venerdì 26 maggio 2017

Accettazione

Ieri c'era la riunione alla materna, dove si sarebbe raccontato il programma didattico, cosa è successo varie ed eventuali.
Stavolta me lo sono scritto, sull'agenda, sul telefono, sul calendario.
Ore 17.30.

Io prendo il piccino alla materna a quell'ora, avrei dovuto trovare a chi lasciarlo, e chi mandare a prendere Mirtillo e il suo compagno a chitarra alle 18.

E sapete che c'è?
Non sono andata.

Ho pensato che ho fatto fin troppe corse in queste settimane, e crearmi ulteriori casini per partecipare alla riunione, potevo  anche evitarmelo.

Non mi sento in colpa, per una volta.
Anzi, ieri ero proprio soddisfatta di me: non si può far tutto, non si arriva dappertutto.
Quindi si taglia quello che si può.

Poi oggi ho realizzato che sarebbe stata l'ultima riunione alla materna, per me.


Ultima volta seduta su quelle sedioline piccole, nella sala mensa, con i disegni tutti intorno.
Probabilmente avranno mostrato anche foto e filmini, ora che ci penso.

Mi dispiace, sì.
Per me e per le maestre. 
Ma sono sola, devo arrangiarmi, e prendere atto dei miei limiti, oggettivi o soggettivi che siano.

Ovviamente non mancherò per nulla al mondo alla festicciola dei "grandi", con la consegna dei diplomi.
Anche se è alle 10 di mattina.
Anche se lo stesso giorno c'è la merenda di saluto delle elementari, alle 16.
Ma ovunque non arrivo, prendo atto e seleziono.

E così, tanti capitoli stanno finendo.
La materna, ad esempio.
Mi si stringe il cuore, 6 anni di materna, fuori uno e dentro l'altro.
Ora, saranno fuori tutti e due.
Ho figli grandi, ormai.

O quasi grandi.

L'altro giorno altra cerimonia: la consegna della cintura gialla a karate.
Quando hanno chiamato Tondino, che a quasi 6 anni ne dimostra 4, c'è stato un boato di applausi e risatine.
E' talmente piccino che fa una tenerezza incredibile nel suo kimono.
Non solo a me, a quanto pare.

Eppure tra tre mesi sarà tra i banchi di scuola, e l'esperienza mi ha già insegnato che questa estate probabilmente lo trasfomerà.
Si allungherà, si affineranno le guancette tonde. 
Non sarà più Tondino, non per gli altri almeno.
Per noi, sarà sempre Tondino, anche con barba e pomo d'adamo.

Probabilmente anche l'esperienza a karate si è esaurita.
Mirtillo vuole fare il portiere, e dopo 3 anni di tentativi di sviarlo altrove, dovrò cedere.
A malincuore, perchè non amo l'ambiente del calcio, perchè non mi pare portato, perchè invece a karate era bravo, elegante.
Ma a 9 anni credo sia giusto che decida da sè.
Tondino ancora non si sa, l'anno prossimo vedremo quello che si riesce a fare.
Perchè, ve l'ho già detto, di correre e impazzire come quest'anno non ne ho più voglia.

E così si accetta, si accetta il tempo che passa, le esperienze felici che finiscono.
Si accetta di non riuscire a fare tutto, e di fare scelte anche impopolari.
Si accetta di fare un passo indietro, e di vederli andare dove vogliono, anche quando non è la strada che avremmo preferito.

Si accetta di invecchiare, e di vederli crescere, quando li vorremmo ancora piccini per abbracciarli senza essere cacciati.
Si ringrazia, al contempo, di poterli vedere crescere.

Ma alla fine, nonostante la nostalgia che mi stringe il cuore, sono felice.
Felice di quello che ho, felice di accorgermi che non si finisce mai di imparare, di migliorare.

Sono felice di avere imparato ad accettare.
Così, semplicemente, come è semplice la vita che scorre, indipendentemente da noi.




giovedì 25 maggio 2017

I nostri figli nella campana di vetro: difenderli a tutti i costi

crescere figli


Siamo genitori più attenti, più preoccupati, più impegnati a rispettare il nostro ruolo e a crescere figli responsabili e sicuri nel mondo.

E per farlo, facciamo un sacco di cazzate.

Ieri ho ricevuto un messaggio nella chat di classe. La stessa mamma che proponeva - ne avevo parlato su Facebook - di tenere a casa i bambini sani fino a che non lo fossero tutti e quindi il virus debellato, la stessa che ha iscritto suo figlio in una scuola di lingua francese non parlando né lei, né lui, né il padre una parola di francese, insomma lei ha scritto che non è bello invitare tutta la classe ad un compleanno tranne due bambini, e che se proprio vogliamo farlo dobbiamo avere la delicatezza di farlo in segreto, senza che gli esclusi se ne accorgano. (ho chiesto a mia figlia: secondo lei sono invitati 12 su 25, tanto per dire)

Che per carità, io la delusione la capisco. Ma le delusioni esistono, e i nostri figli devono imparare a conviverci. 

Come esistono i brutti voti, i no in amore, i colloqui andati male, le cadute.

Esistono, e non sarà tenendo i nostri figli sotto una campana di vetro che sapranno affrontarli meglio. Non sarà difendendoli sempre, spianando loro la strada, facendo per loro, che cresceranno sicuri e pronti per questo mondo in cui nessuno ti regala niente, tantomeno l'empatia. 

Invece di confrontarsi su un brutto voto si dà la colpa all'insegnante. 
Invece di interrogarsi su un comportamento scorretto si giustifica cercando la colpa negli amici, nell'ambiente, sempre in qualcun/qualcos'altro.
Invece di chiedersi perché per lui siano troppi quei compiti, mentre gli altri li fanno senza problemi, si scrivono lettere ai giornali per diminuirli. 
Viene lodata la mediocrità, perché l'idea che ognuno debba fare il proprio dovere non è più condivisa. L'idea che un bambino debba fare il suo dovere a scuola, comportarsi bene, maturare e crescere non è affatto scontata: si premia il minimo sforzo, guai a non dire bravo.

mercoledì 24 maggio 2017

Come ti rilasso la mamma




Se si pensa al multitasking si pensa alle donne.

Perché?

Perché ci hanno convinto che un uomo sappia fare una sola cosa per volta, mentre una donna deve saperne fare 78 insieme. Facile, no?

No.

Per niente proprio.
Però lo fai.

E perché lo fai?


Tornare in forma dopo il parto: sì, ma dove mi metto il neonato?




Partorisci e credi che tutto si ricomporra un po' da sé, un po'con la tua collaborazione, un po' boh... in qualche modo succederà. Capita a tutte, no?

In cuor tuo lo sai che non è possibile che pouff!, quella panciona di punto in bianco non ci sia più solo perché il suo contenuto è uscito, ma ti illudi che accadrà, che tornerà piatta in 3, 2, 1... 0!
Poi un giorno ti guardi e no, il miracolo non è successo, la pancia è ancora quella di una donna incinta, i chili in più sono lì e si vedono, merda se si vedono!

Devo occuparmene, ti dici.

Sì, ma come? Come?! Mica posso lasciare il neonato a casa e andare in palestra o a fare zumba, no? Mica posso correre spingendo la carrozzina per la strada! 

Ma come diavolo faranno le altre neomamme?



Fanno come te.

Chi non ha nessuno o non vuole lasciare il suo bambino fa come te, rimanda.
E non c'è niente di male, se stai bene comunque, se non ti importa, se ti piaci lo stesso o se ora come ora ti importa meno fare attività fisica di sapere come si riproducono i coleotteri, perché hai altro da fare.

Se invece non ti va giù e stai cercando di fare qualcosa per te, allora prendi quel culotto, quel passeggino o quella fascia e in marcia verso gli allenamenti organizzati da Lierac in collaborazione con MammaFit.



Ogni sabato tante neomamme si ritrovano a Milano, ai giardini Indro Montanelli, per stare un po'insieme, ascoltare qualche consiglio per tenere insieme i pezzi, ricevere qualche crema Lierac e poi andare a zompettare insieme al parco seguendo le istruttrici di MammaFit.

Perché non unirvi a loro?

Io sabato l'ho fatto ed è stato molto carino, soprattutto respirare questa aria di solidarietà, questo riconoscersi nelle occhiaie le une delle altre, questo sorrido io perché mi dici che il mio bimbo è bello e sorridi tu che te lo dico io.

Serve, ragazze, serve tutto!
Serve sorridere, serve chiacchierare, serve ascoltare esperienze simili, serve ricordarsi che esistiamo, serve muoversi, serve stare insieme, serve vedere il sole, serve volersi bene.


Lierac ha partecipato all'organizzazione della Run4me del 17 giugno una corsa con un percorso di 5 km per noi mamme da farsi con i nostri bambini e col supporto che preferite.

Non avete mai corso? Non importa! Bisogna solo cominciare!



Post in collaborazione con Lierac

martedì 23 maggio 2017

5 ricerche da non fare su internet

Quando si hanno figli, si sa, la prima risposta ai nostri dubbi la cerchiamo su internet.

E' normale, e grazie a Dio che è così, altrimenti non esisterebbero i blog!

Però, ecco, ve lo dico, non è sempre opportuno.

Ci sono alcune ricerche che vi consiglio di evitare, se non volete perdere l'appetuito per i prossimi 5 anni.
Oddio, forse può essere un'idea per qperdere gli uòtimi 5 chili...?


La prima ricerca da evitare è:

1. feci + colori vari


Ebbene sì.
Se la cacca di vostro figlio vi sembra del colore sbagliato e proprio non riuscite a resistere, beh, chiamate il pediatra, andate al pronto soccorso, invocate i Santi e gli Angeli, quello che vi pare.
Ma non cercate su google.
Io vi ho avvertito eh.

2. ossiuri o vermi

Se avete il dubbio ed è, come sempre accade, sabato o domenica, c'è sempre l'amica, la suocera, il farmacista, 50sfumaturedimamma.

Ma evitate di consultare la rete, se non volete vedere immagini rivoltanti, o venire a conoscenza di vermi che si infilano da sotto le unghie, ragni che fanno il nido sotto pelle, ed altre amenità che popoleranno i vostri incubi per molti, molti mesi.

3. esantemi, bolle e punture

Anche punture, bolle ed esantemi danno la loro soddisfazione nella categoria dello schifo cosmico.
Potete vedere immagini che dio ce ne scampi e liberi.
La pediatra o la maestra dell'asilo saranno più che sufficienti, credetemi.
Altrimenti la famosa campana di vetro potrebbe diventare realtà, nel vostro salotto.

4. come inserire il termometro


Ebbene sì, l'ho fatto.
Io sostengo che si infili a 90° sotto l'ascella, il marito è invece convinto che vada infilato in verticale, lungo il braccio.
Beh, se vi viene il dubbio fatelo fuori a botte, credeteamme, perchè, come voi ben sapete, l'ascella non è la sola opzione.
E non dico altro.

5. Pidocchi


Direte, e che sarà mai? Dei piccoli puntini insignificanti.
E invece no.
Non sempre sono piccoli, sicuro non sono insignificanti per il vostro stomaco.
Ce le ho ancora tutte in mente, quelle foto, e i miei manco li avevano.
Tanto disgusto per nulla.

E voi, che sorprese avete avuto nelle vostre ricerche mammesche?



lunedì 22 maggio 2017

Perché ho deciso di vietare la tv

Sono cresciuta adorando la tv e i cartoni animati. La mia era proprio un'emozione, mentre aspettavo Creamy o scoprivo che da qualche parte davano Ransie la strega. Insomma, ero una bambina come, immagino, molte di voi: di fronte alla tv per guardare Bim Bum Bam. Col tempo, mi sono appassionata ai telefilm, da Beverly Hills 90210 in poi. E la mia era una vera e propria passione che mi sono portata dietro fino ad un paio di anni fa.

Quando sono diventata mamma non ho visto niente di male nel far guardare la tv a mia figlia. Anzi, ammetto di aver cominciato presto, coi Teletubbies e i Barbapapà, con BabyTv e l'Ape Maia. Lei si è sempre interessata tantissimo, proprio come facevo io, trasformando il tempo passato davanti allo schermo una vera e propria passione. Ricordo che per il nostro viaggio in Russia mi era sembrato fondamentale l'acquisto di un lettore dvd portatile per gli spostamenti e i ristoranti: Penelope aveva 16 mesi. Poi è arrivata la sorella, che fino a tre anni inoltrati, forse più, non ha dimostrato grande interesse per la tv. Un po' per Peppa Pig, che però durava al massimo dieci minuti. 

E diciamocelo: oltre al fatto che non ci vedessi niente di male, era comodo. Era comodo che entrambe guardassero la tv. Era comodo quando vivevamo sole e la mattina si alzavano presto, e io non avevo voglia di alzarmi. Era comodo quando tornavo la sera e le trovavo davanti alla tv e dovevo cucinare. Era comodo per avere un po' di tregua, punto. Non mi vergogno a dirlo, perché mi sento umana e credo non ci sia niente di sbagliato. Abbiamo per scelta una sola tv in casa, che noi non accendiamo mai se non quando loro dormono (e pure di rado), non si accende mai durante i pasti, non si lascia accesa mentre si fa altro, ma c'è e a volte fa comodo. 

O almeno, pensavo così. 

Le mie figlie tornano a casa, attualmente, tra le 14.30 e le 16, dipende dal traffico. Spesso si addormentano sullo scuolabus e arrivano stanche, accaldate e svogliate. Ho sempre pensato che lasciarle alla tv fosse il miglior modo per farle rilassare, proprio come facevo io, che uscivo alle 16.30 e dopo per me esisteva solo Bim Bum Bam (ma ripensandoci bene, non era vero: Bim Bum Bam aveva una fine). 

Poi però qualcosa non ha funzionato. I pomeriggi passavano e loro facevano sempre più fatica a staccarsi dalla tv. Erano sempre più irritabili, litigavano per qualsiasi cosa, pure per i cm sul divano (che è, non so, 10 posti?), e soprattutto vedevo l'enorme differenza tra la piccola, che ad un certo punto si staccava e si metteva a giocare per conto proprio con le bambole, e la grande, che restava imbambolata tutto il tempo. 

E così ho detto basta. Ho vietato la tv, limitandola ad un cartone a testa a loro scelta prima di cena e se la giornata è filata liscia. 

Inizialmente è stata una scelta fatta per spezzare il cerchio, per vedere se passavamo il tempo diversamente, per capire quanto potesse cambiare la nostra vita spegnendo la tv. Poi si sono abituate, piano piano, e non solo non chiedono nemmeno di accenderla, ma quando se ne ricordano, alla sera (perché spesso se ne dimenticano), vedo in loro la stessa emozione che avevo io per Creamy: qualcosa di meritato e non scontato, qualcosa di bello e improvviso. 

In casa nostra, i vantaggi di aver spento la tv sono: 

- Minor irritabilità: arrivano alla sera molto più tranquille e meno arrabbiate
- Riscoperta dei giochi: visto che di giochi ne hanno e pure tanti, hanno iniziato a tirarli fuori, a trovare il modo di impegnarsi, di divertirsi con qualcosa di piacevole (per esempio, abbiamo montato insieme l'hotel della Playmobil con cui ora passano almeno un'oretta al giorno)
- Maggior gioco tra sorelle: prima la piccola chiedeva alla grande di giocare, ma lei voleva vedere i cartoni, e anche quando giocavano, era tutto un litigare. Adesso per carità, capita ancora che litighino, ma fanno tantissimi giochi insieme e sono più i pomeriggi di "silenzio" che quelli di urla
- Più attività manuali: disegnano tantissimo, costruiscono, usano il didò, dipingono... Insieme o separate, poco importa
- Più collaborazione: mettono a posto appena hanno finito di giocare per poter passare al gioco successivo (prima era: se non metti a posto non guardi la tv, e che facevano? Ancora più casino)
- Più tempo per noi: prima mi risultava più difficile lavorare perché condividiamo la stanza, e con la tv sempre accesa e loro che facevano casino finivo sempre tardi. Adesso finisco molto prima e, verso le 17, posso dedicarmi a loro: il più delle volte cuciniamo, perché non sono brava a fare molte altre cose, poi facciamo i compiti e leggiamo un po'

A me sembra una cosa grandiosa. Non solo loro si sono come risvegliate, ma ho scoperto che non c'è assolutamente bisogno di tenere la tv accesa per avere "pace" in casa, anzi, è tutto il contrario. Troppa tv può rendere scontrosi, annoiati e litigiosi. Senza, noi siamo rinate, e loro l'hanno dimenticata in fretta sostituendola con il gioco. 

Non è mia intenzione eliminare la tv da casa nostra, perché io stessa riconosco il piacere di un bel cartone (film/telefilm) al pari di un libro. Ma come tutto, fa bene se preso a piccole dosi, no?

Se vi va di provare, poi fatemi sapere com'è andata!

venerdì 19 maggio 2017

Il carico mentale delle mamme

Ho parlato tanto di differenze tra mamme e papà.
Di quanto facciano più le mamme.
Di quante cose sfuggano ai padri.

Erano anni che glielo dicevo e non venivo capita.
Mi pareva così ovvio, eppure pareva parlassi ostrogoto.
Anni di discussioni, di litigi di io faccio questo, ma io faccio quell'altro.
Anni n cui se mi lamentavo della mia stanchezza veniva messo sulla bilancia se pesava di più mettere un pigiama o buttare la spazzatura.

Ma non è questo, non è questo! Perchè non capisci?

Poi ieri, la rivelazione.
Finalmente quello che mi rumina dentro da anni, quello che non sono mai riuscita a spiegare, ha un nome ufficiale: carico mentale.

Dopo anni di discussioni con mio marito, in cui ad ogni lamentela mia veniva ribattuto un "ma io faccio questo e quell'altro" che lasciava entrambi incazzati e delusi, finalmente la chiarezza.

Non è tanto cosa fa uno o l'altra.
E' che lui FA e basta. 


A volte di sua sponte (butta la spazzatura, fa la spesa il sabato, cambia la sabbia al gatto), a volte perchè glielo chiedo (di andare dalla pediatra, di comprare lo sciroppo, di avvisare la maestra di un'assenza...).

Io non solo FACCIO, ma soprattutto PENSO.


giovedì 18 maggio 2017

Biberon e allattamento al seno

Ho avuto diverse difficoltà con l'allattamento al seno, le ho raccontate tante volte e non le ho mai nascoste: per mesi ho dovuto portare avanti con i miei figli un allattamento cosiddetto misto.

Non ho mai capito se il problema fosse mio o se sbagliassi qualcosa, ma è andata così.

Quello che invece ho capito fin da subito è che per me in questa situazione è stato fondamentale per poter andare avanti ad allattare al seno avere dei biberon che non interferissero con l'allattamento.

Solo così ho potuto continuare ad allattare nonostante tutto.












Si dice che che il biberon ostacoli la riuscita di un allattamento al seno.


mercoledì 17 maggio 2017

Viaggi coi bambini: Patagonia argentina e Terra del Fuoco

perito moreno con bambini


Ci sono posti nel mondo che non pensi possano esistere davvero, e la Patagonia è una di questi. Ti dici che i viaggi in Patagonia siano frutto della fantasia, qualcosa di mitico al di là dell'oceano, tra l'Argentina e il Cile. Poi un giorno compri una Lonely Planet e ti metti a leggere, e ti dici che cavolo, se non la rendi reale adesso, questa fantasia, adesso che vivi "a due passi", quando mai lo farai? 

E così ti decidi. Fai due brevi calcoli e capisci che dovrai intaccare decisamente i risparmi, perché soltanto il volo aereo, così "a due passi", ti costa uno sproposito. Che poi a due passi sono sette ore di volo, da Panama, ma almeno non c'è il fuso, che per un viaggio con bambini, per di più un viaggio con bambini in Patagonia, è già cosa buona.

LA PATAGONIA IN FAMIGLIA


Da San Martín de los Andes a Bariloche


Per risparmiare un po', facciamo partire il viaggio da Santiago del Cile. Poi da lì, prendiamo un autobus Turbus che ci porta a Temuco, al confine con la zona dei laghi argentina, e da lì, al mattino all'alba, un altro che ci porta a San Martín de Los Andes. La frontiera è nel Parque Nacional del Lanín, un vulcano attivo che ci sovrasta spiccando in un cielo blu infinito. 
Adoro i laghi, per questo il nostro giro non poteva che cominciare da questa zona, che tanto ne è ricca. Scendiamo finalmente dal bus a San Martín, dopo 17 ore di viaggio, e vedo le sponde del lago Lacár, da cui partirà, l'indomani, la nostra ruta de los siete lagos
L'hotel è una baita deliziosa immersa nel verde. L'estate (è il 23 febbraio) è nel pieno del suo splendore, andiamo a prendere l'auto all'Hertz passeggiando per il paesino, ordinato, pulito e molto lontano dall'idea di crisi argentina. Le bambine finalmente possono sfogarsi correndo nel prato, noi finalmente possiamo goderci l'aria fresca della montagna. 

lunedì 15 maggio 2017

Addio alle casalinghe e al part-time? Cosa cambia dopo la recente sentenza della Cassazione sull'assegno divorzile

Ha fatto molto discutere la recentissima sentenza della Corte di Cassazione*, che a mio avviso non è stata del tutto compresa.
Ho sentito molte persone non addette ai lavori parlare della "nuova legge".

Quindi precisiamo subito: non c'è alcuna nuova legge.
C'è una sentenza della Suprema Corte, certo importantissima e che detta un principio nuovo, ma è una sentenza.

Quindi parte da un fatto concreto e specifico, e non è assolutamente detto che i giudici del Tribunale si adegueranno.
Potranno discostarsi perchè il caso è diverso, o perchè non condividono.
Nel secondo caso, se si arriverà in Cassazione, verosimilmente si ripeterà lo stesso principio, ma nel frattempo saranno passati 10 anni se va bene.

Detto questo, non si può ignorare il principio sottinteso a questa sentenza.

Che, in soldoni, è: 

donne, andate a lavorare e vedete di guadagnare pure bene.


Io, lo sapete, sono da sempre per l'indipendenza della donna, ho sempre pensato e dichiarato che è importantissimo avere un lavoro per non dover chiedere niente a nessuno.

Abbiamo però anche sempre difeso le casalinghe, perchè se è una scelta e non un obbligo, se ci si può permettere di vivere con uno stipendio, è sacrosanto poter scegliere di dedicarsi alla famiglia.

Ancora di più, abbiamo spesso invidiato chi ha un part-time, conciliazione perfetta tra famiglia e lavoro.

Beh, a quanto pare non più.

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