mercoledì 26 aprile 2017

Fare il genitore: 10 cose sopravvalutate

Quando diventiamo genitori tutti cercano di convincerci che qualunque nostra azione avrà una ripercussione indelebile sui figli. Ogni nostro gesto, nessuno escluso, lascerà un segno, creerà un trauma, manderà dall'analista i figli. Improvvisamente ciò che vi sembrava normale non lo è più, il peso che davate a certe affermazioni passa da zero a cento e arrivate a credere a cose tipo le scie chimiche senza farvi troppe domande. Beh, è ora di farsele.Davvero è così fondamentale giocare ore coi figli? O possiamo farlo quando ne abbiamo voglia e se ne abbiamo voglia? E fare dei lavoretti con loro? Se non li facciamo? Si drogheranno a 12 anni? Spacceranno a 13?
Ecco 10 must (ma tanti altri ce ne sarebbero, eh!)

1) Giocare coi figli

Non so quanti adulti ricordino di aver mai giocato ore coi propri genitori eppure, giuro, siamo sopravvissuti e spesso senza aver mai fatto caso alla cosa o senza che ci sia mai mancata particolarmente. Da bambina a me piaceva giocare coi miei amici, non con mia madre o con mio padre, non so a voi.

Ora dovreste spiegarmi perché, invece, io debba giocare 4 ore al giorno con mio figlio che, secondo qualcuno, non aspetta altro.
Perché? Chi lo dice? Chi vi dice che i vostri figli abbiano sempre voglia di giocare con voi? E che sia più gusto per loro giocare con voi che non coi coetanei?

E' bello ogni tanto farsi una partita a Scarabeo o a Uno o a dama, siamo d'accordo, è bello costruire un Lego insieme, ma è bello perché è un'eccezione. Se fosse la regola credo ci faremmo due maroni tutti, genitori e figli. Lasciamoli giocare da soli o con chi vogliono!


martedì 25 aprile 2017

Vacanza alle Bahamas con bambini



Se mi avessero detto, qualche tempo fa, che sarei andata alle Bahamas, sarei scoppiata a ridere: non solo la mia nota paura di volare - ormai superata - non mi faceva nemmeno prendere in considerazione un viaggio di questo tipo, ma le isole da sogno, i Caraibi e tutto il resto non mi avevano mai particolarmente interessata. Non sono fatta per le vacanze stanziali, i resort non mi piacciono, stare a mollo nemmeno, ma la vita fa giri strani e, tra tutti i viaggi che abbiamo avuto l'occasione di fare da Panama, c'è stato anche questo.

Come abbiamo scelto le Bahamas? Presto detto: il volo aereo, durante le vacanze di Natale, era il meno caro di tutta la zona, e quindi un po' per gioco ci siamo ritrovati ad organizzare un viaggio che mai avremmo pensato di fare.

Come organizzare un viaggio alle Bahamas


Le Bahamas sono davanti alla costa americana, e sono spesso abbinate a viaggi in Florida o a New York, anche se sempre più persone le scelgono come meta unica delle loro vacanze. E fanno bene! Queste isolette sono un vero paradiso, uno di quelli in cui si dimentica il tempo che scorre, si vive a contatto con la natura e si sta perennemente in costume, scalzi, con la sabbia nei capelli. Ma ci sono due modi di vivere le Bahamas: il primo è scegliere un grande resort, il secondo è rifugiarsi su un'isola minuscola (o più isole!). Noi abbiamo deciso per un mix, dato che il nostro aereo atterrava a Nassau, la capitale: qui si trova l'Atlantis, il famoso resort aperto anche a Dubai, dove abbiamo deciso di passare una giornata. La notte no, per noi il prezzo era davvero troppo proibitivo, così abbiamo trovato una deliziosa casetta in una via tranquilla, lontana dal caos, con piscina privata, due camere da letto, grande salone e due bagni.
L'esperienza all'Atlantis non ci ha particolarmente colpiti. La struttura è gigantesca, l'ingresso base - di già esageratamente caro - non permette di fare tutto, e con bambini dell'età delle nostre (quasi 5 e quasi 7), non si possono sfruttare nemmeno tutte le attrazioni. Loro si sono divertite, ma tornassimo indietro non lo rifaremmo.

venerdì 21 aprile 2017

Di amici dei figli, cattive influenze e mamme stronze (io)

Quando ero piccola, avevo una vicina di casa che aveva 3 anni più di me.
Io la adoravo, quando giocavamo assieme mi divertivo come una pazza.
Mia mamma la detestava.
Non che facesse nulla di male, ma mi influenzava. Diceva che ne prendevo il modo di parlare, di muoversi di ridere.
Questo le dava così fastidio che diventava maleducata e antipatica.
Lei, che è la persona più generosa, buona e pacifica che esista, sapeva essere "cattiva" con una bambina.
Del tipo che è arrivata a non offrirle dei pasticcini che stavamo mangiando: questa bimba arriva, sta lì a guardare mentre facciamo merenda, e mia mamma la lascia in piedi senza chiederle di unirsi a noi.
Io non ricordo la scena ma mia mamma sì: se ne vergogna ancora enormemente, e mi dice spesso che non capisce come possa essere arrivata a detestare tanto una bambina.

Ora che sono mamma, la capisco.

Anche io odio quando vedo che i miei figli assorbono atteggiamenti altrui.

Io li ho fatti così belli e unici, ho apprezzato tutti i loro cambiamenti spontanei, la loro curiosità innata, mi sono stupita di ogni sfumatura del loro carattere, perchè era loro, era unica, era vergine.

Erano pagine bianche che si scrivevano da sole, mentre io avevo l'onore di assistere a questo miracolo.

E poi me li trovo a parlare come Tizio, o a vestirsi come Caio, o a voler giocare a calcio come Sempronio.

giovedì 20 aprile 2017

L'importanza del tempo (per me, mamma)

Ho passato due anni da sola, e ormai lo sapete. Vivevo a Parigi, con le mie bambine che allora avevano 18 mesi e 3 anni e mezzo, ed è andata bene. Il mio tempo con loro si riduceva alla sera, quando tornavo, al mattino quando ci svegliavamo e andavamo a scuola, al sabato e alla domenica passati sempre insieme, a volte con delle amiche, a volte sole.


Forse non era moltissimo tempo, era poco tempo come il tempo di tutte le mamme che lavorano tutto il giorno e tornano a casa non prima delle 19, e poi devono mettere a posto, preparare la cena, pulire la cucina, fare le lavatrici, stenderle, preparare per l'indomani, ma era tempo tutto nostro, era tempo speciale e anche se facevo tutte quelle corse sentivo che il nostro tempo era unico, e che alla fine avevo una grande possibilità, godere di loro sempre e comunque. Senza distrazioni, senza altre persone e capitemi, non che non volessi la presenza del papà o delle nonne o di chiunque altro, ma così ero come obbligata ad esserci sempre, non tanto fisicamente ma perlomeno di testa. Ecco, avevo capito cos'era il tempo di qualità: quel poco tempo che passavo con loro, io ero tutto, ero mamma, ero amica, ero maestra, ero papà, ero nonna, ero consigliera ed ero educatrice. Io, io e sempre io. 

Poi, ve l'ho raccontato, ho capito che non era giusto. Che quel rapporto che avevamo, quell'equilibrio che avevamo trovato fatto di noi tre e tanti weekend da sola o con qualche amica, non era giusto. Forse per me, che avevo il diritto a non essere wonder woman, ma soprattutto per loro, che avevano il diritto a riversare il loro affetto anche su qualcun altro. L'amore, la rabbia, la gioia, la tristezza, tutti i sentimenti che per due anni avevo accolto e raccolto, col bello e il cattivo tempo.

mercoledì 19 aprile 2017

Cinquanta sfumature di mamma e un libro


C'erano una volta tre cazzone, che amavano chiacchierare e disquisire di massimi sistemi.
Cioè di uomini, vestiti e culi.

Ma anche di matrimoni, famiglia e, quando sono arrivati, di figli.
Erano talmente intelligenti e brillanti che si sono dette: perchè lasciar svanire queste perle di saggezza nell'etere?
Tanto vale metterle a disposizione della collettività, no?

E così è nato il blog.

La gestazione è stata lunga, un'intera estate di chat serali fino a notte fonda, a discutere di come, quando, perchè.
Sapevamo che volevamo dare un punto di vista onesto e schietto, senza cuoricini ma anche senza troppe lagne.
La verità, nuda, cruda e poco condita.

Ma volevamo anche dare voce a tutte le mamme, far arrivare a tutte che sì., la maternità è un casino, una fatica mostruosa, ma è anche una meravigliosa avventura.

Mi piacerebbe avere ancora gli appunti con i vari titoli che sono usciti in quelle nottate, che sono state forse il periodo più divertente di questi quasi 5 anni assieme.

Alla fine ha vinto, ovviamente, quello che vedete qui sopra, perchè incarnava esattamente quello che avevamo in mente: trasmettere che non c'è un solo modo di fare la mamma ma anche, al contempo, che siamo un po' cazzare e tendiamo a buttare i problemi in vacca, o ad affogarli nell'alcool.

Così pian piano, a forza di passa parola, polemiche e polveroni, il blog ha iniziato a diffondersi come il buco dell'ozono e ora si affaccia prepotente sulle bacheche di centinaia di migliaia di persone.
Pare incredibile, a dirlo.

martedì 18 aprile 2017

Le donne e la gara all'infelicità

Fa più fatica una mamma che lavora o una mamma che non lavora?
Ha una vita più difficile la mamma che lavora ma ha la baby sitter o quella che non lavora ma è aiutata dai nonni?
Ha una vita migliore la mamma che lavora part-time o quella che non lavora affatto?

Avete fatto caso che è una gara a chi sta peggio?

E la cosa vi sembra normale?

Ognuna di noi tende a sottolineare che fa una vita difficile, che è vero, non lavora fuori casa, ma stare a casa tutto il giorno con dei bambini piccoli è molto peggio che lavorare, o che lavora full time e la sua vita è un inferno o sì, avrà anche il part time, ma non avete idea cosa significhi avere le fatiche di chi non lavora e di chi lavora!


lunedì 17 aprile 2017

Le dieci regole d’oro per viaggiare coi bambini



State prenotando le vacanze estive e si tratta del primo viaggio coi vostri figli? O forse il viaggio di Klarissa in Giappone (seguitela su Facebook e Instagram, ci fa sognare!) o quello di Anya in Argentina (di cui prima o poi scriverà qualcosa...) vi hanno talmente ispirato da aver prenotato il vostro primo intercontinentale? Ecco allora le 10 regole per semplificarvi la vita quando viaggiate coi bambini!

1.       Rispettate i loro tempi

Anche se i bambini si adattano facilmente, evitate di stressarli troppo, in particolare se sono piccoli. I bimbi molto piccoli, fino a 4-5 anni, possono stancarsi e rendere la vostra vita un inferno. Perciò scegliete mete, mezzi, ristoranti, tutto in base alla capacità di adattamento e sopportazione dei vostri figli.

2.       Siate realisti

Se avete due figli di 2 e 3 anni, magari evitate il tour del Sud America in autostop. Poi tutto è possibile, dipende solo da voi e dalle vostre abitudini, ma cercate di costruire il viaggio in base a chi siete veramente (e a chi sono i vostri figli). Non siete mai usciti dal paesiello? Ecco, magari iniziate con un weekend a Roma, che dite?

3.       Non arrabbiatevi

Se piangono in aereo, se hanno bisogno di fare pipì nei momenti peggiori, se sono stanchi di camminare. Sono bambini, non adulti. Ascoltate le loro esigenze, starete tutti molto meglio.

4.       Prevenite

Perché ritrovarvi in situazioni di panico? Calcolate quello che dovete fare nella giornata e di conseguenza attrezzatevi. Senza portarvi dietro la casa, ovvio, ma ci vuole un attimo a prendere un giornaletto o un puzzle tascabile, dei cracker, delle caramelle salva crisi, o qualsiasi altra cosa sapete possa funzionare coi vostri figli.

venerdì 14 aprile 2017

Bambini e tecnologia: come e quanto, pro e contro



Quanto può stare al tablet un bambino? Tecnologia e bambini: quali i pro e i contro? Quali app sono adatte ai bambini? Dobbiamo controllare i bambini su internet? La tecnologia fa bene ai bambini? E la tv? E quanta tv possono vedere i bambini?

Partiamo dal presupposto che non possiamo far crescere i bambini totalmente al di fuori della tecnologia, non avrebbe alcun senso oggi, finiremmo solo per far nascere in loro una curiosità che, frustrata per anni, esploderebbe insieme agli ormoni non appena i bambini saranno fuori dal nostro controllo.

Senza contare che, una volta cresciuti, i nostri pargoli avrebbero un gap notevole da colmare, molto simile a quello che noi adulti spesso abbiamo nei confronti di chi è adolescente ora.

E quindi, perché piuttosto non far avvicinare i bambini alla televisione e alla tecnologia gradatamente, con noi accanto a guidarli in questo mondo, utilizzando la giusta misura, i corretti contenuti e i tempi più indicati?

giovedì 13 aprile 2017

Perchè vedere Famiglia all'improvviso #istruzioninonincluse

Abbiamo 9 mesi per prepararci a diventare mamme, eppure quando ci troviamo con quel frugoletto in braccio veniamo inevitabilmente colte dal panico e dalla fatidica domanda "e ora che faccio?!".

Per i papà spesso è anche peggio, perchè, diciamocelo, non si rendono molto conto di quello che succederà, non hanno nemmeno la nausea, il panzone, i chili  e tutte le altre gioie della gravidanza ad aiutarli a capire che la vita verrà presto stravolta.

Immaginate quindi di essere un giovine baldanzoso, piacente e donnaiolo, amante delle feste e del cazzeggio.
Mentre vi state sollazzando nelle suddette attività arriva una ragazza che nemmeno ricordate, che deve avervi allietato una serata mesi prima, vi dice che la figlia di pochi mesi che tiene in braccio è vostra, ve la appioppa e se ne va.
Così, di brutto, senza spiegazioni.
Istruzioni non incluse, appunto.


Il papà, giusto per invogliarvi ulteriormente, è quel gran figo di Omar Sy, star di Quasi Amici, altro bellissimo film.

Il poverino, preso dal panico, cerca di inseguire la madre fuggitiva e così, tanto per gradire, si trova pure a Londra, senza documenti, da solo, o meglio con una neonata sconosciuta, e pure sotto la pioggia.

mercoledì 12 aprile 2017

Ogni mamma è perfetta per il proprio figlio: balle colossali vol. 1

Se c'è una cosa che non tollero son le frasi fatte, quelle che si buttano lì quando non si ha altro da dire, o per giustificare un comportamento palesemente sbagliato.

Mi piacerebbe elencarle una per una, e comincio da quella che più mi capita di leggere 


 "ogni mamma è perfetta per il suo bambino"


Ma che cazzata è??

Il mondo è pieno di pessime madri.

Scommetto che ognuno di noi ha almeno un amico che si porta dietro qualche trauma per colpa della madre possessiva/assente/fredda/disinteressata/invadente. 

Direi anche che basta guardarsi intorno al parco o al supermercato, ma lì concedo il beneficio del dubbio, un momento di sclero o eroditudine può capitare a tutti, e quella che appende il figlio all'albero per tenerlo fermo non necessariamente è una pessima madre, no?

Mi è capitato recentemente di leggere un articolo in cui una mamma raccontava una sua giornata tipo, lasciando intendere (volutamente, sospetto), che il suo istinto materno è paragonabile a quello di una tartaruga di mare. Della serie, io ti ho fatto, ora in qualche modo diventerai pur grande.

Insomma, diceva di tornare quando il figlio era già a letto, che la mattina ci pensava il padre o la baby sitter perchè lei, tornando tardi, doveva dormire, che non era mai stata ad una recita nè a un saggio, e che non si sentiva affatto in colpa perchè era fatta così.

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