venerdì 24 marzo 2017

Mamme indispensabili. Ovvero: un figlio non esiste senza sua madre?

Siamo nel 2017 eppure incontro ancora moltissime madri che sembrano rimaste al 1950.
Maternità concepita come dedizione totale, sacrificio, abnegazione, sofferenza quasi.

Madri che rinunciano a tutto, anche a un'ora con le amiche, pur di non lasciare i figli con altri, che sia il padre, la nonna o, sia mai, addirittura una baby sitter.

E che, ed è forse la cosa peggiore, di tutto ciò ne fanno quasi un vanto.
"Io non ho mai lasciato i miei figli! Mia suocera si è proposta di tenermeli un paio d'ore per farmi andare a prendere un aperitivo, ma figurarsi! L'unica volta che ho accettato è stata per pulire casa in pace".
(frase sentita personalmente).

Fatemi capire, dobbiamo applaudire?
Mi spiegate esattamente cosa si vince?

Qualche giorno fa sono incappata in un'accesa discussione.
Una mamma infatti raccontava  di conoscere una coppia che aveva "sbolognato" il figlio ai nonni per concedersi un week end a due. Specificava di utilizzare appositamente il termine sbolognare perchè a suo avviso si trattava di questo, che non condivide chi lascia i figli se non per necessità, che farlo per mero svago era assolutamente inconcepibile, e chiedeva alla rete come la pensava sul punto.

Ne è conseguito un numero enorme di commenti che si possono sintetizzare in 4 gruppi:
1. I "beati loro", cioè quei genitori che vorrebbero tantissimo concedersi qualche giorno in coppia, ma non hanno nessuno che possa tenere i bambini
2. Gli "anche noi": quelli che più o meno spesso possono lasciare i figli ai nonni e prendersi qualche giorno (o anche due settimane) per se.
3. I genitori chioccia, cioè quelli che dicono che sì, sarebbe bello, ma proprio non riescono a staccarsi dai figli.
4. Infine i genitori bicicletta. Sì, sapete quelli del "hai voluto la bicicletta, pedala?", ecco.

Nulla quaestio sui primi 3: i primi son sfigati, ed hanno tutta la mia solidarietà, i secondi, a mio modesto avviso,  sono la normalità, i terzi sono diversi da me, certo, ma il mondo è bello perchè è vario.

Quelli che invece proprio non capisco sono gli ultimi.
Quelli che si indignano, quelli che "perchè fare figli se poi si sbolognano".
Quelli che si "vantano" di non aver mai trascorso una notte lontano dai figli e di non aver mai chiesto aiuto, a costo di enormi sacrifici. Una mamma raccontava di aver dovuto fare notti in ospedale per più di un mese ma "non abbiamo chiesto niente a nessuno, anche se i nonni erano disponibili".

Ma, spiegatemi, si vince una medaglia al sacrificio?
Si entra in paradiso senza passare da San Pietro?
Si ottiene una pensione più alta?

giovedì 23 marzo 2017

Vinci una vacanza da favola (ovvero come avere 10 bagni tutti per sé)



Qual è il viaggio più bello che avete fatto? Io fatico a scegliere, un po’ perché effettivamente negli ultimi tempi ne ho fatti tanti, un po’ perché ognuno racchiude in sé qualcosa di speciale, che sia per la compagnia, per il posto, per il momento. A volte pochi km e pochi giorni possono essere speciali perché condivisi con la persona giusta. Ricordo per esempio una bellissima vacanza a Berlino con un’amica, o ancora una a Londra tutta sola. Di certo so qual è la vacanza da sogno che ancora non ho fatto e che mi piacerebbe fare… 

Facciamo un gioco: chiudete gli occhi. Anzi, continuate a leggere e poi chiudete gli occhi, altrimenti il gioco non viene: immaginatevi su un prato verdissimo, sdraiate su una coperta morbida, di quelle un po’ invecchiate, un enorme plaid scozzese, magari. Siete sdraiate e ascoltate i rumori della natura e nel naso avete l’odore dell’erba appena tagliata e dei fiori di fine estate. Gli occhi sono pieni di blu, di un blu che solo certe campagne riescono a regalare. E, a pochi passi da voi, una residenza del quattordicesimo secolo, tutta per voi. 

Tutta per voi e per le persone che amate di più: potrebbe essere la migliore vacanza della vostra vita.

mercoledì 22 marzo 2017

La Tartaruga Rossa, ovvero di come la vita a volte ci stupisca



Una delle cose che ho sicuramente tramandato alle mie figlie è l’amore per gli animali. Lo stesso che mia mamma ha passato a me, e in qualche modo mi piace pensare che l’amore per certi animali che ha Penelope sia semplicemente genetico, e arrivi da suo nonno, che adorava la natura. 

Come sapete vivere a Panama è anche l’occasione per scoprire questa parte di mondo, e ogni volta che scegliamo una nuova meta lo facciamo (ammetto, lo faccio!) pensando anche a questo: quali animali potremo vedere? I due viaggi più incredibili da questo punto di vista sono stati sicuramente il Costa Rica e la Patagonia. Nel primo caso, vi avevo raccontato dei tucani, dei delfini ma soprattutto di lei, la tartaruga baula, l’esemplare più grande al mondo. L’abbiamo vista, mentre depositava le uova, le sue decine di uova, nel silenzio della notte e sotto un cielo così stellato da far piangere. Alla fine di quel rito notturno, a cui le bambine avevano assistito in rigoroso silenzio, con gli occhi brillanti e sognanti, lei aveva ricoperto la sua buchetta ed era ripartita mesta verso il mare, e noi ci eravamo incamminati sulla sabbia, senza parole, per tornare all’hotel. E Priscilla, 4 anni da compiere, aveva rotto il silenzio dicendo: “Mamma, io voglio andare con lei, voglio nuotare con lei ed essere libera”.

martedì 21 marzo 2017

L'età giusta per diventare mamma esiste?

Qual è l'età perfetta per diventare mamma?




Quando ho avuto il mio primo figlio avevo 31 anni e credevo di avere più o meno l'età giusta per avere un bambino.



lunedì 20 marzo 2017

AUTOSTIMA e DSA

I bambini con un disturbo dell'apprendimento, dislessia, disgrafia, discalculia, hanno spesso problemi di autostima.
A volte talmente marcati che diventano il primo campanello di allarme, prima ancora che un genitore si renda conto delle difficoltà scolastiche.

Alessando è sempre stato un bambino sveglio e curioso, e francamente non avevo nessun timore per l'inizio delle elementari.
Infatti ha iniziato con entusiasmo, che è ben presto svanito ai primi compiti a casa.

Il tutto è via via degenerato, fino a sfociare in pianti isterici al momento di fare i compiti o leggere, con tanto di frasi tipo "piuttosto mi uccido! La scuola fa schifo!".

voti erano medi e variabili, a volte era un discreto a volte un distinto, ma c'è una totale omertà delle mamme a questo proposito, e quindi non mi è stato possibile capire per tempo se era nella media o no.
Se chiedevo a lui, diceva di non avere idea dei voti altrui.

A dire il vero ho subito capito che non era una reazione normale, infatti non ho mai insisto, mai fatto scenate, mai costretto a rifare dettati disastrosi. Una sorta di intuito, credo.

Un giorno ha preso un ottimo, e guarda caso ha saputo dirmi i voti di tutta la classe.

Allora ho capito che c'era un grosso problema di autostima "represso" di cui non mi ha mai parlato.

In seconda elementare sono emersi i primi campanelli di allarme nello screening per dislessia, anche se per le maestre era solo svogliato: questo perchè aveva (ed ha) risultati altalenanti che credevano incompatibili con un DSA.

Quando una logopedista privata ci ha fatto la diagnosi di disgrafia, a fine anno, Alessandro è rinato.
E' un altro bambino, molto più sereno.
Ma ancora non basta.
Le maestre mi dicono che ha continuo bisogno di conferme e gratificazioni.
Sembra facile, ma è davvero difficile capire come comportarsi in quasti casi.

venerdì 17 marzo 2017

Seggiolini auto: cosa è cambiato


Dal primo gennaio 2017 la normativa in materia di sicurezza in auto è cambiata e ancora cambierà in estate.

Per il momento, le novità principali sui seggiolini auto riguardano il cosiddetto rialzo.

Personalmente non l'ho mai usato per mio figlio, perché non mi è mai sembrato sicuro, ma ora, anche volessi farlo, probabilmente non potrei per qualche centimetro mancante.

Perché? Cosa è cambiato sui seggiolini auto?


giovedì 16 marzo 2017

Come fare decluttering (e sentirsi meglio)

decluttering guardaroba


Si fa un grande parlare del decluttering, ovvero di quell'operazione che prevede la pulizia drastica di una stanza, dell'armadio, anche della casa intera se necessario: insomma, un riordino totale e globale, dove si elimina il superfluo, si buttano via le cose che non ci servono (o stanno) più, si fa chiarezza negli spazi della casa e si fanno sparire oggetti che stanno lì a prendere posto e a prenderci pure il buonumore. Perché, si sa, quando cerchiamo un vestito e non abbiamo niente da metterci... 

COME FARE DECLUTTERING DEL GUARDAROBA


Partiamo dal pezzo più semplice e da quello che ci aiuterà ad affrontare meglio le giornate. Molte donne, e soprattutto le mamme, vivono con un guardaroba che all'80% non sfruttano o non le soddisfa. Perché? Decine di articoli non utilizzati, jeans troppo stretti o passati di moda, vestitini scoloriti, maglioni informi, mutande bucate. 

Regola numero 1: non ci si affeziona alle cose


È giusto tenere la prima tutina dei figli, ma siamo sicuri che sia necessario tenere i jeans del giorno del diploma, di tre taglie più piccole e comunque decisamente non più di moda? No, non serve a niente. Perché gli oggetti inutili, che non utilizziamo, prendono spazio, occupano spazio non solo nell'armadio o in casa ma anche nella nostra testa. 

Regola numero 2: essere realiste


Nel caso del guardaroba, è semplice. Se avete partorito da tre anni e non siete ancora rientrate in quella gonna, basta, caput, eliminatela. Probabilmente sarà pure passata, quindi non serve tenerla tra quelle che mettete ogni giorno, no? Questo vale per tutti i vestiti che non vi stanno più: se stringono un po' ma vi entrano ci sta che possiate ancora metterli, altrimenti... ciao.

Regola numero 3: siate oneste


Capita di comprare cose che non ci servono ma anche che non ci piacciono. Capita di comprare scarpe scomode, borse brutte, abiti troppo particolari, può succedere. Ormai il danno è fatto e i soldi spesi: togliete di torno quello che non vi piace, o non vi piace più, o regalatelo. Perché quando al mattino dovete vestirvi, non avete voglia di vedere quei pantaloni a zampa e sentirvi in colpa perché non volete metterveli, no? 

Regola numero 4: non serve molto


A tutte noi piace avere un guardaroba super fornito, nemmeno fossimo Carrie Bradshaw. Beh, ve lo dico, non lo siamo. Per di più se la maggior parte di quel contenuto non lo utilizziamo e sta lì ad ammuffire. 

Fare decluttering non significa semplicemente mettere a posto. Significa eliminare dalla propria vita il superfluo, fare ordine negli occhi e nella testa, lasciare andare oggetti a cui siamo stranamente legati perché ci ricordano il passato quando invece dovremmo pensare al presente e al futuro. 

Fare decluttering non significa fare spazio a nuove cose, ma capire che si può vivere con molto meno di quello che abbiamo in casa. Pensateci bene: se ci vestiamo sempre con le stesse cose perché tutte le altre o non ci stanno o non ci piacciono più o non abbiamo occasione... Perché dovremmo averne di nuove? 

Probabilmente è più difficile pensare al decluttering del guardaroba senza immaginarsi già con dei vestiti nuovi e quelle scarpe che puntate da tempo ma no, il senso non è questo. Quello è semplicemente rifarsi il guardaroba, ma è una cosa diversa e in quel caso vecchio e nuovo possono convivere, accavallarsi, perché tanto continuerete a non utilizzare quell'80% che giace inutilizzato da anni. 

Quando si fa decluttering, a volte, si può dare seconda vita alle cose: delle scarpe a cui non avete mai rifatto i tacchi, un paio di pantaloni che non avete mai fatto stringere, un paio di jeans che diventano shorts per il mare e via dicendo. Tutto il resto, può essere infilato in un bel sacco nero e portato alla Chiesa più vicina. Sì, anche quel vestitino premaman che utilizzavate sempre, vostro figlio è lì, davanti a voi, ORA, che ve ne frega del vestito che non rimetterete MAI?

Una volta che inizierete col decluttering non potrete più smettere: cucina (quanta roba inutile!), biancheria, oggetti sparsi per la casa, soprammobili, addirittura mobili! Per non parlare della cameretta, per cui ci sarebbe da aprire (e apriremo!) un capitolo a parte...

Fatevi coraggio, e iniziate a raccogliere quello che non vi serve più: la casa si pulirà meglio, sarà più in ordine e voi vi sentirete meglio. E non andrete all'inferno perché avete buttato quel vaso orrendo della prozia defunta :)

Less is more!

martedì 14 marzo 2017

Come mi immaginavo che fosse, com'è stato realmente

Avete presente quelle vignette che vanno tanto, sulla differenza tra "sperato" e realtà?
Ecco.
La settimana scorsa, mentre in una splendida giornata di sole io ero al lavoro e i miei figli al doposcuola, una mamma, per ringrazarmi di un libro che avevo regalato ad un compagno di Tondino, mi manda una foto dei suoi figli mentre leggono. In riva al lago, spettinati dal vento, felici.

Mi si è stretto lo stomaco a pensare ai miei, chiusi in una stanza.
E allora mi dico: sono una libera professionista, posso gestirmi il tempo, quindi cascasse il mondo domani li porto a leggere in riva al lago, e lavorerò quando fa buio.

Così il giorno dopo, venerdì (altra splendida giornata primaverile), la mattina lavoro da casa.
Una pacchia: vestiti da casa, ciabatte, caffè della moka e non della macchinetta, biscottini. 
La goduria.
Persa nel lavoro mi accorgo all'ultimo che è ora di andare a prendere il grande.
Lui torna da solo, ma il venerdì ha lo zaino pesantissimo e mi aveva pregato di andarlo a prendere, per una volta.
Non avevo tempo di cambiarmi, ma non si può deludere un figlio, no?, quindi parto di corsa con:
- pantaloni della tuta in acetato rosa
- maglia tecnica  giallo fluo
- pile inguardabile a quadri azzurromare e verde
- cappotto arancio, che credevo coprisse il tutto, invece no (perchè non si chiude).
In più ero struccata e spettinata.

lunedì 13 marzo 2017

Mamma, io posso tutto




C'era una volta una bambina che un giorno disse alla sua mamma, concentrata e seria per il peso della valigia che trascinava, "Io posso tutto".

E quel tutto lo ha poi fatto.

Questa bambina era Bebe, Bebe Vio che oggi, a distanza di qualche anno, incarna perfettamente il concetto di sfida: chi più di lei ha saputo sfidare la vita e darle la stoccata decisiva che l'ha incoronata regina?

Bebe ha vinto, ha vinto tutto, ha vinto nello sport, come nella vita, ha vinto come persona, ha vinto su tutto e su tutti. E lo ha fatto con una forza e con un'energia che si respirano fortissimo standole vicino.


Essere mamma richiede super poteri



Essere mamma è il mestiere più difficile del mondo, si dice. Anche quando la mamma lavora pure fuori casa, poco importa. Le mamme lavoratrici full time lo sanno bene, non è tanto riuscire a incastrare tutto, no, è sviluppare tutta una serie di capacità che prima pensavate fossero privilegio di pochi. Di pochi e differenti, non di un'unica persona. 

Una serie di capacità chiamate super poteri

Perché prima di diventare mamme, lavoratrici o no non cambia niente, che ne sapevate voi di come si riconosce un'esantematica, di graduatorie per la materna, dell'importanza della vitamina D e dell'olio di palma?

Diciamocelo: un caz... ehm, niente.

Ed eccovi qui, adesso, con conoscenze che qualsiasi altro essere umano non madre (no, nemmeno padre!) può vantare. 

Siete cuoche che Valerio di MasterChef scansate. Ok, forse cucinare demmerda o magari cucinavate bene anche prima, ma adesso potreste citare a memoria la formula magica del brodo di verdure, con tanto di scadenze delle pozioni: a sei mesi il brodo, a sei mesi e una settimana la carota, e via dicendo. 

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