giovedì 26 maggio 2016

I bambini sono tutti diversi. E allora smettiamola di ascoltare gli altri

Quando abbiamo il primo figlio, ci sembra che tutti i bambini siano come lui.

Anzi, passo indietro.

Prima di avere figli, pensiamo che i bambini siano tutti uguali. Mangiano, (non) dormono, cagano, piangono, cose così. 

Solo che non sappiamo quanto, come, dove, quando e perché mangiano, (non) dormono, cagano o piangono. 

Non lo sappiamo, no. 

Quando poi facciamo il primo figlio, pensiamo di aver capito tutto. 
Nostro figlio dorme? Beh, allora è colpa tua se il tuo non ci riesce!
Nostro figlio non dorme? Allora quella mamma lì dice cazzate, per forza!
Nostro figlio mangia? Tutti i bambini adorano la tetta e non si staccherebbero mai, sei una stronza. 
Nostro figlio non mangia? Vedi, i bambini si stancano a ciucciare, meglio il biberon!

Potrei continuare, ma vi risparmio quello sulla cacca.

Per qualche strano motivo, tutti noi pensiamo di avere la verità in mano. È così per noi, è così per tutti. Fortunatamente, alcune di noi rinsaviscono. A me, per esempio, è capitato. Già il secondo figlio aiuta, perché si vedono le differenze. Le più imperterrite daranno la colpa a qualche loro sbaglio, ad un parto di un certo tipo, alla veggente e agli gnomi che si nascondono con Memole sotto i funghi. 

Ma facciamocene una ragione:

I BAMBINI HANNO UNA PERSONALITÀ

mercoledì 25 maggio 2016

Le follie dell'allattamento

Sostengo che l'allattamento al seno sia la miglior cosa per un neonato e la miglior cosa, tendenzialmente, per la sua mamma.

Detto questo, sostengo anche da tempo che qualcosa nel cervello di qualche mamma vada in tilt con la tetta...non succede mica a tutte, eh!, la quasi totalità è felice e soddisfatta del suo allattamento oppure lo detesta, ma lo fa, oppure soffre, ma lo fa, oppure molla.
E fine delle trasmissioni.

Ma esiste una piccola percentuale di donne, che...niente, non ne esce mai più.

Voi dite di no?

Allora spiegatemi queste:

a) c'è chi si apre una gelateria di latte materno

 

martedì 24 maggio 2016

Review: scarpe per bambini, economiche, comode e originali!

Come forse qualcuna di voi saprà, sono abbastanza patita di scarpe. Per molte è uno spreco di denaro e di spazio, per molte altre è una passione condivisa. Magari non saremo Carrie Bradshaw, ma almeno sognare una scarpiera come la sua… Quindi io le colleziono.

Per la gioia di mio marito che, ogni volta che cambiamo casa, sa già che dovrà trovare spazio alle mie scarpe. 

Quando abbiamo scoperto che aspettavamo la seconda bambina, l’ho visto tremare. Ma no, non sono così anche per le mie figlie. Perché loro avranno tempo per collezionare, mentre adesso quello che conta è che le scarpe siano di qualità, pratiche, ovviamente anche carine e, perché no, economiche.

Come forse sapete (ma vi racconterò!), a Panama non si trova proprio tutto, e gli ordini online non sono semplicissimi per problemi di tempi e dogana. E trovare un paio di scarpe a mio gusto e che rispettino anche le caratteristiche di cui sopra non è una passeggiata. 

Ma io sono una fonte inesauribile e oggi, per la vostra gioia, mi trasformerò in fashion blogger. 
Cioè, prima in blogger, poi in fashion. Ma senza pretese, eh! 

lunedì 23 maggio 2016

Vi sentite mai squisitamente buone?

Vi è mai successo di sentirvi squisitamente buone? A noi no.

Va beh, scherzo. Però lo sapete come siamo, diciamo sempre quello che pensiamo, siamo un po’ asociali e prendiamo in giro tutto e tutti.

In fondo anche i nostri figli ce lo dicono, no? Come sei cattiva, mamma!

Ma no, voglio sfatare questo mito. Noi siamo squisitamente buone parecchie volte. Parlando per me, mi sento molto moltissimo buona quando a fine giornata, dopo ore di urla e gorgheggi, leggo non una, non due, ma anche tre storie. E loro mi guardano con gli occhi a cuoricino.

O quando permetto loro di guardare la tv dopo cena.

Come sei buona, mamma.

Modestamente. Mio marito ogni tanto dice anche bona, ma credo intenda altro.

Comunque, #squisitamentebuona è l’hashtag lanciato da Heinz per celebrare la sua bontà. E non solo bontà gastronomica, eh. Si parla di bontà proprio come intendono i nostri figli con noi quando strizziamo per la terza volta il tubetto del ketchup: bontà d’animo.

Santificazione, in pratica.

E noi siamo d’accordo, e per questo ne parliamo. Vi spiego.

venerdì 20 maggio 2016

Il regalo alle maestre

Che meraviglia, il sole!
Arriva l'estate!
Bambini iscritti ai centri estivi? Piscine? Campus? Colonie?

Bene, ora possiamo rilassarci e...

Oh merda!

Cosa?!

Come cosa?!

Il regalo alle maestre!

giovedì 19 maggio 2016

Casa è...

Quando ero bambina, per me casa era una sola: quella in cui ero nata e cresciuta. Poi c'era la casa al mare, che non era casa. Era "l'Uliveto", perché altro non era che un pezzo di terra con tanti ulivi e una casa di legno. 

Nella casa in cui sono nata, a Prato, è nato anche mio fratello, 12 anni prima di me. Ed è nato praticamente anche il mio babbo, anche se in realtà ci è andato a vivere dopo la fine della guerra, a tre anni. 

Ho sempre adorato la mia casa. Ogni angolo di ogni stanza, che conoscevo meglio dei nei sulla mia pelle. L'odore di casa mia, i cigolii delle persiane, la pesantezza del portone, il giardino fiorito, le voci dei vicini.

Pensavo che non me ne sarei mai andata. Dicevo ai miei genitori che avrei vissuto con loro fino ad almeno 35 anni, fino all'età in cui probabilmente, fidanzata, avrei dovuto farmi una famiglia mia. Stavo bene coi miei. 

Poi è successo che niente è andato come immaginavo, che sono partita per fare un'esperienza all'estero e quando sono tornata mi ero innamorata di uno sconosciuto e quindi ciao, casa, me ne vado. Ricordo che sul binario i miei genitori mi guardavano con aria preoccupata, ed io riuscii soltanto a dire "niente fiori ma opere di bene". In fondo andavo a vivere con uno sconosciuto, a 300 km da casa. 

Casa

Ho fatto mio il bilocale alla periferia di Milano che mio marito aveva comprato solo due mesi prima. Ci sono entrata che non aveva nemmeno i mobili, abbiamo dormito due notti su un materasso gonfiabile. Quella sera, il primo luglio del 2006, ho mangiato per la prima volta del sushi. 

Ero a Milano, da Prato. E chi viene dalla provincia capisce che, dieci anni fa, era comunque un salto. 

In quella casa ho preparato il mio matrimonio. In quella casa ho pianto tutte le lacrime del mondo per la malattia del mio babbo. Ho elaborato il lutto. Ho ripreso a vivere. Sono rimasta incinta, nel maggio 2009. 

Ho lasciato quella casa, tra gli scatoloni e incinta di cinque mesi, il 29 settembre 2009. 

Il 13 novembre 2009, sei anni prima degli attentati, entravo in un appartamento di 67mq all'8 dell'avente du Maine, a Parigi, sotto la tour di Montparnasse, dove si incrociano il sesto, il settimo, il quattordicesimo e il quindicesimo arrondissement. Dove gli alberi in inverno sono spogli e d'estate coprono la vista. Dove le insegne cambiano, ma la gente resta. 

In quei 67mq ho fatto le mie notti, ho allattato la mia prima figlia, l'ho guardata per ore e ore e ore. In quei 67mq ha iniziato a camminare, ha detto la prima parola. Ha avuto la prima febbre. Il primo herpes. Ha pianto, ha riso. In quei 67mq ho avuto la mia seconda bambina, l'ho cullata, allattata, guardata per ore e ore e ore. Ha iniziato a camminare, a parlare. 

Quante lacrime ho versato in quella casa. Quante risate con le amiche, quanti spritz, quante pizze, quante serie tv. Quante cose ho imparato. Quante cose ho comprato e quante ne ho buttate. 

Il 19 dicembre 2015 ho detto addio ai miei 67mq, chissà chi vi abiterà, chissà se vi ameranno come vi ho amato io. 

Casa è...

mercoledì 18 maggio 2016

L'istinto di una mamma. Di DSA, disgrafia & co.

Quando una mamma pensa che in suo figlio c'è qualcosa che non va, di solito ha ragione.
Quando pensa che va tutto bene, di solito ha ugualmente ragione.

Mirtillo, ad esempio, da anni ha dolori fortissimi alle ginocchia, e quando mi capitava di raccontarlo a qualcuno vedevo facce preoccupate "ma non hai approfondito?" "non sei andata da uno specialista?!!!"; hanno anche tentato di farmi pensare alle peggio cose.
Ovviamente ho chiesto alla pediatra, che mi ha confermato che si tratta di dolori di crescita.
Ma in fondo lo sapevo già. Non sono mai stata minimamente preoccupata, e questo era già un responso, per me.

Quando c'è qualcosa che non va sento un qualcosa nello stomaco, un pugno, un'ansia, un allarme.

Non so se sia istinto, se sia qualcosa di più. 
In fondo l'ho fatto io, grammo dopo grammo (e lasciamo stare lo spermatozoo, quello è un cosino minuscolo, da lì a 3.8 kg ce ne passa), ci sta pure che se qualcosa non funziona nelle sue cellule, le mie, che le hanno create, in qualche modo lo sappiano.

martedì 17 maggio 2016

Viaggiare coi bambini: altruismo o egoismo?


Viaggiare coi bambini per alcuni è un grande piacere, per alcuni una vera tortura. C'è chi si impone di continuare a fare vacanze di ogni tipo come se nulla fosse cambiato, chi invece continua semplicemente a fare quello che faceva prima: niente. 

E anche i commenti non mancano: se si parte con la prole, siamo degli sciagurati, degli egoisti, degli stronzi insensibili. Se evitiamo i viaggi coi bambini, siamo comunque degli stronzi perché non permettiamo loro di conoscere il mondo, dei pigri fannulloni. 

Quindi?


I viaggi coi bambini sono da egoisti o da altruisti?


Mettiamo in chiaro che ognuno fa quello che vuole, ma partiamo dal presupposto che ci piaccia viaggiare e che vogliamo farlo anche coi bambini
Quando io ero piccola, ogni weekend si partiva: solo che si andava nella casetta di legno, nella campagna versiliese, dov'era nata mia mamma. Si facevano scampagnate a Pasqua, sempre in auto, e ogni tanto si facevano anche dei viaggi. Ricordo dei divertentissimi on the road quando già ero grande e tutti si stupivano che ancora viaggiassi coi miei.

lunedì 16 maggio 2016

Cose che non si devono sapere prima di essere madre

Prima di diventare mamma nessuno mi aveva parlato di tutta quella serie di orrori in cui mi sarei imbattuta con la gravidanza, il parto e il post partum.

Poi sono rimasta incinta e ho capito che definire "stato di grazia" la gravidanza è un po' come dare della mamma perfetta a Medea, ma ancora non mi era chiaro perché tutte tacessero.

Così, ho cominciato a raccontare amabilmente quel che accade dal test positivo in avanti senza badare troppo al soggetto passivo della conversazione, finché un giorno ho avuto una rivelazione da una donna che figli non ne ha ancora (tipo l'ultima delle mie sorelle), che mi ha spiegato che:

non si tratta di tabù,
non si tratta di cose di cui non si vuole parlare per pudore,
non si tratta di cose che è meglio tacere, perché ognuna deve fare la sua espeienza,

no.

Si tratta di rischio di estinzione della specie.


venerdì 13 maggio 2016

Di quando dovrò lasciarti andare



Ho visto una bambina, avrà avuto 8-9 anni, attraversare la strada da sola, col suo zaino in spalla, la divisa della scuola e il volto incerto.

E ho pensato che un giorno dovrò lasciarti andare.

Andare in strada, andare nel mondo, andare libera.

E mi sono chiesta se sarò mai pronta.

Sarò mai pronta a lasciare la presa, a dirti va bene, esci pure. 

La prima volta che andrai a scuola da sola, e io penserò ai pericoli in strada.

La prima volta che prenderai un autobus da sola, e io penserò ai pericoli nel traffico. 

La prima volta che andrai da sola da un'amica, e io penserò a chi incontrerai sul tuo cammino. 

La prima volta che uscirai con un ragazzo, e io mi chiederò se ti farà qualcosa che non vorresti ti venisse fatto. 

La prima volta che uscirai la sera, e non saprò dove sarai, con chi sarai. 

Ogni volta in cui dovrò lasciarti andare, come potrò continuare a vivere, a lavorare, a guardare la tv, a leggere un libro, a dormire, anche solo a RESPIRARE se non saprò come stai? 

Come sarò pronta a lasciarti andare? 


Io che ti ho insegnato la libertà, io che ti ho insegnato che una donna, nella vita, deve essere indipendente, da tutto e da tutti, ed essere libera. Libera di dire quello che pensa, di andare dove vuole e con chi vuole.

Come potrò fare i conti con questa libertà che ti avrò insegnato se questo stesso insegnamento mi spezzerà il cuore?

Come hanno fatto i miei genitori a lasciarmi andare, ogni volta che volevo uscire, ogni volta che volevo il motorino, ogni volta che prendevo l'auto o partivo col fidanzato? Per tanto tempo hanno resistito, ma poi mi hanno lasciata.

Mi hanno lasciata LIBERA.

Ma la mia libertà è la loro prigione?

Perché un pezzo del mio cuore viaggia con te, si muove con te. Come posso lasciarti andare?

Forse ci arriverò preparata. O forse dovrò rassegnarmi a tenere quel pezzettino fuori dal mio petto, per sempre. 

Con te libera al mondo

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