venerdì 26 agosto 2016

Stati Uniti insoliti: viaggio a Houston, Texas

viaggio a houston


Quando si pensa agli Stati Uniti, i viaggi che vengono in mente sono tanti, ma quasi nessuno prevede un passaggio da Houston. Sinceramente, non ci sarei andata nemmeno io, se non fosse che mio marito aveva in calendario un viaggio di lavoro e che, essendo a nemmeno 4 ore di volo da Panama, ho pensato che quando ci ricapitava? E quindi siamo partiti alla scoperta del Texas!

Il Texas è sicuramente uno degli stati più autentici: Houston è la quarta città degli Usa per grandezza e anche quella con la più alta percentuale di obesi. E anche una delle sedi della Nasa, la cui sola visita vale, secondo me, il viaggio.

Siamo partiti di sabato pomeriggio e arrivati in hotel alle 20.30. Il fuso è lo stesso di Panama, ma i ritmi decisamente diversi: pur essendo nel pieno della Copa America, durante il fine settimana e in piena Downtown, la città era completamente deserta, e questo dà un'idea sulla vita mondana locale!

L'hotel era molto carino e centralissimo, e ad un prezzo assolutamente accettabile per quattro persone: Magnolia Hotel, in Texas Avenue, 135 dollari a notte colazione, aperitivo e cookies pre-nanna compresi. Sì sì, avete campito bene: alcol a fiumi tra le 17.30 e le 18.30 e, fino alle 22, latte, caffè e biscotti per tutti. Perfetto per la prova costume.

giovedì 25 agosto 2016

E così inizia la scuola

Io della prima elementare ricordo una cosa: la scoperta che avrei dovuto indossare un orrendo grembiule nero, che mia madre sceglieva con cura, quello col colletto di trina, ovviamente. 

Non so se avessi lo zaino, l'astuccio e il diario. Ricordo che ho elemosinato un Invicta che non è mai arrivato, per poi ritrovarmi con un altro Invicta dal costo assai inferiore e che a me non piaceva per niente. Ma ero già grandicella, probabilmente in prima sono andata con quello a righine di mio fratello, ricordate? Io lo ricordo sempre, magari ad averlo ora ci si farebbero anche i soldi. 

Anno 2016. Dal 1988, anno del mio glorioso ingresso in prima elementare, di cui mia mamma ricorda bene le mie labbra viola (per l'emozione), di cose ne sono cambiate. 

Non solo 'sti bambini si devono comprare anche la carta igienica, che si vede mangiano e producono più della nostra generazione (oh, tutti questi semini, farine bio, fibre, da qualche parte sortiranno), no, si deve comprare lo zaino trolley. Probabilmente di Elsa e Anna o delle Winx (richiesta fresca di stamani) oppure non so che va di moda tra i maschi che ormai lo sapete, io vivo la vie en rose.

Ma l'apoteosi della complicanza delle complicanze della povera mamma nata tra gli anni Ottanta e Novanta e cresciuta a Bim Bum Bam e girelle arriva quando ha in mano la lista. 

LA LISTA.

mercoledì 24 agosto 2016

Italia amore mio: l’Italia vista da un’emigrata



La prima volta che ho lasciato l’Italia per un periodo un po’ più lungo, non per una vacanza, avevo 23 anni, mi ero appena laureata in Scienze Politiche e partivo per la Bielorussia. Era il 2006 e le elezioni politiche premiavano Prodi, mentre quelle presidenziali Napolitano, e ricordo che io non ero per niente felice ma che mai e poi mai avrei parlato male della mia Italia. Insegnavo italiano alla facoltà di Relazioni Internazionali di Minsk, ad un gruppo di ragazzi che vivevano col mito dell’Italia, e io facevo di tutto per mantenere questo mito.

Perché per me l’Italia era così, semplicemente bellissima.

Nel 2009 ho lasciato il mio paese “definitivamente”, credo di poterlo dire, dato che non ci sono più tornata (a vivere) e non ho in progetto di tornarci. Siamo andati a vivere a Parigi perché avevano offerto a mio marito un trasferimento temporaneo, io mi sono licenziata dal mio impiego a tempo indeterminato a Milano e insieme abbiamo iniziato questa nuova vita.

Per molto tempo ho sofferto la lontananza dal mio paese. Sognavo i profili delle colline toscane, piangevo le mie amiche e la mia famiglia, bramavo il sapore del Barolo, mi sembrava che tutto fosse meglio. Che essere madre in Italia fosse più semplice, che tutto fosse più semplice, a Milano o a Prato - la mia città d’origine - poco importa: l’Italia era meglio.

martedì 23 agosto 2016

Tornare a casa

Io amo tornare a casa.
Per quanto sia stata bella una vacanza, o un viaggio, il momento di infilare le chiavi nella toppa e ritrovarmi a casa mia è sempre un'emozione.
Come ritrovare un grande amore dopo giorni di lontananza.

Adoro entrare e ritrovare il mio soggiorno ampio e fresco.
Ogni volta ne sono stupita: wow, ma è davvero casa mia? E' davvero così grande?

Adoro ritrovare il mio bagno, la mia doccia.
Chissà perchè, in vacanza le docce son quasi sempre pessime: odio le tendine, odio quando si allaga ovunque, quando il getto è un rivolo triste o quando l'acqua è sempre troppo calda o troppo fredda.

Adoro ritrovare le mie cose al loro posto, senza dover rovistare ogni volta in valigia alla ricerca di qualcosa che non trovo mai, quando serve.

E ritrovare il mio letto: ahhh, che goduria.
Son sempre stata "vecchia", in questo.
Nessun letto è mai abbastanza pulito, abbastanza comodo, abbastanza mio da dormirci "come a a casa".
Non dormo mai bene, io, in vacanza. C'è sempre un materasso troppo duro, o troppo sfondato, lenzuola troppo sottili, cuscini troppo bassi o troppo alti.
Troppa luce, troppo caldo, troppi rumori.

lunedì 22 agosto 2016

Quanto vale per noi una vita?


Credit: SOS Villaggi dei Bambini Onlus

4 euro a settimana. Cosa ci facciamo con 4 euro a settimana? Probabilmente ci compriamo il giornaletto ai nostri figli nel weekend. Io lo facevo ogni sabato, per rendere meno stressante la spesa con le piccole: se me la fate fare in pace, camminando senza fare storie, vi compro un giornaletto alla fine. E spendevo più di 4 euro, anche 10, ahimè.

Con quei 4 euro sottratti ad una spesa spesso futile, per noi e per i nostri figli, si può fare molto. Vi sembra incredibile? Eppure vi racconto una storia: come sapete, per tanti anni ho ospitato con la mia famiglia i bambini del Progetto Chernobyl, provenienti appunto dalle zone contaminate dalle radiazioni nel 1986. Il sostegno proseguiva poi a distanza e una volta, una persona che come me ospitava e poi sosteneva, aveva inviato 50 euro alla famiglia di un bambino che era stato a casa sua.

Durante un viaggio in Bielorussia, negli anni successivi, visitammo insieme quella famiglia: coi 50 euro avevano comprato una mucca. La mucca veniva fecondata regolarmente, e vendendone i vitelli erano riusciti a comprarsi una cucina a gas e una piccola macchina da cucire.

venerdì 19 agosto 2016

La mia estate VS l’estate delle mie figlie

Ammettiamolo: il tempo passa. E non solo per quelle chiappe sode esibite in costumini striminziti la cui L ci copre solo tre smagliature, no. Passa anche perché, non so voi, ma io mi rispecchio un po’ nelle mie figlie. Vivendo la loro infanzia rivivo la mia, ricordo cose del passato, dico “eh, anch’io…”… anch’io un cazzo, diciamocelo. 

Perché a guardarmi intorno, la mia estate non aveva proprio nulla a che fare con quella delle mie figlie. 

La durata. Di già per me l’estate aveva una durata infinita, ed era incredibilmente noiosa. Aspettavo l’arrivo del primo agosto come si aspetta quello di Babbo Natale, correndo la mattina all’alba alla porta con la valigia pronta. E a parte quel mese al mare - e ci passavo un mese! - il resto era una lunga noia tempestata di noia e di Panda 750 senza condizionatore. 
Per le mie figlie, l’estate dura un periodo brevissimo, escludendo centri estivi, colonie, sticazzi. In quel tempo brevissimo, fanno più cose di tutta la quinta B 1992/1993 messa insieme per tutte le cinque estati delle elementari. 

giovedì 18 agosto 2016

Come reinventare una casa vecchia con piccoli accorgimenti



Come sapete, in questo periodo siamo, più o meno fisse, in Italia, nella casa al mare. Una casa che aveva comprato mio papà e che, essendo inserita in un complesso turistico, è uguale a altre centinaia. Piccola ma funzionale, con una veranda e un giardino, silenziosa e fresca… Insomma, gli elementi per starci bene ci sono tutti. 

Ma, proprio perché l’hanno comprata i miei genitori, faccio fatica a ritrovarmi nello stile, che non è stato per niente curato. Quando però ci passo un po’ di tempo, come quest’anno, cerco di personalizzarla il più possibile. Ogni volta mi prometto di cambiare alcuni elementi, come per esempio il tavolo della veranda, che adesso è un grosso tavolo da birreria in legno e ferro, con tanto di panche, per sostituirlo con uno tipo questo 



ma è un investimento e rimando ogni volta. Altre cose, però, sono molto più fattibili e anzi, non richiedendo spese elevate, permettono non solo di rinnovare e personalizzare un po’, ma anche di divertirsi facendo shopping.

mercoledì 17 agosto 2016

Le giornate delle mamme

Quante cose faccia una mamma in 24 ore è incredibile.

Ma quante cose fa una mamma con un neonato in giornata cozza?

Zero, altrimenti detto...

una mazza proprio.

Le ore passano col neonato addosso, in braccio, alla tetta, spalmato come l'antirughe o l'anticellulite che non ti metti da 4 mesi o forse più.

E le vedi andare via quelle ore, una dopo l'altra, finché si fa buio e ti chiedi che hai fatto da stamattina e la risposta è:

NIENTE.


martedì 16 agosto 2016

Una furia improvvisa

Non ho mai avuto grossi problemi con i miei figli.
Sono bambini normali: urlano, si menano, fanno un casino infernale.
Ma non hanno mai picchiato nessuno (fratello escluso, ovviamente), non insultano, non fanno risse né a scuola né altrove.
Quindi va già di lusso, direi.

Fino a sabato.


venerdì 12 agosto 2016

L'amore è che le stelle non spariscono mai



Avevamo 15 anni e scrivevamo sul diario, con l'Uniposca, che Francesco era speciale. 


Francesco ci salutava all'uscita di scuola, ci rispondeva a monosillabi quando trovavamo il coraggio, spintonate dalle nostre amiche a braccetto, di dirgli "ciao, che fai oggi?".


Seguivamo le mode senza averne i mezzi, che non erano tanto i soldi quanto proprio il gusto.


A 17 anni urlavamo a nostra madre che Matteo era l'uomo della nostra vita e che saremmo scappate con lui, se non ci avesse permesso di vederlo quando volevamo. Peccato che poi scappasse lui con Claudia e noi ci ritrovassimo a strappare lettere, biglietti del cinema e pure la cartina del preservativo della nostra prima volta, che aveva unto tutto il diario


"Non amerò più nessuno", dicevamo a 19 anni mentre, fiere della patente, andavamo in giro con le nostre amiche. Quelle non fidanzate, chiaro, perché le altre sembravano averci dimenticate.


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