venerdì 21 luglio 2017

Tu che sei nata dove c'è sempre il sole


Tu, tu che non sapevamo se saresti mai arrivata.
Tu, tu che ce l'hai fatta, che hai vinto contro tutto e contro tutti.

Tu, tu che con 365 giorni che ci sono in un anno, avresti dovuto nascere esattamente il giorno in cui era nato il mio papà, che solo per poco non ha potuto conoscerti.

Tu, tu che eri destino, io lo so.
L'ho sentito dal primo momento che saresti stata esattamente quello che ci mancava, quello che aspettavamo, quello che avrebbe riportato il sorriso e che ci avrebbe dato una ragione in più in quel momento che facile non era per nessuno.
Perché ogni bambino prende il posto che gli spetta, ne sono convinta, e si incastra perfettamente tra i pezzi delle vite in cui si fa posto, arriva lì dove doveva arrivare e lui, solo lui, è il bambino giusto, lui e nessun altro.

Tu, tu che sei l'equilibrio.

Tu che hai un sorriso che apre il cuore e che apre e ti aprirà qualunque porta nella vita.
Devi solo mantenerlo e non fartelo portare via mai da niente e da nessuno.

Tu che ti svegli in silenzio, dando segno di te solo con la musica del carillon, dolce quanto te.

Tu che sai di buono sempre, di tuo, naturalmente.



Tu che ti sei fatta spazio nel mio cuore con quel primo sguardo, deciso e fiero, non il solito sguardo vuoto dei neonati, no.

Tu che hai dato un centro a tutto, a me, a noi, ma soprattutto a tuo fratello.



Tu che hai avuto da subito tutto l'amore del mondo, che sei stata un tutt'uno con me, ben più e ben oltre i 9 mesi di gravidanza.

Tu che ci sei, che ci segui ovunque, che hai già visto mezzo mondo e che non ti sei fatta scomporre da niente e da nessuno mai, in nessun luogo e in nessuna circostanza.

Tu che conquisti tutti, ovunque, con quegli occhi che ridono.



Tu che oggi compi un anno, il primo anno della tua vita.

Augurandoti che la tua vita possa essere sempre piena di tutto l'amore del mondo e che quello di cui è piena ora per quanto sembri infinito non sia nulla in confronto a quello da cui ti auguro di essere circondata.

Che tu possa guardare sempre al mondo con quegli occhi che ridono, con la gioia nel cuore e con quel tuo sorriso che illumina te e chi ti sta attorno.

Che tu possa essere sempre luce.

Tu che sei un sole, il sole, il mio sole.



(Si ringrazia Photolisart per le foto, tutte sue ad eccezione dell'ultima)

Come sopravvivere all'estate da mamma (e ai figli)





Quando finiscono le scuole, per chi lavora si apre la (carissima, in senso finanziario, s'intende) stagione dei centri estivi: che siano campus sportivi, centri scolastici, campi comunali o privati, si apre il portafoglio, si sospira (tanto) e si paga (tanto).
E così, fino alle bramate ferie.
E chi non lavora o è in ferie e non parte o, ancora, come me lo scorso anno, è in maternità perché aspetta un fratellino o una sorellina?
Che fa?
Si spara. Nooooo, ragazze, no, la risposta giusta è: "si organizza".
Sì. ok, ma come?
Centri estivi? Molto spesso si decide comunque per un centro estivo, magari solo al mattino o solo per alcuni giorni, ma molto più spesso si sprofonda nel baratro del:
e adesso che facciamo?!

giovedì 20 luglio 2017

Il sole, amico-nemico.

Il sole fa bene.
Fa bene all'umore, perchè produce serotonina: non a caso il nostro sole italiano è la prima cosa di cui sente la mancanza chi si trasferisce in città bellissime ma grigie, come Londra o Parigi.



Fa bene alla salute, perchè produce vitamina D.
Ha anche un'azione antisettica.

Però, ormai si sa, se non ci si protegge adeguatamente il sole può far male.

Nell'immediato, con scottature, eritemi, macchie.

Ma, ed è quello a cui purtroppo si pensa meno, ci sono effetti a lungo termine, il cd. fotoinvecchiamento (rughe, macchie solari, secchezza, pelle anelastica) e i più pericolosi carcinomi.

Recentemente mi sono sottoposta ad una visita di controllo, ed ho scoperto che quelli che credevo essere nei altro non sono che “regali” delle scottature prese da bambina.



Pochi sanno che le radiazioni solari si dividono in 4 categorie: UVA, UVB (che tutti conoscono) ma anche VIS e IR (radiazioni visibili e infrarosse) che penetrano negli strati più profondi della pelle.

E' difficile (e costoso) creare prodotti in grado di proteggere davvero da tutte le radiazioni solari, per questo si dovrebbe diffidare dalle creme eccessivamente a basso costo, che, quando va bene, difendono dai danni immediati (cd. scottature), ma non da quelli, più insidiosi, a lungo termine.

Noi abbiamo testato le creme di Difa Cooper, che, grazie a oltre 50 anni di esperienza nell'ambito della dermatologia, ha prodotto la linea Heliocare 360°, con formulazioni diverse a seconda dei tipi di pelle (maschile, secca, acneica, sensibile ecc.) e Heliocare Pediatrics, appositamente pensata per i più piccoli (lo sapete che la pelle dei bimbi ha uno spessore inferiore del 30% rispetto a quella di un adulto? E che hanno un minor quantitativo di melanina che li rende più soggetti ai danni solari?).



Non solo, ma per una protezione davvero a 360° Heliocare ha sviluppato anche una fotoprotezione orale, in capsule o bustine orosolubili comode per i bambini: questo perchè lo strato di crema non è mai sufficiente (ad ogni utilizzo andrebbero usati almeno 25 ml di prodotto per proteggere adeguatamente), i bagni e il sudore fanno perdere di efficacia alla crema e spesso si scordano zone come orecchie e piedi.

La fotoprotezione orale consente di ottenere una sinergia perfetta. 360°, per l’appunto.



Basta prendere una capsula (o una bustina) al giorno, la mattina, preferibilmente iniziando una settimana o due prima dell'esposizione solare, per avere una protezione aggiuntiva e completa.

Noi abbiamo la pelle chiara, quindi siamo tutti a rischio scottature.

La settimana scorsa i bimbi sono stati al mare con i nonni e quando li ho raggiunti temevo di trovarli rosso fuoco, oppure bianchicci e "panati".

Invece no, i bimbi sono perfetti, abbronzati ma protetti, e anche io, nonostante fossi bianca come un cencio ho superato li tre giorni di sole splendidamente!








La stanchezza logora i rapporti



Mi rendo conto che pare una banalità, la cosa più ovvia dell'universo, eppure spesso ce ne dimentichiamo.

In questo mese di luglio siamo stati spesso senza bimbi.

Prima erano dai nonni a Verona, poi sono stati al mare.

La vita era stranamente facile, ci potevamo alzare più tardi, lavorare più a lungo e quindi con ritmi meno incalzanti, la cena non era un problema, potevamo buttarci serenamente sul divano senza essere chiamati ogni due minuti.

Visto che per la prima volta da secoli avevamo un week end da soli, ho deciso di prenotare in un albergo carinissimo a Madonna di Campiglio.

Dovevano essere due giorni di puro relax, tanto che siamo partiti con una borsa di libri.


I libri sono rimasti in auto e noi abbiamo fatto delle camminate pazzesche, siamo tornati distrutti fisicamente ma ci siamo divertiti tantissimo.
Abbiamo riso come ai vecchi tempi, mangiato divinamente, bevuto allegramente.

Insomma, eravamo noi due, quelli che si sono conosciuti a 20 anni e non sono cambiati poi molto, restando un po' matti e sulle nuvole.


I bimbi ci mancavano, eccome, ed ogni minuto ci dicevamo che dovevamo far loro vedere quella cascata, quel sentiero, quel rifugio.





Poi sono tornati.

Come dicevo stamani, li ho iscritti all'ultimo secondo ad un centro estivo molto new age: fanno cose carinissime, mangiano bene, ma partono dal centro città in autobus alle 8 in punto.
Questo significa fare una levataccia a cui nè noi nè loro eravamo più abituati, specie ora che siamo invece abituati ad andare tutti a dormire più tardi.

mercoledì 19 luglio 2017

È che semplicemente migliora

So che ve lo state chiedendo, mentre avete solo voglia di piangere e di scappare. È iniziato quando siete tornate dalla maternità, piene di amore - o forse no - ma anche di dubbi. Come si fa? Chi ci spiega tutto? E le istruzioni? 
Le notti sono sempre più lunghe, i pianti sempre più acuti, ogni progresso equivale ad un nuovo ostacolo. 
Non si attacca bene, non mangia abbastanza, sta sempre attaccato, non digerisce il latte artificiale, piange senza motivo, vuole dormire solo sul petto, fa la cacca ogni dieci minuti, la fa ogni dieci giorni. 
Avete voglia soltanto che mangi, che cammini, che parli. 
Poi iniziano le pappe, e le difficoltà. Perché non mangia? Perché sporca così tanto? Perché piange? E quanto dovremo imboccarlo? E quando usciamo come facciamo? 
Inizia a muoversi e vi rendete conto di quanto fosse meglio neonato, immobile e pacioso. 
Inizia a parlare, e vorreste solo che ogni tanto stesse zitto. 
Inizia a fare capricci, e forse forse erano meglio le notti insonni.

Eppure... eppure passa. 
I primi anni, i primi 3-4 anni passano, e non torneranno più. E non è che dopo sia facile, ma quella fatica, quello sfinimento, quel doversi sempre confrontare con un essere troppo diverso, troppo incomprensibile, semplicemente finisce. E tutto migliora. 

martedì 18 luglio 2017

Disneyland Paris con bambini: cosa vedere, cosa fare, cosa non perdersi.



Di parchi di divertimenti per bambini ce ne sono tanti in Europa.
Di posti magici anche.
Di parchi dove la magia la vedi, la respiri e la tocchi con mano ne esiste uno ed uno solo ed è Disneyland Paris.
Ne varchi la soglia e sbam! Anche il più scettico dei cinici si ritrova a camminare col naso all'insu come se avesse di nuovo 5 anni, ad emozionarsi davanti a Minnie o a Topolino, a farsi avvolgere dai loro abbracci morbidosi e a commuoversi davanti alla bellezza inspiegabile a parole dello spettacolo di luci e musica che chiude ogni giornata.


E' un mondo a se stante, dove esistono solo gli occhi a cuore dei bambini, le bambine vestite da principesse e quelle con in testa le orecchie di Minnie, dove quello che c'è fuori si dimentica, dove ci si sente bambini al sicuro in un mondo dove niente di male può succederti.




Come goderselo:



fate del vostro meglio per buttarvi allle spalle i pensieri da "grandi", non opponete resistenza a "i sogni son desideri, chiusi dentro al cuor", tornate bambini: siete lì apposta! Solo così, se prenderete con lo spirito giusto tutto vi godrete davvero Disneyland e ve lo ricorderete per sempre.



Troverete tanta gente nei fine settimana, se riuscite preferite i giorni infrasettimanali. Se non potete fare diversamente: keep calm, siete a Disneyland! Il parco d'estate è aperto dalle 10 alle 23: avrete tutto il tempo! No ansia, no nervosismo, no passo da milanese.



Come arrivare:
in auto, in aereo (su Parigi volano praticamente tutte le compagnie di linea, oltre alle amate low cost che, sinceramente, per un'ora e poco più di viaggio dall'Italia non esiterei a prenotare. Ricordate che una volta atterrati, se soggiornate in un hotel Disney, vi basterà pagare il biglietto e salire su un bus navetta della compagnia Magical Shuttle per arrivare a destinazione, in treno col TGV da Milano porta Garibaldi (circa 7 ore) o da Torino Porta Susa (circa 6 ore) per Parigi Gare de Lyon (da lì: linea A della metropolitana RER fino a  Marne-la-Vallée / Disneyland Paris - circa 45').



Tips: se prenotate entro il 21 luglio per viaggiare in TGV fino al 3 agosto troverete qui la possibilità di far viaggiare i bambini con 5 Euro. C I N Q U E   E U R O !
Tenete d'occhio qui i pacchetti trasporto e soggiorno: si fanno veri affari e si trovano comodità che altrimenti ciao.
Al momento, per festeggiare i 25 anni di Disneyland, c'è un pacchetto 3 giorni (2 notti) scontato del 20%, con bambini sotto i 12 anni che non pagano (valida fino al 4 settembre per soggiorni fino al 31 ottobre) (trovate le condizioni e le informazioni qui
Dove alloggiare:
per risparmiare si può alloggiare nei pressi del parco, tanto è collegato con la metropolitana. Se alloggiate lungo la metro A RER non dovrete cambiare.
Se volete godervi appieno la magia di Disneyland, però, ma proprio che volete esserci immersi con tutte le scarpe finchè ve ne andrete, dovrete assolutissimamente soggiornare in uno degli Hotels Disney. Noi siamo stati al Disney’s Newport Bay Club, fresco di ristrutturazione, incantevole, bianco, luminoso, vista lago, in perfetto stile marinaresco americano dei primi del '900. Splendido e perfetto per una famiglia.




Quando andare:
ogni momento nel corso dell'anno ha la sua particolarità, che sia in inverno per le decorazioni natalizie o per quelle di Halloween, per il clima primaverile o ora, per l'estate: a Disneyland non esiste un periodo no. Potebbe mai esserci?
In questo periodo il sole splende alto, le giornate sono lunghe, l'apertura prolungata e si arriva allo spettacolo delle 23 con quella luce che solo Parigi ha.
E, soprattutto... Si festeggiano i 25 anni del parco!






Tutto lo racconta: è imperdibile.








Cosa mangiare:
non dovrete preoccuparvi di niente, troverete qualunque tipo di cucina e di ristorante e in tutti si mangia benissimo. Se volete ammortizzare, è sempre una buona idea portarsi dei panini magari per il pranzo e d'estate tanta acqua, ma qualunque cosa vi manchi lì la troverete. Niente ansie.
E per i bambini? Seggioloni ovunque, testato personalmente.
Qualche nome? Abbiamo mangiato alla Steakhouse Chicago (tartare ottima), al Newport Bay Club a buffet, come al Plaza e al Disneyland Hotel, tutti direi perfetti, e al più esotico Agrabah cafe: promosso, soprattutto hummus e moussaka.
E lo sapevate che è possibile pranzare con i personaggi Disney? Noi lo abbiamo fatto al Disneyland Hotel… e che ve lo dico a fare quanto è stato emozionante?




  Attrazioni:
fate attenzione all'altezza dei bambini, discriminante su alcune attrazioni, verificate prima di fare code; utilizzate al meglio i fast pass che vi permetteranno di saltare 3 file a scelta negli orari indicati sui biglietti. Genitori con bimbi piccoli: attenzione alla facoltà di switch: potrete salire alternandovi sulle attrazioni senza rifare la fila e senza così abbandonare i piccoli al loro destino ;)















Quali consigliare? Ce n'è davvero per tutti i gusti!
Da non perdere:
lo spettacolo Disney Illuminations.











Incredibile, eccezionale, emozionante, unico davvero: non sono amante di fuochi d'artificio, ma sono rimasta senza parole e mi sono ridicolmente quasi commossa. Bello, bello, bello.


In questo periodo è ogni sera alle 23.00.

Non perdetevelo per niente al mondo!




E, come in ogni luogo affollato, munite i bambini di braccialetti o magliette antismarrimento. Li avete dimenticati? No panic! Il vecchio caro bigliettino col numero da chiamare, infilato nelle tasche dei pantaloni o del giubbetto dei piccoli e una bella scritta a penna sul braccio.



Io ho dimenticato di farlo proprio l'ultima sera e Leo si è perso. Dopo pochi minuti ce lo hanno riportato indietro intero, sano e salvo e in un mare di lacrime. Rivolgetevi alla sicurezza con fiducia e, mi raccomando, spiegate ai bambini come farlo loro per primi: sono eccezionali! testato anche questo personalmente (anche se ne avrei fatto volentieri a meno...).


Post in collaborazione con Disneyland Paris e SNCF

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