si viene ricoperte di doni.

Ovviamente, tutto rigorosamente per il neonato, mai che nessuno pensi a te, povera madre che ti sei fatta macellare per metterlo al mondo, no?

Ma una buona madre si mette da parte, pare.

E, quindi, via, spazio al figliolo!

Se tutto va bene arriveranno 134 tutine taglia 0 mesi e ne userete 7, poi il bambino sarà passato alla taglia 1 e o taglierete i piedi alla tutina (cosa esteticamente orribile), o, se il bambino dovesse stiracchiarsi, la tutina esploderà tipo Hulk, ma senza diventare verde. Al massimo diventerà giallo, ma non sarà per la tutina, più probabile sia l'ittero. Chiamate la pediatra. Bilirubina alta.

giovedì 15 settembre 2016

Cos’è per voi la creatività?

Pennarelli matite Stabilo woody
Prisci alle prese coi nuovi Woody di Stabilo®, un matitone 3 in 1 che si usa anche come pastello a cera e acquarello, mentre Penny disegna il mare coi pennarelli Power


Quando ero bambina, un giorno mia mamma venne a parlare con le maestre dell’asilo. Probabilmente lanciata da chissà quale approfondimento pedagogico, la mia maestra le disse che in me c’era qualcosa che non andava, perché disegnavo persone con una mano gigante e l’altra minuscola.

In effetti sono diventata un serial killer.

La maestra in prima elementare, invece, disse a mia mamma che sarei venuta anoressica e complessata, perché giocavo con le Barbie.

In effetti sono denutrita e insicura.

La realtà è che quando incontri qualcuno che frena le tue passioni, poi la situazione si mette male. Ho smesso di disegnare, per esempio. E l’ora di educazione artistica, alle medie, era per me una specie di supplizio.

Anche perché io non avevo il materiale Stabilo®, e mia mamma mi comprava pennarelli a basso costo e facevo dei lavori urendi, ma questa è un’altra storia.

Mi ci sono voluti vent’anni e la nascita di due figlie per capire che nessuno, tanto meno chi dovrebbe educarti, può mettere i freni alla tua fantasia e alla tua creatività, anzi. E per questo sto crescendo due bambine libere di esprimersi, di comunicare chi sono, nel rispetto degli altri ma senza che nessuno possa dire loro che c’è qualcosa che non va.

Perché la creatività si sviluppa in mille modi, non solo riuscendo a disegnare due mani perfettamente uguali. Perché essere creativi - non come diceva una certa campagna che girava ultimamente, eh! bocca mia taci - non significa saper fare qualcosa alla perfezione, essere i migliori, inventare qualcosa.

Significa essere liberi.

Ed esiste sensazione più bella?

mercoledì 14 settembre 2016

I conti in tasca



Giusto ieri parlavano di internet, e di Facebook in particolare. Internet ci ha regalato un'opportunità grandiosa: farci i cazzi degli altri. Che se a voi interessa siete a cavallo, in un attimo sapete vita morte e miracoli di chiunque, per di più in anonimato, per poterne spettegolare senza il rischio di fare figuracce. Ché si sa, parlar male degli altri non sta bene. 

E cosa ci ha permesso anche, questa meravigliosa invenzione che è la rete? Di fare i conti in tasca!

Se prima eravamo obbligati a vivere esclusivamente una vita vera e delle persone, che conoscevamo realmente, potevamo anche farci un'idea, ora ci basta una foto per stilare brevemente Cud, lista dei possedimenti, eventuale evasione fiscale e, sia mai che manchi, l'aiuto dei genitori

Hai l'iPhone? Sicuramente ti sei indebitato per comprarlo e solo perché vuoi apparire. Sia mai che uno lavori onestamente, o ce l'abbia aziendale, o sarcazzo.

Vai tutte le settimane dalla parrucchiera? Magari lo nota quella che fuma un pacchetto di sigarette al giorno, 7x6=42 e hai voglia a farti la piega. 
Ultimamente mi hanno parlato di un phon da 400€. Da ricchi, eh? Dipende quanto vai dal parrucchiere. Per me che ci vado una volta l'anno sicuramente lo è. 

Vedono una borsa firmata? O è falsa, o sei una mantenuta. A nessuno verrà mai in mente che ti sei voluta fare un regalo mettendo dei soldi da parte. Sarà mica una priorità? Infatti le decidono gli altri, le priorità. Quelli che fanno beneficenza tipo, vero? 
Ho una cara amica a cui piace vestirsi bene, ma bene bene, e che è pure la persona più generosa di questo mondo, nei confronti di amici parenti e conoscenti ma anche di sconosciuti. Si vede che sa come gestire i soldi che guadagna, no?
La donna delle pulizie una volta al mese è da ricchi. Ma il Roomba, il Folletto, il Bimby, il cippalippa sono da poveri, in effetti.

martedì 13 settembre 2016

Litigi (solo) social

Ci sono due mamme al parco, non si conoscono.
Una legge un romanzone storico.
L'altra timidamente le dice "che brava, sai io non riesco più a leggere, adoravo i romanzi storici"
"Ma no, perchè? Tutto sta a iniziare. Guarda come giocano tranquille le bimbe, nella sabbiera: è la tua quella con il vestitino giallo? Non serve avere sempre gli occhi puntati addosso".
"Sì forse hai ragione, domani provo anch'io".
Il giorno dopo si ritrovano entrambe con il libro, ma passano quasi tutto il tempo a chiacchierare.
Qualche giorno dopo vanno al bar a prendere un gelato alle bimbe, già che ci sono prendono un caffè.
Dopo due mesi, si iscrivono in palestra e si fanno forza l'un l'altra.
Diventano amiche.

Ci sono due mamme su facebook.
Nel gruppo di genitori della città una posta un comunicato sul pericolo dei vaccini.
L'altra, indignata, risponde in modo molto secco.
La prima si risente, il tutto degenera con scambi di epiteti.
Un giorno si intravedono al parco "oddio, ma quella è la stronza dei vaccini?".

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